Dai che è verde

Thumb Person Lucio Anneo Seneca
23 Giugno Giu 2017 1019 23 giugno 2017

Maturandi, ringraziate Seneca: era un fottuto bastardo, ma oggi aiuta a capire Trump

Il cinico e spregiudicato spin-doctor di Nerone che spiega come affrontare un mondo le cui sorti dipendono da un settantenne installato in una Domus Alba, e con un Twitter al posto della cetra.

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Le versioni, di latino e di greco, hanno questa curiosa caratteristica: a poco a poco, inevitabilmente, creano un’intimità particolare fra l’autore e il liceale che le traduce più o meno malvolentieri. I ragazzi imparano a conoscere uno scrittore, filosofo o politico (o tutte e tre le cose insieme) vissuto duemila anni fa ascoltando la sua stessa voce e sforzandosi di renderla contemporanea nella traduzione.

QUEI NOMI DI DUEMILA ANNI FA. Per farlo devono filtrarla attraverso le loro conoscenze e la loro sensibilità – e non una volta, ma parecchie, nell’arco di cinque anni. Dài e dài, quei nomi in stampatello ai piedi del paragrafo (una rosa abbastanza ristretta) diventano una specie di marchio, in un’approssimativa scala di difficoltà: Nepote facile, Tacito difficile, Cicerone dipende. A loro non ci si affeziona, specialmente a quell’imprevedibile parolaio di Cicerone. Seneca, invece, dài e dài, ti prende, anche se spesso è faticoso (non la versione proposta alla maturità del 2017, definita un «regalo»). A forza di tradurlo, quel suo insistere sulla forza d’animo, sul conforto della filosofia, sulla superiorità del «sapiens» stoico, finisce per entrarti dentro.

A forza di tradurlo, quell'insistere di Seneca sulla forza d’animo, sul conforto della filosofia, sulla superiorità del «sapiens» stoico, finisce per entrarti dentro.

Poi magari dimentichi tutto il latino fatto a scuola, ma nei momenti duri (un lutto, una malattia, un rovescio di fortuna) ecco che a sorpresa ti torna in mente una sua frase tipo «soffriamo più per la nostra immaginazione che per la realtà» o «la virtù, quando è sfidata, si moltiplica». E così il cinico e spregiudicato spin-doctor di Nerone, così ricco da fare ai Britanni prestiti a strozzo tipo Fmi (quando poi ne chiede la restituzione, in Britannia scoppia una rivolta), schiavista e amante di quel lusso che nei suoi scritti disprezzava, diventa un guru del self-help, una specie di Osho in toga e calzari, così attuale da ispirare tuttora life-coach e motivatori aziendali. E allora si capisce perché Seneca è così attuale: accettò «il rischio della prassi», come diceva il latinista (stalinista) Concetto Marchesi; in altre parole, era un fottuto bastardo. Significativo che sia stato lui a dare l’ultimo saluto ai maturandi che escono dai licei per affrontare un mondo le cui sorti dipendono da un Nerone settantenne installato in una Domus Alba, e con un Twitter al posto della cetra.

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