Don Mazzolari Foto
7 Luglio Lug 2017 1200 07 luglio 2017

Don Mazzolari e la canterina: una storia sul prete partigiano

Nella Bassa Mantovana Anni 40 una ragazza di nome Zelinda stregava tutti col suo trillo. Il parroco omaggiato dal papa la spinse a studiare a Parma. Così entrò nell'orchestra sinfonica della Rai. Il racconto.

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Si parla molto di don Primo Mazzolari, il prete partigiano, recuperato al ricordo insieme con don Milani da papa Bergoglio che è andato a rendere omaggio alle loro tombe. Don Mazzolari era il parroco antifascista che nel 1949 rifletteva a voce alta: «Tutto si rifà: strade, ponti, fabbriche. Noi no. Anche se continuiamo a crescere di numero, anche se parliamo la stessa lingua degli uomini del nostro Risorgimento, si fa fatica a dire che siamo ritornati italiani [...]. Il proletariato comunista chiama Patria la Russia, mentre gli altri guardano all'America [...]. Gli italiani sono tuttora sul piano dell'8 settembre, quando per amore di libertà alcuni si sono fatti ribelli. La Resistenza continua ma in nome della parte contro la Patria, perpetuando e aggravando la frattura [...]. Come arrivare alla distensione quando ci manca una comune coscienza politica, un affetto comune e un comune altare, su cui deporre le armi fratricide? Vedo uno star male comune, una comune povertà che presto potrà divenire una comune rovina: ma non vedo una Patria comune: vedo il fascista e il partigiano, non vedo il fratello e l'italiano...».

LE GENTE NE PARLAVA BENE. Ma del prete mite e indomito della Bassa Mantovana ci sono tante storie dimenticate, una delle quali siamo riusciti a recuperare; ed è, ovviamente, una storia guareschiana, quasi un melodramma da Bassa Mantovana ambientato a Bòzzolo, con l'accento sulla “o”, come si trova ancora scritto su certe vecchie cartine geografiche. A Bòzzolo, dunque, nella chiesa di don Primo, nei tremendi Anni 40 trillava nel coro la vocina di una ragazza che incantava tutti e un bel giorno incantò anche il parroco; e la gente sempre più spesso diceva: «Ma questa ragazza bisogna farla studiare, bisogna mandarla in città».

IL PADRE ROMOLO CONTRARIO. Il mormorio della gente è una roba che, in un villaggio, fa presto a diventare da un venticello una ventana, e così arrivò anche alle orecchie del vecchio Romolo, il padre della giovinetta che si chiamava Zelinda, che come nome è di origine tedesca ma ha un suono lirico, quasi verdiano. E il mormorio arrivò come una folata a Romolo e Romolo s'imbufalì: figurarsi, una figlia da far studiare cantante, addirittura in città: ma cosa sarebbero, tutte queste porcherie?

Una foto di don Primo Mazzolari.

Archivio Fondazione Mazzolari

Ma anche la tempesta di rabbia di Romolo arrivò facile alle orecchie di don Primo, e don Primo, un bel pomeriggio, si decise e arrivò fino alla casa di Zelinda. E di Romolo. E gli parlò dandogli del voi, come si usava allora nella Bassa: «Sentite, Romolo...». «Ah no eh, don Primo! Non vi ci mettete anche voi: mè a voj saver gnint, per me la faccenda è chiusa». Don Primo se l'aspettava, e allora decise di calare l'asso di briscola: «Sentite, Romolo, vostra figlia, la Zelinda, ha ricevuto un dono da Dio: e quando Dio manda un dono, bisogna farlo fruttare. Se voi rifiutate di farla studiare, voi fate uno sgarbo a Dio e ve la vedrete con lui, perchè sta scritto: ricordate la parabola dei Talenti, che ve l'ho spiegata mille volte». Di fronte a quel ricatto evangelico Romolo non trovò più niente da poter obiettare e, sia pure bofonchiando, cedette: mandate la Zelinda a studiare, e anche all'inferno, e non venitemi più a parlare di queste porcherie.

PARTENZA DESTINAZIONE MILANO. E così la Zelinda fu mandata al Conservatorio a Parma, e, di conseguenza, a pensione da una lontana parente che viveva da sola e quindi fu molto contenta di quella compagnia fresca e giovanile. La Zelinda, da parte sua, non chiedeva di meglio: studio, studio, ancora studio e la sera in casa, con la lontana parente e nient'altro, perché allora si usava così. E, dopo qualche anno, un bel giorno uscì dal Conservatorio col suo diploma, salutò la sua ospite e tornò a Bòzzolo. Ma a Bòzzolo per una diplomata in quella diavoleria artistica c'era poco da cantare: il coro di don Primo non poteva bastarle più, anche don Primo lo sapeva, e la Zelinda, che ormai era una signorina, rifece la sua valigia di fibra e, benedetta dal parroco, partì alla volta di Milano, dove nel frattempo avevano rifatto tutto, strade, ponti, fabbriche come aveva detto don Primo.

L'INCONTRO CON IL CORISTA ALFIO. E, siccome Zelinda ci sapeva fare davvero e il suo trillo acerbo a forza di studiare era diventato una melodia, e le sue corde vocali da usignolo si erano trasformate in corde da soprano, non le fu difficile entrare nel coro dell'orchestra sinfonica della Rai. E lì conobbe un giovane corista, che era salito da molto più lontano, addirittura da Catania, e anche lui aveva un nome lirico: Alfio si chiamava, ed era il giovanotto più serio e più gentile di questo mondo.

Papa Francesco rende omaggio alla tomba di don Primo Mazzolari.

Insomma, lo avrete già capito: per farla breve, i due si innamorarono e, si capisce, decisero di unire i loro canti in matrimonio. E sempre insieme restarono, e siccome erano stati due giovani con la testa sulle spalle, di loro non ci fu mai un momento storto, sempre insieme, sempre puliti e sempre nello stesso coro della Rai. E, appena potevano, tornavano sempre a Bòzzolo, e ci tornarono sempre, finché don Primo era vivo e anche dopo.

SENZA DI LUI NESSUNA FELICITÀ. Ebbero tre figli. Uno dei tre fa il concertista, il direttore, insegna e suona in tutto il mondo. Zelinda se n'è andata da poco, Alfio si prepara a raggiungerla, quando sarà. Nella loro casa di Milano, dalle parti di corso Sempione, non è mai mancato un posto per don Primo Mazzolari, perché se non era per lui, non ci sarebbe stata tutta quella felicità, non ci sarebbe stato nulla e tutto quel cantare non sarebbe servito a niente.

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