War Apes 7
16 Luglio Lug 2017 1600 16 luglio 2017

"The war - Il pianeta delle scimmie", 10 curiosità sul film

Ultimo capitolo della trilogia. Dove uomini e primati vanno al conflitto finale. Ispirazioni western, un orango come insegnante per gli attori, innovazioni grafiche sulle pellicce: cosa c'è da sapere.

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La trilogia de Il pianeta delle scimmie arriva alla sua conclusione con il capitolo intitolato The War in cui il regista Matt Reeves sfrutta al meglio l'evoluzione compiuta dalla tecnologia per dare grande profondità emotiva e spettacolarità alla lotta tra primati e uomini.

UMANI VICINI ALL'ESTINZIONE. La storia riprende mostrando quanto accaduto dopo la fine della fragile pace esistente tra le scimmie intelligenti, create da un esperimento finito male, e i sopravvissuti della razza umana, decimata dall'influenza Simian che l'ha portata all'estinzione. Cesare, a capo della scimmie, non è riuscito a fermare il conflitto tra le due comunità e deve ora affrontare l'arrivo di un temibile nemico a guida di quello che resta dell'esercito statunitense, che gli causa inoltre una terribile perdita personale e lo porta a guidare il suo popolo verso un futuro di speranza.

ODIO ASSIEME A ETICA E MORALE. A interpretare ancora una volta questo personaggio ormai diventato iconico è l'intenso Andy Serkis la cui bravura viene valorizzata da una motion capture in grado di non perdere nemmeno un dettaglio della sua performance, ricca di sfumature ed espressività. In The War il protagonista deve fare i conti per la prima volta con l'odio nei confronti degli esseri umani, situazione che permette all'attore di portare in scena le difficoltà individuali nel non perdere di vista etica e morale.

AZIONE MAI IN SECONDO PIANO. L'elemento risulta ben gestito dal regista senza però mai mettere in secondo piano l'azione, per esempio con una valanga di grande impatto visivo e gli scontri tra i due schieramenti, e i numerosi nuovi arrivi tra i personaggi, tra cui quello del simpatico Bad Ape e della piccola Nova che aggiunge un'interessante prospettiva alla difficile situazione esistente tra le due popolazioni.

CONCLUSIONE COINVOLGENTE. La trilogia si conclude in modo coinvolgente con una narrazione in grado di esplorare il significato di umanità valorizzando al meglio il lavoro del cast tecnico e artistico, guidato da Serkis e un ottimo Woody Harrelson, che dà vita a un epilogo che fa riflettere sulla società contemporanea ed emoziona con il suo realismo. Andiamo alla scoperta di qualche dettaglio sull'atteso lungometraggio diretto da Reeves, in futuro alla guida del nuovo film dedicato a Batman, eroe che il filmmaker ritiene abbia più di un punto in comune con il leader dei primati, essendo entrambi personaggi ricchi di luce e ombre.

Regia: Matt Reeves; genere: drammatico (Usa, 2017); attori: Andy Serkis, Woody Harrelson, Woody Harrelson, Steve Zahn, Amiah Miller, Terry Notary, Karin Konoval.

1. Storia ideata sin dall'inizio in tre atti: per raccontare l'evoluzione di Cesare

Il pianeta delle scimmie è stato ideato fin dall'inizio per mostrare la trasformazione di Cesare in tre atti, raccontando come è diventato un eroe, involontariamente, e capo delle scimmie grazie alla sua intelligenza e compassione. Il capitolo finale, preceduto da un romanzo prequel che collega gli eventi raccontati nel secondo e nel terzo film, è stato scritto pensando all'apoteosi del suo percorso, esplorando l'anima del personaggio in modo da rappresentare sul grande schermo i sentimenti e le situazioni che ci rendono realmente degli esseri umani.

2. Capolavori del cinema come fonte di ispirazione: i western con Eastwood

Il regista Matt Reeves ha rivelato che prima di arrivare sul set di The War – Il pianeta delle scimmie ha deciso di rivedere alcuni lungometraggi che considerava vicini alla storia di Cesare per quanto riguarda le tematiche trattate. Tra i titoli scelti ci sono I Sette Samurai di Kurosawa e i western con protagonista Clint Eastwood in cui i filmmaker ha riconosciuto la capacità di portare sul grande schermo perseveranza, sacrifico, fedeltà, natura selvaggia, eroismo, e riflessioni sulla morale. Reeves ha sottolineato: «Una delle cose migliori nel fare questi film è l’opportunità di portare nuove tecnologie e nuove forme di cinema ai miti classici, creando così qualcosa di unico per questi tempi».

3. La sfida di Serkis: dimostrare dolore, rabbia ma anche nobiltà e dignità

L'interprete di Cesare ha considerato la possibilità di completare il percorso del personaggio come una sfida perché avrebbe dovuto mostrarlo affrontare sentimenti come dolore e rabbia ma anche la voglia di mantenere la sua nobiltà e dignità. La possibilità di interpretare una figura così complessa e completa, secondo Serkis, è un'opportunità davvero unica per un attore e lo ha portato a riflettere sulla trasformazione vissuta da Cesare, ora in grado di parlare fluentemente e con una fisicità più vicina a quella degli esseri umani, senza dimenticare la sua ntelligenza più acuta e le esperienze vissute che lo hanno segnato emotivamente.

4. Studio costante sulle espressioni delle scimmie: una performance shakespeariana

Per interpretare nel modo più accurato possibile il personaggio di Cesare, Andy Serkis ha continuato a studiare negli ultimi anni il comportamento delle scimmie e le loro espressioni facciali, in modo da infondere al leader dei primati una grandissima emotività. Il regista e i produttori hanno commentato il lavoro compiuto dall'attore sottolineando come il risultato finale sia quasi una performance shakespeariana che mostra ogni sfumatura dell'animo umano.

5. Cattivo non percepito come tale dall'attore che lo interpreta: «È un leader»

Woody Harrelson si è avvicinato al ruolo del Colonnello non considerandolo il villain della situazione, ma semplicemente un uomo che combatte per salvare l'umanità e rispetta e ammira Cesare, riconoscendo in lui un leader. L'attore ha ricordato che la prospettiva sugli eventi dipende dal lato in cui ci si schiera e gli esseri umani vedono nel brutale militare l'unica speranza per la salvezza: «Potreste facilmente considerare il Colonnello come il cattivo del film, ma io lo vedo come l’uomo che si sente chiamato a fare qualcosa di grande e fondamentale nell’ora più buia degli esseri umani».

6. Un'esordiente per il ruolo di Nova: la 12enne Amiah

La 12enne Amiah Miller è al suo esordio in una grande produzione hollywoodiana e i produttori l'hanno scelta perché hanno visto in lei un grande intuito e una naturale capacità di relazionarsi con le scimmie. Fin da subito la ragazzina è infatti riuscita a stabilire un legame famigliare con gli altri membri del cast, in particolare con Karin Konoval che interpreta Maurice e ha iniziato a lavorare con lei in silenzio, proprio come si conoscono per la prima volta i due personaggi. Il nome Nova è inoltre un omaggio ai film originali, in cui il personaggio era interpretato da Linda Harrison, e la sua presenza si ispira alle storie tradizionali di bambine perdute nel bosco che vengono protette da animali considerati pericolosi, mostrando così la capacità di stabilire un profondo legame emotivo tra scimmie ed esseri umani.

L'attrice 12enne Amiah Miller.

7. L'incredibile insegnante: l'orango Towan di Seattle

Karin Konoval ha avuto modo di trascorrere del tempo prima di iniziare il lavoro sul set con Towan, l'orango che viveva allo zoo Woodland Park di Seattle ed era il più vecchio esistente al mondo. La scimmia amava dipingere e interagiva con gli esseri umani, permettendo all'attrice di capire la complessità di queste creature. Towan è morto poco dopo la fine delle riprese di The War e Karin ha spiegato che non potrà mai ringraziarlo abbastanza per quello che ha appreso conoscendolo: «Il nome di Towan significa "Maestro", e lui lo era; quando ti guardava dritto negli occhi non c’era nulla di paragonabile».

8. Dettaglio complicato da realizzare: la pelliccia sotto la neve

Uno degli elementi più difficili da realizzare nel film è stato rappresentare in modo realistico la pelliccia dei primati bagnata dalla neve: il team dei Vfx ha così lavorato su come la sostanza si attacca alla superficie degli animali, si poggia, scivola e reagisce mentre i personaggi camminano attraverso i paesaggi innevati. Anche la densità della pelliccia è aumentata: il solo Cesare ha quasi un milione di peli e le interazioni con Nova hanno rappresentato un nuovo livello di complessità perché gli esperti dovevano tenere conto di come interagiscono i capelli e i vestiti della bambina con la pelliccia di Maurice.

9. Nuovo software per paesaggi spettacolari e realistici: Totara

Oltre a creare animali ricchi di dettagli, il team al lavoro su The War ha dovuto lavorare anche sulle location meravigliose e altri eventi naturali. Gli esperti hanno quindi creato un nuovo software chiamato Totara: uno strumento di simulazione che ricrea i modelli propri della crescita della natura, permettendo agli alberi di adattarsi alla vita vegetale che li circonda e riproducendo le modifiche alla forma e al colore causate dall'invecchiamento. La Weta sta sviluppando inoltre un set di strumenti chiamato Manuka physLight che lavora sul modo in cui le fotocamere raccolgono e rispondono alla luce, riuscendo nel film a illuminare le scimmie come se fossero stati usati dei proiettori digitali.

10. Campo Scimmie per immergersi nel mondo dei primati: anche con la meditazione

Il cast ha lavorato a lungo con l'attore e coreografo Terry Notary prima di arrivare sul set, riuscendo quindi a ottimizzare movimenti, e ritmi e tempi della performance.
Il Campo Scimmie, come veniva soprannominato, metteva in evidenza l'evoluzione delle creature nei film e prendeva il via ogni giorno con 20 minuti di meditazione per permettere agli attori di “cancellare” tutto prima di lavorare sull'interpretazione, ampliando e modificando le proprie percezioni. Notary sostiene che sia particolarmente importante ricordarsi come gli esseri umani siano in realtà dei primati, riuscendo quindi più facilmente a semplificare i propri movimenti e le proprie reazioni. Il coreografo ha studiato moltissimo i comportamenti, in natura e cattività, di scimpanzé e orangutanghi, e ha spiegato ai suoi colleghi che non si deve mai imitarli ma coglierne la mimica e farla propria. Serkis ha confermato che ha imparato a “essere” una scimmia, approccio che ha aiutato tutto il cast a trasformarsi più rapidamente e in modo più credibile.

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