Lupin III
9 Agosto Ago 2017 1400 09 agosto 2017

Lupin III fa 50 anni: storia di un fenomeno che va oltre i manga

Comparve in un fumetto del 1967. Poi la maschera di cialtroneria, passione per le belle donne e i soldi facili ha conquistato cinema e tivù. Da Monkey Punch al live action del 2016, il mito non è mai invecchiato.

  • Mario A. Rumor
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Lupin III compie 50 anni. Ma non è invecchiato un giorno dalla prima apparizione a fumetti nell’estate 1967. Più si cerca il segreto del suo successo, più ci si accorge di quanto questo personaggio di un altro tempo sia diventato un abile camaleonte. Uno che scivola: dietro le apparenze, le mode, i gusti del pubblico. Con cambio d’abiti a discrezione del piccolo schermo: giacca verde, rossa, rosa e azzurra. Una maschera di cialtroneria, passione per le belle donne e i soldi facili che ha superato indenne il mondo dei manga, conquistando tivù e cinema.

SUPER VECCHIETTI DEL FUMETTO. Kazuhiko Kato, in arte Monkey Punch, è il padre di Lupin III a fumetti e ha compiuto 80 anni a maggio 2017. Tiene compagnia ad altri super vecchietti del fumetto nipponico che hanno rivoluzionato quel mondo: Takao Saito, George Akiyama, Tetsuya Chiba e Go Nagai. Lupin III, o Rupan Sansei per dirla alla giapponese, è la sua creatura più pestifera e longeva: un fantomatico nipote di Arsene Lupin apparso sulle pagine del settimanale Weekly Manga Action, e oggi ripubblicato da Panini Comics.

Monkey Punch è nato in Hokkaido, dove svolgeva lavoro ordinario mentre in realtà sognava di disegnare. Notato da un editor della casa editrice Futabasha, che gli appiccicò il nome Monkey Punch, il disegnatore passò in fretta al professionismo. Kato si distinse subito: il suo stile non era affatto giapponese, ma debitore della rivista americana Mad.

GRANDE PASSIONE PER JAMES BOND. Di suo aggiunse una passione per i film di James Bond e quando il numero del 10 agosto 1967 di Weekly Manga Action ospitò per la prima volta Lupin, in copertina campeggiò una conturbante ragazza in costume da bagno rosso e coltello allacciato alla coscia: suo personale omaggio al film 007 – Licenza di uccidere (1962) con Ursula Andress. Il desiderio di far conoscere ai connazionali i romanzi di Maurice Leblanc, autore della serie Arsenio Lupin, si mescolava ad astuzie pop, tanto sesso in un clima hard boiled di anarchia e ribellione. Grazie a un tratto sgrammaticato, le pose scomposte e il ghigno beffardo, Rupan Sansei era un manga che non si era mai visto prima di allora.

Lupin III, La Pietra della saggezza.

© Monkey Punch/Tms All Rights Reserved/Under License to Yamato srl. Produced by Tms Entertainment

L’animazione giapponese Anni 60 era in subbuglio. Con il film Le Mille e una notte (1969) di Osamu Tezuka si capì che gli anime potevano essere perfino un’attrattiva per gli adulti. L’idea di portare Lupin III su grande schermo fu dell’animatore Gisaburo Sugii, classe 1940, oggi veterano di un mondo che sta scomparendo. Sugii realizzò un film pilota di appena 20 minuti celebrando il tratto adulto e grezzo del fumetto, ma i produttori non si fidarono: servivano troppi soldi e il personaggio era ancora poco conosciuto.

EROE TROPPO COOL E PER ADULTI. Almeno fino al 1971. La rete Yomiuri Television di Osaka si stava facendo un nome e Lupin rientrò in gioco grazie al regista teatrale Maasami Osumi, il quale in complicità con l’animatore più in gamba del momento, Yasuo Otsuka, volle farne una serie animata. Siccome Osumi era troppo fedele allo spirito adulto del fumetto e il suo eroe cool era uno che si godeva dannatamente la vita, il network lo licenziò a serie avviata e cercò due sostituti che fossero in grado di ammorbidire il programma per un pubblico più giovane.

Gli allora sconosciuti Isao Takahata e Hayao Miyazaki furono la mezza salvezza della serie. Mezza, perché l’anime crollò comunque sotto il peso di indici di ascolto bassissimi (circa un 6%). Ma intanto Miyazaki si era fatto notare con le sue idee stravaganti.

ROSSO ERA IL COLORE PREFERITO. Il tardivo successo della serie convinse il network a ordinare un secondo ciclo soltanto nel 1977 da cui sparì il personaggio originale di Monkey Punch. Eppure Le nuove avventure di Lupin III (Shin Rupan Sansei) ottenne ascolti record e al traguardo finale nel 1980 toccò i 155 episodi. Il colore dominante della giacca era il rosso, quello preferito dal disegnatore, con sottofondo musicale jazz di Yuji Ohno e le canzoni di Tommy Snyder (Super Hero).

Lupin III - Il castello di Cagliostro.

© Monkey Punch/Tms All Rights Reserved/Under License to Yamato srl. Produced by Tms Entertainment

Il 1978 fu l’anno in cui Lupin finì al cinema con il film animato La pietra della saggezza che molti ricordano per la voce alla Jerry Lewis fornita al protagonista nel primo doppiaggio italiano, o per Fujiko Mine ammirata nuda sotto la doccia. Dietro le quinte, il regista Soji Yoshikawa e l’animatore Yuzo Aoki spinsero per un ricongiungimento forzato al manga di Punch e il film incassò bene anche con quell’aria un po’ strascicata.

FAN INORRIDITI PER L'ABITO BIANCO. Poco importava, Lupin era ormai una celebrità. Anche dal vivo: l’attore Yuki Meguro si calò nei suoi panni in Lupin III – La strategia psicocinetica, slapstick comedy realizzata nel 1974 con il protagonista vestito di bianco dalla testa ai piedi. Una scelta che fece inorridire i fan. Sul finire del decennio, Otsuka fu riconvocato per una nuova pellicola animata. Lui declinò l’invito e propose il nome dell’allievo Hayao Miyazaki.

IL FIASCO DEL PRINCIPE AZZURRO. Autorevoli voci dell’ambiente ritengono che, senza tale investitura, il regista premio Oscar difficilmente sarebbe diventato chi è oggi. Miyazaki, infaticabile sognatore, trasformò Lupin in principe azzurro che salva fanciulle in pericolo e diresse il film più bello della serie, Lupin III – Il Castello di Cagliostro (1979), che però si rivelò un fiasco al botteghino.

Con la moda del momento che trasformava titoli cult di manga e anime in blockbuster dal vivo, vedi Ghost in the shell, perfino a Lupin i panni dell’eroe di cartoon sono cominciati ad andare stretti.

LIVE ACTION IN ITALIA NEL 2016. Distribuito nelle sale italiane soltanto nel 2016, il live action Lupin III di Ryuhei Kitamura ha ricevuto la benedizione del disegnatore, accreditato come consulente e presenza fissa sul set dove gli è stato riservato un cameo – in perfetto stile Stan Lee. Nel film Lupin e soci devono rubare un’antica collana e scassinare un’inviolabile cassaforte. Le primissime scene con la banda “The Works”, di cui Lupin fa parte e che riunisce i migliori professionisti dello scasso, fanno il botto in senso letterale.

Appare evidente che questo Lupin III sarà tutto azione, super tecnologico: una macedonia gustosa di Ocean’s Eleven e Mission: Impossible, con la sexy Meisa Kuroki nei panni di Fujiko Mine. Anche lei: vera, verissima.

INSUPERABILE ISPETTORE ZENIGATA. Il protagonista ha la faccia strafottente di Shun Oguri: star del piccolo schermo (Hana Yori Dango) costretto a perdere peso per infilarsi nella storica giacca rossa che gli autori hanno voluto però di una tonalità brillante. L’attore Tetsuji Tamayama ha interpretato il pistolero Daisuke Jigen, Go Ayano il samurai Goemon Ishikawa, mentre Asano Tadanobu, di ritorno da particine a Hollywood, è stato insuperabile nei panni dell’Ispettore Zenigata.

Un'altra scena da Lupin III, La pietra della saggezza.

© Monkey Punch/Tms All Rights Reserved/Under License to Yamato srl. Produced by Tms Entertainment

Nell’impresa ci ha messo la faccia uno dei produttori più noti in Giappone, Mataichiro Yamamoto. Un colosso del cinema nipponico al quale si devono film di enorme successo in patria come Mishima di Paul Schrader. In passato Yamamoto ha avuto spesso un debole per i manga traghettati su grande schermo: nel 1978 convinse Jacques Demi a girare il live action di Lady Oscar ottenendo il permesso di girare addirittura al Palazzo di Versailles.

UN KOLOSSAL DIFFICILE DA REALIZZARE. L’idea del film Lupin gli è arrivata nel 2011 da Hiroyuki Ikeda, suo collega di Kadokawa Pictures. Due sole parole: «Facciamo Lupin». Punto esclamativo. Bel dilemma per il produttore Yamamoto, conscio di quanto irascibile sia il popolo degli anime-fan, capacissimo di giurare vendetta in eterno se si sgarra. Per realizzare questo kolossal, girato in Thailandia e Giappone, ha dovuto vincere prima le sue perplessità, poi affrontare le inevitabili batoste: come l’impossibilità di usare il celebre tema musicale jazz della serie animata di Yuji Ohno.

Siccome un Lupin serio nessuno sarebbe andato a vederlo, l’ovvia soluzione è stata quella di farne un film d’azione, investendo parecchi milioni di yen e cercando di renderlo internazionale fin dalle scene iniziali. Yamamoto ha preteso tanto realismo, e nostalgia a cartoni al minimo. Irrinunciabile soltanto quel pizzico di ironia per reggere sullo schermo 2 ore e 10 minuti.

BOTTEGHINO NIPPONICO DA 20 MILIONI. Volendo andare sul sicuro, Yamamoto ha chiamato il regista Kitamura, dal 2012 a Los Angeles e che al produttore deve la carriera quando, benché sconosciuto, si vide affidare il film Azumi nel 2003. Kitamura non se l’è fatto ripetere due volte. Lupin III è diventato il film della vita, come direbbero negli States. I risultati, naturalmente, superiori alle aspettative. A tanto coraggio e intraprendenza, il botteghino nipponico ha risposto con oltre 20 milioni di dollari di incasso. Mica male per un eroe dei fumetti e della televisione vecchio di 50 anni...

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