Corruzione
2 Luglio Lug 2017 1800 02 luglio 2017

Il lato pop dell'anticorruzione

Dalla Genesi fino ai giorni nostri. Tra dilemmi morali, miti da sfatare e 10 buoni consigli da mettere in pratica. Viaggio letterario in un tema ancora troppo di nicchia. 

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Dalla Genesi ai giorni nostri. Dilemmi morali, miti da sfatare e buoni consigli da mettere in pratica. Anticorruzione Pop è un libro che parla del male che soffoca l'Italia – e non solo – fino dalla sua nascita. E lo fa senza mai nominare la storia di un corrotto o di un corruttore, né senza citare mai la parola “legalità”. «Non volevamo scrivere un saggio di morale o di etica, né un libro di storie di corruzione», spiega Leonardo Ferrante, referente nazionale del Gruppo Abele nei settori Anticorruzione civica e cittadinanza monitorante, autore del volume insieme al professor Alberto Vannucci, uno dei massimi esperti di corruzione in Italia. «Volevamo scrivere un manuale». Un manuale che si basa sulla scommessa che le energie per combattere la corruzione già esistono, come le esperienze positive. Quello che manca è la capacità di metterle a sistema, un metodo per trasformarle in un bagaglio condiviso.

IL PECCATO ORIGINALE. Per questo il libro nasce da una cooperazione particolare, tra accademici e attivisti. L'inizio è proprio la riscrittura del mito di Adamo ed Eva: la rottura di un patto, quello tra i protogenitori e il loro creatore, è il primo atto di corruzione. Il frutto non era “proibito”, ma c'era un vincolo di fiducia tra i primi uomini e Dio affinché la società si mantenesse com'era. Andarci contro significa privarsi di quella fiducia, obbligando chi verrà dopo a pagare le conseguenza di questa scelta. Perché l'anticorruzione è ancora un tema di nicchia? «Perché non è semplice e perché si dice che competa alla società civile ma nessuno finora aveva provato ad apprendere quello che la società civile aveva da insegnare», continua Ferrante. Per un anno l'autore è stato in giro per l'Italia a cercare esperienze di “comunità resilienti”, come le mamme di Brescia, gruppi di esperti, come i giornalisti di Cittadini Reattivi, che mettono a disposizione le loro competenze (capacità di costruire storie e risalire ai dati). Il risultato di questo viaggio è la seconda parte del volume, la bussola, in cui gli autori propongono 10 passi per passare dalla teoria alla pratica.

Anche l'impresa sociale, quella che si fa pagare per offrire un servizio, senza necessariamente radicarsi dove opera, ha fatto ormai il suo tempo

«Non abbiamo inventato niente, abbiamo cercato di trovare le esperienze del passato che avevano davvero senso e abbiamo cercato di adattarle a un nuovo contesto, con una proposta che non è per nulla di moda, perché rimette al centro i territori, di cui ormai si è smesso di parlare», aggiunge Ferrante. Per raggiungere l'obiettivo i due autori si sono messi in gioco e hanno percorso strade di solito poco battute dalle rispettive categorie. Non senza fatica: «Le frasi più frequenti durante la stesura del libro erano: 'Leonardo questo è troppo pop, spieghiamolo meglio'. Oppure: 'Alberto, questo è troppo poco pop, semplifichiamo'», racconta Ferrante. «Non ringrazierò mai abbastanza Vannucci per aver essersi messo in gioco: l'accademia spesso non si confronta con il mondo degli attivisti, anche perché le porte restano il più delle volte chiuse». Vannucci ha messo gli strumenti per misurare la corruzione e il suo impatto, garantisce un rigore scientifico che avvalora qualunque presa di posizione di chi dopo aver letto il volume vorrà fare qualcosa.

IL PROGETTO COMMON. In questa collaborazione sta il senso del progetto più ampio di cui Anticorruzione Pop è solo un pezzo: il Progetto Common. Common significa bene comune, persona qualunque. È una filosofia, un valore, un modo di essere. Il progetto Common punta a costruire una rete tra territori ed esperti e passa per momenti di formazione come la Scuola Common, un appuntamento a cui hanno partecipato cittadini che si vogliono rendere attivi nel monitoraggio della corruzione e del malaffare e che è stato organizzato dal Gruppo Abele e Libera ad Avigliana, in provincia di Torino tra il 22 e il 25 giugno. «Non a caso abbiamo deciso di presentare per la prima volta il libro in quell'occasione», aggiunge Ferrante. «Ad ogni presentazione infatti vogliamo che sia un momento di dialogo e di presa di responsabilità dei cittadini degli strumenti che offriamo loro». Per questo, quando gli si chiede se è soddisfatto dell'operazione, Ferrante risponde così: «Non sono soddisfatto di aver dato alle stampe delle parole, ma quando sento che generano una reazione».

UN CAMBIO DI PASSO. Basta gruppi che fanno e impongono regole senza ascoltare la base, basta cavalieri solitari che pensano di cambiare il mondo con una petizione su Change.org, è il ragionamento. Anche l'impresa sociale, quella che si fa pagare per offrire un servizio, senza necessariamente radicarsi dove opera, ha fatto ormai il suo tempo. Laddove la letteratura degli antichi fasti dell'antimafia sociale non arriva, forse può invece l'ironia di Checco Zalone in Quo Vado: «C'è una psicosi in giro... non si fa altro che parlare di corruzione e concussione», dice Liuzzi che vuole regalare una quaglia al dipendente comunale che gli ha rilasciato la licenza di caccia. «Educazione si chiama questa. Qui, per educazione, ognuno porta qualcosa al posto suo, ok?».

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