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Lo Strega torna a Villa Giulia, il 6/7
20 Giugno Giu 2017 0945 20 giugno 2017

Al premio Strega libri e motori son gioie e dolori

La Toyota punta sul famoso premio letterario, anche se il finalista Nucci la boicotta. Ora Einaudi, Adelphi o Mondadori si daranno alla 24 ore di Le Mans?

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Non è un bel momento per la Toyota. È di ieri 19 giugno l’ennesimo flop alla 24 ore di Le Mans, con un’auto ritirata per le conseguenze di una gomma a terra e un’altra, fino ad allora leader della corsa, fatalmente rallentata da un equivoco nelle segnalazioni. Dell’altro ieri è uno schiaffo d’altro genere ma altrettanto bruciante: lo scrittore Matteo Nucci, finalista al premio Strega, si è rifiutato di partecipare all’iniziativa letterario-promozionale targata Toyota che doveva coinvolgere gli autori della cinquina. E cioè sfornare a tambur battente un racconto di otto-dieci cartelle per un libro antologico sul «movimento» in onore del ventesimo compleanno della Prius, la prima auto ibrida, oltre che prestarsi a uno shooting di quattro ore per testimoniare che l’abitacolo della Prius concilia l’ispirazione meglio della «stanza tutta per sé» di Virginia Woolf.

I GIAPPONESI ISTITUISCANO UN PREMIO TUTTO LORO. È giusto obbedire alla notte, come recita il titolo del romanzo di Nucci, ma è giusto obbedire a un’azienda automobilistica, ancorché in vena di mecenatismo (e dio sa quanto ce n’è bisogno)? «Non ho nulla contro le pubblicità o contro le auto,» ha spiegato lo scrittore romano, «ma sono altri i modi, i luoghi e i tempi per operazioni di questo genere.» Se Toyota ha la nobile aspirazione di legare il suo marchio alla letteratura, perché non istituisce un premio letterario tutto suo, come fece nel 1947 Guido Alberti, proprietario della ditta produttrice del liquore Strega, appoggiandosi ai coniugi Bellonci, suoi amici? Il trofeo più agognato dagli scrittori italiani è già di per sé pubblicità di un prodotto, anche se ormai solo subliminale, poiché il prestigio intellettual-mondano dell’iniziativa fa dimenticare che il logo del premio è quello di un infuso alcolico acquistabile in tutti i supermercati.

Di sicuro il dettaglio è sfuggito alla Toyota, altrimenti gli sarebbe venuto in mente che associare il marchio di un’automobile a quello di un superalcolico non era un’idea furbissima

Di sicuro il dettaglio è sfuggito ai boss della Toyota, altrimenti gli sarebbe venuto in mente che associare il marchio di un’automobile a quello di un superalcolico – 40 gradi, se lo bevi e poi la Polstrada ti fa il test del palloncino puoi anche passare dei guai, Bellonci o non Bellonci - non era un’idea furbissima. Con la pletora di premi letterari che offre l’Italia, i giapponesi potevano anche sponsorizzarne uno più astemio, il Bancarella, il Campiello, il Concorso nazionale di poesia nei dialetti d’Italia «Città di Ischitella». Ma se la sinergia auto-libro è davvero il futuro, allora ci aspettiamo che Einaudi, Adelphi o Mondadori sponsorizzino la prossima 24 ore di Le Mans o il rally di Montecarlo, e chiedano ai piloti in zona podio di farsi riprendere mentre fanno brum brum davanti a una scrivania piena di libri. Del resto oggi gli editori sono ibridi quasi come le auto.

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