Dunkirk 18
30 Agosto Ago 2017 1600 30 agosto 2017

Dunkirk, la storia vera dietro al film di Nolan

Oltre 300 mila soldati alleati evacuati dalla trappola francese. Segno che i nazisti potevano essere sconfitti. E lo strano alt di Hitler all'offensiva per "ammirazione" dell'impero britannico. Cosa fu l'operazione Dynamo.

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Lo sbarco nelle sale italiane è alle porte: 31 agosto 2017. Poi l'atteso film di Christopher Nolan, Dunkirk, potrà essere svelato. La pellicola, la più corta di tutta la filmografia del regista britannico, racconta in modo asciutto e diretto quella che è passata alla storia come "Operazione Dynamo". Uno degli episodi chiave della Seconda guerra mondiale. In quei giorni, tra il 27 maggio e il 4 giugno 1940, si consumò la ritirata di oltre 200 mila uomini del corpo di spedizione britannico e di 120 mila soldati francesi dalla città francese di Dunkerque, circondati dai panzer tedeschi.

1. Gli antefatti: la micidiale offensiva tedesca

La battaglia di Dunkerque è stata uno dei momenti di svolta della prima fase del secondo conflitto mondiale. Il 10 maggio 1940 il Comando supremo dell'esercito tedesco, l'Oberkommando des Heeres, lanciò l'operazione "Caso giallo" (Fall Gelb), un'offensiva lungo il fronte occidentale che prevedeva di invadere la Francia attraverso Olanda e Belgio. L'avanzata fu così rapida che in tre giorni le divisione corazzate della Wehrmacht raggiunsero le rive della Mosa.

EVACUAZIONE UNICA ALTERNATIVA. I Paesi Bassi vennero costretti alla resa e le truppe francesi, insieme con il corpo di spedizione britannico, furono spinte verso Nord in copertura del Belgio, fino alla Manica. Tutti i tentativi di realizzare una controffensiva furono vani. Le truppe alleate vennero così schiacciate nella sacca di Dunkerque, nel Nord-Est della Francia. Il 20 maggio, 10 giorni dopo l'inizio dell'offensiva, un battaglione della seconda divisione corazzata della Wehrmacht arrivò nel centro di Abbeville, sulla Manica, chiudendo di fatto le truppe nemiche nella sacca. A questo punto l'unica alternativa per gli Alleati fu quella di evacuare le truppe.

2. Lo stop di Hitler: frenato per "ammirazione" del Regno Unito

Con la presa di Abbeville l'offensiva era arrivata a un punto di svolta notevole. Ma in quel momento la Germania decise di interrompere le operazioni contro la sacca di Dunkerque. Il 24 maggio Adolf Hitler diede l'ordine di fermare l'offensiva. In questo modo i soldati inglesi, e i vertici della marina britannica, riuscirono a riorganizzarsi per preparare l'evacuazione. Secondo il professor Giuseppe Conti, docente di storia militare dell'Università La Sapienza di Roma, sono almeno due le ragioni che spinsero la Germania a fermarsi. «Una di tipo militare e una di tipo politico», racconta a Lettera43.it.

GERARCHI NAZISTI POCO CONVINTI. «Noi come sempre studiamo la storia dopo i fatti. Oggi conosciamo il grande successo e l’impiego geniale delle forze corazzate tedesche, però lì per lì i nazisti non erano sicuri. È vero che avevano vinto in Polonia e occupato Danimarca e Norvegia. Ma il problema più grosso era la Francia». I gerarchi erano sostanzialmente convinti che l'esercito francese fosse lo stesso che li aveva bloccati nella guerra di posizione 22 anni prima e per questo non si fidava.

LA PAURA DEI TEDESCHI: OSARE TROPPO. Ma non era così. «I tedeschi erano stupiti dalla facilità dell'offensiva. La paura era quella che stavano osando troppo, cioè che da un momento all’altro le cose potessero peggiorare». Molti generali erano prudenti, non volevano consumare o perdere i preziosi panzer che dovevano servire per la battaglia finale nelle Fiandre.

IMPERO COME QUELLO BRITANNICO. Ma a fermare la mano del Führer, che nei giorni di Dunkerque era particolarmente nervoso, fu anche un fattore politico. «Pare che Hitler abbia voluto dare ancora una volta una possibilità agli inglesi. Lui aveva una grande ammirazione dell’Inghilterra e dell’Impero britannico ed era convinto che una volta conquistava l’Unione sovietica avrebbe modellato il suo impero sul modello di quello britannico», sostiene Conti.

NON POTEVA CONTROLLARE TUTTO. Nei carteggi dei generali e dei gerarchi nazisti pubblicati dopo la guerra si legge chiaramente che molti non riuscivano a capire l'ammirazione di Hitler per Londra. «Il capo del Terzo Reich sapeva che la Germania non aveva una forza per controllare tutto, lui sapeva che la Germania era una grande potenza "continentale"». Come a dire: il continente sotto il comando della Germania, i mari sotto quello del Regno Unito.

I numeri dell'operazione Dynamo

  • 338.226 soldati sopravvissuti
  • 636 navi salvate
  • 61 navi danneggiate
  • 236 navi distrutte
  • 2.400 cannoni abbandonati
  • 63 mila mezzi abbandonati
  • 20 mila motociclette abbandonate
  • 77 tonnellate di munizioni abbandonate

3. Le operazioni di evacuazione: oltre 300 mila soldati riportati a casa

Se il film di Nolan porta il nome della località francese, l'evacuazione prese il nome di "Operazione Dynamo". Il nome derivava dalla stanza utilizzata per coordinare le operazioni nel castello di Dover. L'intero piano vienne gestito dal vice ammiraglio Bertram Home Ramsay in stretto contatto con il premier inglese Winston Churchill. I soldati erano stipati tra il porto della città e la spiaggia. L'operazione prese il via il 27 maggio, ma il primo giorno vennero evacuati solo 7 mila soldati. Nei giorni successivi la macchina dei soccorsi iniziò a funzionare a pieno regime.

VASTA FLOTTA DI NAVI CIVILI. La strategia di Ramsay fu quella di impiegare una vasta flotta di navi civili a fianco di quelle della marina militare. Oltre a una quarantina di cacciatorpedinieri vennero usate navi da pesca, natanti per il piccolo cabotaggio e persino scialuppe di salvataggio, come la storica Tamzine, una piccola imbarcazione oggi conservata nel museo di guerra a Londra. «Ricorda molto quanto avvenne nella Prima guerra mondiale con la battaglia dei taxi durante l'offensiva sulla Marna. Una situazione in cui tutta la popolazione venne chiamata in aiuto. Momenti di entusiasmo e di conforto», racconta ancora Conti.

MORIRONO 108 MILA SOLDATI. Le operazioni si fecero più complicate dopo il primo giugno, quando i bombardamenti dell'artiglieria tedesca e della Luftwaffe diventarono via via più serrati, con l'abbattimento di diversi caccia sulla Raf e l'affondamento di tre cacciatorpedinieri e due traghetti usati per portare a termine i salvataggi. Le operazioni si conclusero ufficialmente il 4 giugno. Complessivamente in nove giorni vennero salvati 338.226 soldati, tra i quali 120 mila francesi. Nel complesso persero la vita 68 mila uomini del corpo di spedizione britannico e 40 mila soldati francesi.

Data Truppe evacuate dalla spiaggia Truppe evacuate dal porto Totale

27 maggio

-

7.669 7.669

28 maggio

5.930 11.874 17.804

29 maggio

13.751 33.558 47.310

30 maggio

29.512 24.311 53.823

31 maggio

22.942 45.072 68.014

1 giugno

17.348 47.081 64.429

2 giugno

6.695 19.561 26.256

3 giugno

1.870 24.876 26.746

4 giugno

622 25.553 26.175
Totale 98.780 239.446 338.226

4. Gli effetti della ritirata: un successo per lo spirito britannico

L'operazione Dynamo passò alla storia come "miracolo di Dunkerque". Paradossalmente, almeno sul piano psicologico, la ritirata venne vista più come come una vittoria che come una sconfitta. «È importante calarsi nel periodo. Nelle memorie del tempo c’era questa sensazione che l’Europa fosse persa. Che i tedeschi ormai fossero i padroni. In questo senso la battaglia di Dunquerque diventò una speranza». Si può affermare che l'operazione Dynamo rappresentò il punto di svolta, almeno nel cuore dei britannici. Una svolta che fece maturare la convinzione di poter ribaltare le sorti della guerra.

CHURCHILL SMORZÒ I TONI. Ma quanto accaduto sulla Manica non può essere considerato una vittoria in senso militare, come ammonì lo stesso Churchill alla Camera dei Comuni: «Dobbiamo stare molto attenti a non assegnare a questa liberazione gli attributi della vittoria. La guerra non si vince con le evacuazioni».

TRE ANNI DI TRUPPE FERME. Sul breve periodo la riturata fu molto dura per le forze armate di Sua Maestà. Sulla spiaggia rimasero 2.400 cannoni, 63 mila mezzi, 20 mila motociclette, 77 tonnellate di munizioni e altre 400 tonnellate di materiali. Non solo. Per rimettere piede sul continente l'esercito britannico dovette aspettare altri tre anni con lo sbarco in Sicilia nel 1943.

5. E in caso di cattura? Non sarebbero cambiati i destini della guerra

Il salvataggio di oltre 300 mila uomini non ha mutato i destini della guerra. Ne è convito il prof Conti: «Avere o non avere quei soldati non sarebbe cambiato sui tempi lunghi. La guerra era inevitabilmente persa per i tedeschi» e questo per un impari confronto tra potenze. «Guardiamo i dati. L’Italia ha prodotto 11 mila aeroplani nel corso della guerra. Gli Usa 330 mila». Con questi numeri era impossibile pensare a una vittoria dell'Asse.

UNA PACE DI COMPROMESSO? Forse la cattura avrebbe fiaccato l'animo dei britannici, ma non la profondità dell'Impero. «L’unica possibilità sarebbe stata quella di arrivare a una pace di compromesso. Basti pensare che tra la fine del '42 e '43 Mussolini insistette molto sulla pace di compromesso con l’Unione sovietica».

6. Quello che il film non dice: il caso dei soldati indiani e francesi

L'uscita della pellicola è stata accompagnata da una serie di polemiche. Secondo la stampa indiana, capitanata dal Times of India, Nolan avrebbe omesso la presenza dei soldati indiani, membri effettivi delle forze armate e ovviamente dell'Impero. Secondo lo storico Yasmin Khan quattro compagnie della Royal Indian Army Service Corps vennero impegnate nel corso della guerra sul fronte occidentale. Tre di queste vennero evacuati da Dunkerque, mentre il quarto fu fatto prigioniero dai tedeschi.

ORGANIZZATI NELLA RITIRATA. Lo storico John Broich ha raccontato alla Bbc che i soldati indiani sulla spiaggia francese furono particolarmente efficaci sotto il fuoco nemico e molto organizzati durante la ritirata.

Due soldati indiani evacuati da Dunkerque.

Le polmiche sono arrivate però anche dalla stampa francese. Parigi avrebbe accusato il regista di non aver dedicato un adeguato ruolo alle truppe francesi. Geoffroy Caillet si è lamentato su le Figaro che i soldati transalpini sono «ridotti a un gruppo di silhouette furtive e derisorie». La reazione francese non è solo una questione di semplice sciovinismo, ma affonda le radici in una rivalità storica, come spiega il prof. Conti. «Gli attriti tra Francia e Inghilterra esistono e sono forti. Noi abbiamo questa idea di un’alleanza che funziona. Ma non è così. L'alleanza era vista come necessaria, ma nel corso di tutto il conflitto ci sono stati continui contrasti tra gli alleati. Il generale De Gaulle era odiato e mal sopportato».

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