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LA MODA CHE CAMBIA 28 Agosto Ago 2017 1432 28 agosto 2017

Perché il liceo compattato in quattro anni è una follia

Non ha senso "avviare al lavoro" studenti ancora meno preparati. Devono invece imparare i fatti politici ed economici contemporanei. Perché una volta gettate male le fondamenta, la casa sarà sempre pericolante.

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Nel suo corsivo su la Repubblica in relazione al progetto di riforma della scuola dell’obbligo, che la ministra dell’istruzione Valeria Fedeli intende estendere fino a 18 anni, il professore emerito di letteratura italiana della Sapienza, Alberto Asor Rosa, si è soffermato a lungo sul punto cardine della diminuzione della durata della scuola secondaria superiore, e primariamente dei licei, da cinque a quattro anni.

VOLONTÀ DI RIDURRE LE SPESE. Il passo, come noto, sarebbe dettato da un, molto sostenuto e molto presunto, adeguamento dell’ordinamento italiano a quello europeo o extraeuropeo (gli Stati Uniti, principalmente), ma anche alla volontà di ridurre le spese in formazione e nel contempo di avviare più rapidamente i giovani al lavoro, o all’ateneo di loro scelta.

PREPARAZIONE GIÀ IMPOVERITA. La riforma è pronta a essere avviata in via sperimentale nel 2018 e chiunque di noi aspetti gli studenti oltre quella fatidica soglia, cioè all’università, sente già tremare le vene dei polsi. Il progressivo impoverimento nella preparazione degli studenti che vi si iscrivono, dovuto a molte cause fra le quali la “necessità di intrattenerli e interessarli” che molti agitano in questi giorni, è un dato di fatto ed è, come credo di aver scritto più volte, una delle (certamente molte, ma nemmeno questa trascurabile) ragioni per le quali molti dei nostri laureati stentano a trovare lavoro.

L’abbandono degli studi è alto, sebbene in leggero decremento nel biennio 2015-2016 rispetto a soli cinque anni prima, l’eccellenza comunque scarsa. Il dato sul quale vorrei soffermarmi è però un altro, ed è il tasso di abbandono dell’università fra gli studenti degli istituti professionali (due bienni e un quinto anno di studi), che arriva a toccare il 48% fra i corsi di laurea di primo livello.

BAGAGLIO SCARNO E INUTILE. Nessuno sa quale sia la relativa percentuale nel biennio di laurea magistrale: nei corsi umanistici vi arrivano davvero in pochi. Come riescano a sopravvivervi è un mistero: vi posso solo dire che vi arrivano con un bagaglio talmente scarno, superficiale, parziale, vagamente e inutilmente nozionistico da rendere vano qualunque sforzo per rafforzarlo.

STRUTTURA SEMPRE PERICOLANTE. Una volta gettate male le fondamenta, la casa che vi verrà costruita sopra sarà sempre pericolante se non a rischio di crollo per il peso eccessivo (che è, fuor di metafora, la ragione dell’abbandono da parte di tanti, e il motivo per cui, in genere, li si esamina con una soavità che non si riserva al diplomato di un liceo classico prestigioso).

La costruzione delle "fondamenta"? Nessun ordine scolastico è responsabile più della scuola secondaria superiore

La differenza fra “quei” cinque anni di istituto professionale, 2 più 2 più 1 in una parcellizzazione di nozioni che spesso diventa pura e semplice riproposizione, cioè raddoppiamento degli stessi, e quelli di un liceo è, perfino oggi, abissale. Per questo, per quell’interesse nelle “fondamenta”, di cui nessun ordine scolastico è responsabile più della scuola secondaria superiore, credo sia giusto domandarsi come una scuola media superiore compattata a quattro anni (e, credo, gravata anche da quella famosa alternanza scuola-lavoro che trasforma la maggior parte degli studenti in fotocopiatori compulsivi o fattorini a costo zero) potrebbe portare a un miglioramento nell’apprendimento degli stessi contenuti disciplinari e delle stesse esperienze cognitive di una di durata quinquennale.

PERSINO CINQUE ANNI SONO POCHI. Già oggi cinque anni sembrano insufficienti per coprire programmi che in letteratura si fermano ai primi del Novecento (da cui lo sconcerto per la traccia del tema di italiano proposta all’ultima sessione di esami di maturità, su una lirica del poeta Giorgio Caproni). Più che un compattamento, servirebbe dunque una riforma che, anche in nome del famoso “diritto all’intrattenimento” e all’interesse degli studenti, li porti alla maggiore età con una buona conoscenza dei fatti politici ed economici del secolo che li ha preceduti e della contemporaneità.

Interessante la proposta di Asor Rosa: liceo “compact” a quattro anni seguito da un quinto di educazione e investigazione dell’ultimo secolo, in ogni disciplina

I ragazzi devono essere avvicinati al pensiero filosofico, alla letteratura e, perché no, anche alle arti contemporanee, perfino alle arti applicate che hanno comunque bisogno della mediazione di un corpo docente per diventare parte di un bagaglio vero, effettivo e ben sedimentato. Asor Rosa propone che il liceo “compact” a quattro anni sia seguito da un quinto anno di educazione e investigazione dell’ultimo secolo, in ogni disciplina. Mi sembra, nel mio infinitesimale, una proposta molto interessante.

SERVONO CORSI DI CULTURA GENERALE. Anche perché, come molti docenti che ormai hanno fra i propri iscritti studenti provenienti da università, e da high school straniere, ho la prova del tipo di bagaglio culturale con cui approdano nelle nostre università. Stiamo valutando di introdurre un corso di cultura generale trimestrale, a frequenza obbligatoria, per portare questi esemplari degli studi liceali quadriennali, e delle università tre più due (anni) sulle quali abbiamo modellato la nostra, a un livello minimo sufficiente perché possano seguire le lezioni che perfino i nostri studenti più mediocri sono in grado di affrontare.

INVESTIRE? L'ITALIA LO FA SEMPRE MENO. Tagliare non ha senso, così come non ha senso "avviare al lavoro" con un anno di anticipo studenti ancora meno preparati ad affrontarlo. Ma per migliorare l'offerta formativa bisogna investire. Che è quanto l'Italia fa, invece, ogni anno di meno.

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