Il Manager Dan Con Una Cameriera
10 Settembre Set 2017 0900 10 settembre 2017

Norwich, viaggio nel Mitre: il primo pub gestito da una chiesa

Nella città più atea del Regno Unito ha aperto il locale amministrato dalla vicina parrocchia di St Thomas. Che punta così a fare comunità. Anche con chi non crede. Lettera43.it è andata a farsi una birra.

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I simboli e riferimenti regliosi colpiscono sì, ma per la loro assenza. Con un arredamento moderno, quasi minimalista, pareti bianche e musica d’ambiente a volume discreto, il Mitre Pub, se non fosse per il logo, a tutto farebbe pensare tranne che a un luogo gestito da una chiesa. Chi si aspetta immagini dei vangeli o slogan religiosi in mezzo ai tavoli rimarrà deluso. Eppure il pub, che ha aperto ad agosto 2017, rappresenta il primo del suo genere in Inghilterra e, con buona probabilità, anche in Europa.

SPESA TOTALE: 600 MILA STERLINE. La chiesa anglicana di St Thomas, distante meno di 50 metri, ha deciso nel 2016 di acquistare l’edificio di età vittoriana che dal 2015 non era occupato. In totale la spesa è stata di oltre 600 mila sterline (circa 650 mila euro), inclusi i lavori di ristrutturazione. Soldi raccolti grazie alle donazioni dei fedeli.

Terry Huggins, il direttore generale della chiesa, racconta: «Intorno a noi gravitano all’incirca 500 persone, tra di loro qualcuno ha sicuramente donato parecchi soldi, anche se tutte le offerte ricevute sono state anonime». La parrocchia si trova in una delle aree più affluenti di Norwich, città a poco più di due ore da Londra che conserva ancora molti resti del suo patrimonio medievale.

L'IDEA VENUTA IN VACANZA. “Abbiamo una chiesa per ogni settimana e un pub per ogni giorno dell’anno”, si vantano gli abitanti del capoluogo del Norfolk. Il Mitre Pub, se non altro, può confondere le statistiche. L’idea è venuta al parroco Ian Dyble: «Ero in vacanza nel Lake District e ho notato un prete che serviva da bere dietro a un bancone. Ricordo di aver pensato che fosse un’ottima idea per coinvolgere la comunità. Sappiamo tutti, infatti, che l’interesse verso la chiesa diminuisce di giorno in giorno».

L'esterno del locale. Il logo ricorda una chiesa.

Lo scopo principale del pub sarà quello di offrire un punto di ritrovo per fedeli e non, un luogo dove verranno organizzate riunioni ed eventi a scopo benefico. Gli incassi verranno ovviamente devoluti in beneficenza per sostenere i progetti nei quali la chiesa è coinvolta: dall’aiuto a ex detenuti e persone senza fissa dimora fino a missioni umanitarie in Sierra Leone e India.

NIENTE PROPAGANDA RELIGIOSA. Huggins spiega: «Questo è stato un luogo storico per la comunità e vorremmo che tornasse a esserlo. Ci impegneremo a fornire informazioni a chiunque ne abbia bisogno, ma non faremo della propaganda religiosa. Preferiamo un approccio soft: chiunque sarà benvenuto».

La parrocchia anglicana di St Thomas, a meno di 50 metri dal Mitre.

Ad accoglierci dietro il bancone c'è Dan, colui al quale è affidata la gestione quotidiana del locale. «Da quando abbiamo aperto siamo stati molto impegnati e i primi commenti da parte dei clienti sono stati positivi», dice. È sabato mattina e, sebbene il pub non sia pieno, il flusso di clienti è costante.

«ERA CIÒ CHE SERVIVA ALLA CITTÀ». «Fate parte della chiesa?», chiedono alcuni appena entrati. Altri semplicemente ordinano o si appuntano la password del wi-fi. Dan spiega che «molte persone ci dicono che era propio ciò che serviva a quest’area della città. E chissà già da domenica vederemo più gente a messa». Dan era già un assiduo frequentatore della chiesa di St Thomas prima di essere messo sotto contratto. Assieme a lui lavorano quattro persone, solo due delle quali però sono fedeli praticanti.

Dietro il bancone c'è Dan e oltre a lui lavorano quattro persone.

Ogni giornata lavorativa inizia con una preghiera («Dopo però non abbiamo tempo, i clienti hanno la precedenza», aggiunge una delle cameriere) e prosegue fino alle quattro e mezza di pomeriggio perché il pub, per adesso, non ha la licenza per rimanere aperto la sera.

PRESTO APERTI FINO ALLE 21. Il direttore Huggins precisa: «Tra un paio di settimane opereremo fino alle 21, tutti i giorni». Sarà allora che il pub, sperano, inizierà a generare profitti. E con l’alcol com'è il rapporto? Si permette alle persone di alzare troppo il gomito? «Se dovessimo vedere qualcuno che inizia a bere troppo gli diremmo che non possiamo più servirlo. Non sarà diverso che negli altri pub: chi esagera con gli alcolici viene persuaso a smettere o a uscire», risponde il manager Dan.

L’unico riferimento a Gesù in tutto il pub è l’etichetta della birra Emmanuels che domanda: cosa farebbe fermentare il Signore?

La scelta della birra nel menù non è casuale. È la Emmanuels, prodotta nello Yorkshire, da Nick Law, che ha coniugato la sua fede cristiana con l’amore per la birra seguendo la tradizione dei monaci trappisti. L’unico riferimento a Gesù in tutto il pub è infatti proprio l’etichetta della birra che domanda “cosa farebbe fermentare il Signore?”. I nomi delle birre, tutte rigorosamente artigianali, variano da Glory Glory Alleluja (stile americano, con aromi di agrumi) a Reyjoice, che ha ben oltre 5 gradi alcolici.

C'È ANCHE IL CAFFÈ SOSPESO. I clienti possono usufruire anche del "caffè sospeso", abitudine filantropica che, pian piano, si sta diffondendo anche Oltremanica. Vicino al bancone c’è una boccia di vetro con almeno una ventina di gettoni rossi, sono i caffè che qualcuno ha voluto donare. Per adesso però soltanto un cliente ne ha usufruito. «Ma presto la voce si spargerà», assicura Dan.

A Norwich oltre quattro persone su 10 hanno dichiarato di non seguire alcuna religione.

Nonostante possa vantare due cattedrali - quella cattolica non meno imponente di quella protestante, che è la principale -, secondo il censimento del 2011 Norwich è la città più atea del Regno Unito. Oltre quattro persone su 10 hanno dichiarato di non seguire alcuna religione, una differenza significativa con il resto della nazione dove in media gli atei sono il 25%. La chiesa di St Thomas spera di invertire la tendenza.

«AMBIENTE MOLTO NEUTRALE». Chloe, 33 anni, poco dopo aver ordinato un cappuccino dice: «Io non sono religiosa o praticante, ma questo progetto mi ha incuriosito. Sono rimasta positivamente sorpresa dalla neutralità dell’ambiente. La Chiesa di St Thomas è abbastanza al passo coi tempi, l’idea di offrire uno spazio per la comunità, senza però forzare un messaggio, mi sembra positivo. E poi il caffè e le torte sono davvero buone».

IL PADRE DELLO SPOSO CI BEVE SU. Terry si sta aggiustando la cravatta: «Mio figlio si sposa tra qualche minuto, proprio nella chiesa a due passi da qui. Mi hanno detto che c’era un pub e ho pensato di fare un salto per un drink, anche per calmare un po’ i nervi», dice mentre ordina una una birra. In fondo, il paradiso può attendere.

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