Mostra Abiti Walser
LA MODA CHE CAMBIA 13 Agosto Ago 2017 0900 13 agosto 2017

Le mostre della moda e del costume, nuovo must dell'estate

Le esposizioni di abiti o di accessori sono diventate uno strumento di marketing interessante. Così ora vengono sostenute da aziende ed enti. Analisi del fenomeno.

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L’altra faccia della sciatteria e della para-nudità brutte a vedersi che allignano ovunque, perfino in chiesa come s’è visto in questi giorni nel Cilento, è il proliferare di mostre di moda e costume. Si moltiplicano come un tempo le esposizioni di quadri degli esponenti della Transavanguardia, dei Mimmo Paladino e dei Sandro Chia, ma al contrario di quegli appuntamenti, per i quali dovevi prepararti e avere qualcosa di intelligente da dire, questi impongono una sola espressione facciale, un bel sorriso, e due battute. La prima: «Quante ore di lavoro dietro questo ricamo». La seconda: «Che capolavoro di artigianato e/o creatività».

GRANDE MOSTRA DELLA MAISON DIOR. Entrambe le osservazioni sono infatti appropriate per la grande mostra dedicata ai 70 anni della maison Dior al Musée des Arts Dècoratifs di Parigi, 3 mila metri quadrati, 300 abiti, circa un migliaio di accessori, come per la piccola mostra di campagna, e credo che a chiunque si occupi di questi settori faccia davvero piacere sentirle ripetere, anche di continuo, soprattutto in Italia.

POTERE DI ATTRAZIONE SUI MEDIA. Non è da molti anni che le esposizioni di abiti o di accessori godono di qualche fortuna, soprattutto in Italia, ma solo adesso, grazie al loro potere di attrazione e all’interesse che suscitano nei media, sono diventate uno strumento di marketing così interessante da essere sostenute da aziende ed enti in misura decisamente maggiore rispetto a un tempo.

Le mostre di costumi tradizionali piacciono perché offrono l’approccio più facile alla dimensione sociale e storica dell’evoluzione di un territorio

Piacciono perché, soprattutto quelle di costumi tradizionali, offrono l’approccio più facile e immediato alla dimensione sociale e storica dell’evoluzione di un territorio. Quelle di moda presentano invece un lato glamourous che solletica la vanità di tutti, dando non di rado la stura al ricordo di gloriosi trascorsi familiari fra tulle, chiffon e velette o magari all’ammirazione per la genialità del tale sarto, meglio ancora se sregolato, sfortunato nella vita amorosa o travolto da qualche disgrazia.

ALLESTIMENTI SEMPRE DI LIVELLO. Le mostre di costume sono meno facili da curare, cioè selezionare, allestire e rendere piacevoli alla visita di quanto si creda, posso dirvelo per esperienza, per cui talvolta ne troverete di povere o di austere (la guerra con i manichini è sempre in perdita, come dice il costumista maximo Piero Tosi), ma molto raramente ne troverete di pessime: chi si occupa di costume o è un grande appassionato o un grande studioso, e in entrambi i casi sa il fatto suo. Ogni luogo, ogni cultura si prestano al costume e alla moda, tanto che, Dior a parte, anche in un luogo finora uso a esposizioni di matrice molto etnologica come Macugnaga s’è da poco aperta, fra la frazione di Borca e il Museo della Montagna e del Contrabbando della cittadina, una doppia mostra davvero unica di costumi walser e di creazioni di giovani stilisti che a queste si ispirano, utilizzando però tessuti high tech.

DELICATE PETTORINE E CORPETTI. Buona parte dei costumi tradizionali, dalle delicate pettorine e i corpetti, i cosiddetti “liberock”, ricamati in filo d’oro (tecnica sì antichissima, e molto femminile: spettava alle donne il compito di tagliare in fili sottilissimi le lastre prodotte dai battiloro) sono di proprietà di una ex campionessa della nazionale di sci cresciuta nella zona, Beba Schranz, grande collezionista di memorabilia walser, ma selezione, analisi e catalogazione sono a cura della Walser Werein z’Makana e della Fondazione Antonio Ratti, mentre i capi tecno-fashion di ispirazione sono stati promossi e sviluppati da Herno grazie al suo presidente Claudio Marenzi, che ha casa di vacanza a Macugnaga fin dall’infanzia.

A Courmayeur il Museo nazionale della montagna ospita fino a settembre 2017 una strepitosa selezione di foulard ispirati alle cime delle Alpi

Mostra solo in apparenza più sofisticata e modaiola, in realtà intrisa di storia e di commozione, anche a Courmayeur, dove il Museo nazionale della montagna ospita fino a settembre 2017 una strepitosa selezione di foulard ispirati alle cime delle Alpi: un percorso che, senza dimenticarne le origini popolari (fino a tutto l’Ottocento, dire di una donna che “portava il foulard” significava indicarne lo status contadino) e para-religiose (duole dirlo, ma il velo sul capo femminile in Occidente non ha ascendenze islamiche, bensì cristiane), ne enfatizza però la riscossa elegante e l’affermazione modaiola dagli Anni 20-30 fino al boom dei 70.

ESEMPLARI RARI COME IL "GRONCHI ROSA". Quadri su seta, l’esposizione presenta 70 pezzi, fra cui un rarissimo Emilio Pucci, un carré Hermès mai prodotto (una sorta di “Gronchi rosa” del genere) e una strepitosa selezione di Gucci disegnati da Vittorio Accornero, l’uomo a cui si deve, come molti non sanno, la famosa collezione Flora da cui partì il rilancio del brand dopo l’epoca Tom Ford.

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