Universitari
LA MODA CHE CAMBIA
28 Maggio Mag 2017 0900 28 maggio 2017

L'Italia che ama i vincenti solo quando sono umili

Da tratto svilente della personalità a segno di grandezza. Leggerezza e modestia conquistano più di un curriculum strepitoso. Nell'eterna convinzione che il lavoro dei sogni sia soltanto un colpo di fortuna.

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«Però, com’è stata umile! Non me lo sarei aspettato», dice uno studente di una sua ex collega, appena 30enne ma già in rapida carriera nel reparto produzione di un’importante azienda di moda maschile fiorentina (massì, diciamolo, Stefano Ricci), che abbiamo invitato come testimonial alla prima edizione di “Job in Fashion”, una giornata di orientamento al lavoro nel mondo della moda per gli studenti del corso di studi in Scienze della moda e del costume all’Università di Roma “La Sapienza”.

CINQUANTA CURRICULA SELEZIONATI. La giornata non si sarebbe potuta tenere senza il sostegno di una delle più importanti agenzie per il lavoro, che si chiama Articolo 1 come il movimento di Pier Luigi Bersani il secessionista, ma nulla ha a che vedere con lui perché si richiama semplicemente al primo articolo della Costituzione Italiana, è nata più di 20 anni fa e per l’occasione ha esaminato centinaia di curriculum di neolaureati e laureandi, ne ha selezionati 50 e ha offerto a ciascuno di loro un momento di incontro e formazione dedicato.

TRE EX STUDENTESSE IN CATTEDRA. La mattina si è tenuto un convegno a cui hanno partecipato i massimi esponenti delle istituzioni nel settore, fra cui il presidente di Confindustria moda e Sistema moda Italia, Claudio Marenzi, il presidente di Camera moda, Carlo Capasa, e il direttore generale di Assolavoro Agostino Di Maio, oltre appunto a tre ex studentesse. Francesca (e con lei un’altra Francesca che lavora nelle pubbliche relazioni e la stilista molto emergente e molto mediatica Flavia che, però, non è presente perché ha appena avuto un bambino, ma ha mandato il link con un trailer al suo lavoro) si sono accomodate per la prima volta in cattedra e hanno tracciato un primo bilancio a tre, cinque e otto anni dalla laurea, evidenziato i (neanche eccessivi, dopotutto) gap fra quanto appreso e quanto richiesto dal mondo del lavoro a fronte di prova diretta.

L'IMPORTANZA DEGLI ESAMI ORALI. Francesca pr ha parlato di spirito di sacrificio e di adattamento, scoperto durante uno stage curriculare, mentre Francesca product manager ha messo in luce quanto le sia stata utile nel mondo del lavoro l’abitudine a sostenere esami orali e a esporre pubblicamente le proprie idee, tipica dell’università italiana fin dalle origini, con infinito gaudio di noi professori, che ultimamente ci troviamo a dover interagire con studenti cinesi, americani o anche, incredibilmente, inglesi, abituati a lavorare per “progetti” sviluppati in gruppo per iscritto o, peggio, ad apprendere per domande a risposta multipla. E dunque disabituati, o del tutto incapaci, di organizzare idee, tesi e pensieri in forma coerente e a sostenerle di fronte a sconosciuti, caratteristica chiave nel mondo del lavoro.

L’umiltà, quella caratteristica che per noi di una generazione fa equivaleva allo svilimento della nostra personalità ,e che dunque tuttora mal tolleriamo, e che per i ragazzi di adesso è invece un segno di grandezza, non so quanto cristiana, ma grande di sicuro

Ha detto molte altre cose, Francesca, con l’ironia molto verace e la mimica buffona che la contraddistinguevano fin dal primo anno di università; chi la ascoltava, più giovane di lei solo di pochi anni, ne ha colto però solo «l’umiltà», quella caratteristica che per noi di una generazione fa equivaleva allo svilimento della nostra personalità ,e che dunque tuttora mal tolleriamo, e che per i ragazzi di adesso è invece un segno di grandezza, non so quanto cristiana, ma grande di sicuro.

NESSUN DUBBIO SUL SUCCESSO. Fra le pieghe della sua mimica per nulla improvvisata (ha studiato arte drammatica), Francesca ha servito alla platea, che mai se n’è accorta, un curriculum strepitoso, comprensivo del premio di laurea conferito dal Comitato Leonardo in memoria del grandissimo Alfredo “Freddy” Canessa, fondatore del marchio Malo e massimo esperto del made in Italy di lusso, del premio “Studente di eccellenza” della Sapienza, e pure due soggiorni all’università di Cambridge ottenuti grazie ad altrettante borse di studio. Che Francesca avrebbe trovato il lavoro che voleva, dove voleva e quando voleva, (ha siglato il suo primo contratto da Valentino) nessuno di noi l’ha messo in dubbio per un solo istante, a prescindere dai capelli cortissimi e sparati sulla testa e le sneaker slabbrate che portava fino a pochi anni fa (l’abito fa il monaco quando il monaco non ha nient’altro da dire), e che oggi si sono trasformati in una bella massa di capelli lunghi, tagliati da una mano esperta e accollatissime camicie bianche.

IL LAVORO DEI SOGNI NON È UN COLPO DI FORTUNA. È stato bello vederle lì, le due “francesche”, qualche anno dopo la proclamazione, mentre ostentavano umiltà e leggerezza come un altro Francesco, e vedere che tutt’e due hanno imparato subito la lezione numero uno del mondo del lavoro in questo nostro Paese che ama i vincenti solo quando può vederli camminare scalzi, immaginando che il lavoro dei sogni sia un colpo di fortuna o una sfilza infinita di raccomandazioni.

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