Combo Dior
4 Luglio Lug 2017 1710 04 luglio 2017

Dior, a Parigi la più grande mostra mai dedicata a un'icona di moda

Abiti che hanno cambiato la storia. Omaggi a stilisti che a lui si sono ispirati. Ospiti d'eccezione come la première dame Brigitte Macron. L43 all'inaugurazione dell'esposizione.

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da Parigi

Tremila metri quadrati. Trecento pezzi storici. In mostra capi entrati nell’immaginario mondiale sulla moda, come il famoso abito di velluto nero con il nastro di raso bianco indossato da Dovima nella fotografia di moda forse più celebre della storia, scattata da Richard Avedon nel 1955, in cui la celeberrima indossatrice posava davanti a due elefanti e che fa quasi impressione vedere adesso nella sua realtà materiale, modellato su un manichino e affiorante dietro alla proiezione dell’immagine su tela.

QUANTA ABILITÀ NEL MARKETING. Ma anche abiti che hanno cambiato la storia della moda esplorandone la relazione con la pittura, il design, l’archeologia, come la celeberrima collezione di John Galliano dell’estate 2004, ispirata all’Egitto. Sono anche i tanti, tantissimi oggetti, più di 800, disposti dietro a lunghe teche e suddivisi per colore - accessori, profumi, inviti, gadget, versioni mignon degli abiti couture secondo una prassi ottocentesca mai del tutto abbandonata - a raccontare della maison Dior e del suo fondatore quella che è la sua anima forse meno esplorata ma anche più attuale: l’abilità nel marketing e nella commercializzazione.

DALLA PORTMAN ALLA LAWRENCE. La mostra antologica “Christian Dior. Couturier du reve” che apre il 5 luglio 2017 al Musée des Arts Dècoratifs di Parigi in occasione dei 70 anni dalla fondazione e che è stata inaugurata la sera del 3 luglio dalla première dame Brigitte Macron, oltre che da una nuvola di modelle, attrici e star testimonial del brand a vario titolo, fra cui Natalie Portman, Jennifer Lawrence, Robert Pattinson e Lauren Santo Domingo, è la più grande mai dedicata non solo al couturier di Granville, al quale già ne venne consacrata una trentina di anni fa nello stesso museo, ma a qualunque altro designer di moda in ogni tempo.

Il direttore del museo e co-curatore dell’esposizione, Olivier Gabet, racconta che quest’eccezione ha ragioni ben precise, legate alla storia personale del couturier, grande intenditore d’arte e per anni gallerista di arte contemporanea, un tratto che lo distingue da ogni altro e che la mostra ben racconta, attraverso l’affiancamento a una serie di opere impressioniste, surrealiste e metafisiche (spiccano Monet e Man Ray) e a una serie di opere che hanno ispirato i tanti stilisti che gli sono succeduti alla testa dell’atelier dopo la sua morte, a Montecatini, nel 1957.

CRESCITA A DOPPIA CIFRA. Qualche esempio? Yves Saint Laurent per un brevissimo periodo, quindi Marc Bohan, Gianfranco Ferré, John Galliano, l’immaginifico, modernissimo e raffinato Raf Simons e, da un anno, Maria Grazia Chiuri, seconda italiana a capo della maison e prima donna ma non nel senso metaforico, perché è proprio grazie alla sua concretezza e al suo occhio per il coté commerciale dell’impresa se la maison Dior sta ottenendo risultati economici in crescita a doppia cifra.

MODA FATTA DAI SEGUACI. Ma sono Galliano e Simons, senza alcun dubbio, i designer più rappresentati nella mostra: l’inglese ora alla testa della maison Margiela con le sue esplorazioni di Picasso, di Klimt, di Dalì, di Egon Schiele; Raf Simons con i tessuti ispirati ai quadri di Sterling Ruby e gli straordinari abiti dai panier settecenteschi rivisitati e scivolati lungo i fianchi. Ognuno, nella storia di Dior, ha lasciato la propria impronta che bisogna riconoscere come rispettosa. Anche perché, dopotutto, la moda di Dior è stata fatta tanto da monsieur Christian quanto da chi lo ha seguito.

La maison venne fondata alla fine del 1946 e Dior morì nel 1957. Gli riuscì di rivoluzionare il mondo della moda sotto ogni punto di vista

Quanto durò la “vera” moda di Dior? Meno di 11 anni. La maison venne fondata alla fine del 1946 e Dior morì nel 1957. Gli riuscì di rivoluzionare il mondo della moda sotto ogni punto di vista, ma bisogna riconoscere che i temi a lui più cari - i mughetti e i giardini della sua infanzia agiata in Normandia, l’amore per il Neoclassicismo in anni in cui tutti lo detestavano, l’incanto per l’Egitto e l’esotismo - sono stati sviluppati negli ultimi 60 anni da altri designer.

ABITO COME UN GESTO MAGICO. È una mostra da visitare con calma, soprattutto nell’ultima parte, dove spiccano gli abiti portati dalla duchessa di Windsor, da Grace di Monaco, da Isabelle Adjani o Jennifer Lawrence. Abiti dei quali si percepisce sempre l’incanto, mai le infinite ore di lavoro. Un abito, come si dice negli atelier, “ne doit jamais sentir l’effort”. Un abito come un gesto magico.

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