Dai che è verde

Solvi Stubing Birra Peroni
4 Luglio Lug 2017 1039 04 luglio 2017

Chiamami Solvi, ero la tua infanzia

Anche i bambini amavano la bionda della birra. Era una fatina che, nel barometro di Carosello, annunciava l’arrivo dell’estate. Che sfortuna: andarsene nello stesso giorno di Fantozzi l'ha oscurata immeritatamente.

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Che sfiga essere abbastanza famosi e morire lo stesso giorno di uno famosissimo. Non ti si fila nessuno, al massimo rimedi un trafiletto sui giornali online. Le grandi firme sono troppo impegnate a commemorare il Grande scomparso per dedicarsi al Medio. Se ne fosse andata in un altro momento, Solvi Stubing, la bionda incarnazione della birra Peroni e sogno erotico degli italiani Anni 70, avrebbe ottenuto più attenzione, qualche corsivo nostalgico, un paio di slide-show sulla sua carriera di attrice, modella, conduttrice e fors’anche aspirante politica (nel 2004 si candidò al parlamento europeo nelle file di Alleanza nazionale, il punto più basso della sua parabola dopo il ruolo di Fraulein Greta nel porno-nazi Le deportate della sezione speciale SS).

PERFETTA CON LA FRITTATA DI CIPOLLE. E invece la Parca ha tagliato il suo filo a poche ore di distanza da Paolo Villaggio, che l'ha oscurata quasi completamente. Eppure il mondo di Solvi e quello di Villaggio, di otto anni più anziano di lei, erano profondamente intrecciati: era ai Fantozzi e ai Fracchia di cui negli stessi anni lui era il cantore che la procace berlinese sussurrava, occhieggiando da dietro un bicchierone stillante e drappeggiato di schiuma, «sarò la tua birra», la stessa birra che, insieme alla frittata di cipolle e al rutto libero costituiva l’equipaggiamento del ragionier Ugo per la visione della partita della Nazionale.

Solvi suscitava nei Fantozzi e nei Filini lo stesso torbido arrapamento timoroso provocato da un altro mito erotico made in Germany, le gemelle Kessler: in quanto belle e poco vestite evocavano piaceri carnali e disponibilità, ma in quanto tedesche facevano paura a una generazione di maschi che, anche se in tenera età, aveva sperimentato cos’era stata la guerra. Nel famoso carosello della Peroni, Solvi, con voce da sirena, invitava i consumatori a identificarla totalmente con la birra, bionda, fresca e spumeggiante come lei. Ma nell’ultima scena, quando scendeva dal panfilo per porgerne una bottiglia a un fustacchione, la telecamera stringeva sull’etichetta «Export Lager», che è il nome internazionale della birra chiara ma allora agli adulti evocava soprattutto altre cose.

ERA SIMPATICA E METTEVA ALLEGRIA. Non ai bambini come me, che vedevano in Solvi una specie di bellissima fatina che, nel barometro di Carosello, annunciava l’arrivo dell’estate, insieme al blocco di ghiaccio scalpellato del Brancamenta e al cuore di panna del cornetto Algida. E per questo, anche se non mi piaceva la birra, lei mi stava simpatica e mi metteva allegria. E pazienza se solo molti anni dopo ho capito che non si chiamava come la birra e un nome vero ce l’aveva. Chiamami Solvi, ero la tua infanzia.

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