Becker
5 Settembre Set 2017 1051 05 settembre 2017

Walter Becker, ritratto di un chitarrista rivoluzionario

Artefice d'un impasto di pop artigianale contaminato ad ampio spettro, fu il fondatore degli Steely Dan. Snob, esigentissimi, sarcastici fin dall'origine. Tra i primi a raggiungere il disco di platino in America.

  • ...

Se faceva musica fredda, cerebrale, come dicono, perché adesso lo piangono? Perché il mondo lo celebra come uno degli ultimi virtuosi? Walter Becker era uno che faceva la differenza anche alle orecchie di un profano, uno che suonava rigoroso e splendente, artefice d'un impasto di pop artigianale contaminato ad ampio spettro, sorta di fusion inafferrabile, inconfondibile perché mai dimentico dell'ingrediente principale, una buona melodia. Nessuno c'è mai riuscito con quella felicità di sintesi. E i suoi Steely Dan, incarnati con Donald Fagen, ne hanno aperti di percorsi – basta ascoltarli, e saltano in mente cento nomi - sulla strada di una proposta raffinata, impegnativa nei suoni come nelle liriche, anche caustiche, dense di riferimenti e citazioni, nei groove ritmici costruiti sui tempi della musica nera, con licenza di divagare fino al classicismo. Da cui la difficoltà di definirli. Un sovragenere fatto di molti generi, con alcune costanti: il classico respiro del piano Fender Rhodes, l'approccio vocale del soul, il largo utilizzo di accordi estesi e irregolari, come quello di “mu maggiore”, che poi era un accordo di nona rivoltato, una tecnica sopraffina, al punto da raggiungere eccessi maniacali e visionari.

TRA I PRIMI DISCHI DI PLATINO NEGLI USA. Musica troppo difficile, di poco appeal commerciale, si dirà; e invece, furono tra i primi a raggiungere il disco di platino in America, con la svolta da 3 milioni di copie di Aja, il disco del 1977 che virando ancor più decisamente su territori “sofisticati”, ne avrebbe certificato la fama definitiva (non che, fino a quel momento, fossero degli illustri sconosciuti). Per dire i tipi: il 1977 è l'anno del punk, del ritorno alla brutalità primordiale del rock and roll, anzi a prima ancora, alla preistoria ritmica, loro cavano fuori un album di pop jazzato in acido, compromesso con sferzate funky, denso di stratificazioni, arricchito da musicanti quali Wayne Shorter a Lee Ritenour, Steve Gadd, Larry Carlton ed altri, con composizioni levigate e scintillanti come diamanti, lunghe eppure con dentro sempre un cuore pop. Anche latin-pop. Un diadema oscuro, ecco cos'è Aja (anche se per qualcuno il precedente, The Royal Scam, lavoro di congiunzione tra la fase giovanile e la maturità acquisita, era addirittura superiore, ancorché sottovalutato).

Fagen e Becker riusciranno perfino a entrare nella Rock And Roll Hall of Fame, proprio loro ai quali il rock andava largo e stretto insieme

Snob, esigentissimi, sarcastici fin dall'origine – Steely Dan è il vibratore a vapore (sic!) che affiora dalla pagine del Pasto Nudo di Burroughs -, Fagen e Becker riusciranno perfino a entrare nella Rock And Roll Hall of Fame, proprio loro ai quali il rock andava largo e stretto insieme: una terribile, mirabile coppia di compositori, scoperti dal produttore della Abc Record, Gary Katz, che li scova, ne intuisce la clamorosa qualità e li lancia. Dopo gli esordi in sestetto, il gruppo si sarebbe asciugato alle due menti creative, corroborate dai migliori session men su piazza. Del rock (ma, perché no?, anche del jazz), i due, Becker in particolare, conservano le complicazioni al limite della follia, il retrogusto amaro della vita, certi incidenti di percorso terribili come la morte della fidanzata di Walter per overdose sul finire degli Anni 70 e il conseguente processo per concorso in omicidio, destinato a risolversi in un proscioglimento; più altri incidenti letteralmente di percorso, come quello che lo spedisce sotto un taxi rischiando la pelle e frantumandosi una gamba. Lo stesso Keith Jarrett cita il gruppo per plagio, e vince, proprio in merito al brano Gaucho, che sarà l'eponimo del disco successivo: un altro album memorabile.

LA VERGINITÀ PERDUTA. A questo punto, però, tutto è cambiato, ogni verginità è perduta: il gruppo si dirada, si ferma due decenni, durante i quali Fagen continua per la sua apprezzata strada mentre Becker si perde per fatti suoi, ed è questa la ragione che lo consegna a un oblio per addetti ai lavori. Insieme tornano solo nel 2000: disgraziatamente, la loro musica da complessa si è fatta complicata e loro sono i primi a saperlo, a sentirlo se è vero che titolano il nuovo album Two Against Nature, due contronatura. La natura è cambiata, quei temibili seminatori di vibrazioni arabescate ora sono due dinosauri. Non perdono però, costi quel che costi, il vizio di un perfezionismo forse fine a se stesso ormai, ma sempre capace di marcare la differenza in termini di cultura musicale, di tecnica, di ambizione.

QUANDO CADE UN GIGANTE FA RUMORE. È l'ispirazione che non è più quella degli anni d'oro, perché anche nella musica, specie nella musica, tutto ritorna ma gli Anni 70 passarono una sola volta. E poi arriva luglio del 2017, e Walter Becker deve dare forfait ai concerti di New York e Los Angeles. «Un malanno, si sta curando». E invece arriva il 3 settembre, e niente è più curabile, la lunga malattia si spegne spegnendolo. Ne abbiamo perso un altro. Uno che, sentendolo nominare, i più guarderanno per aria, “chi era costui?”, ma chi respira musica no, sa subito di che cosa si tratti. Non era neanche anziano, 67 anni, anche se pareva di più, come sempre quando uno ha cominciato da ragazzino. Walter Becker il meglio da compositore l'aveva dato, ma la sua statura restava, resta intatta. E quando cade un gigante fa rumore.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso