FOSTER wallace
13 Settembre Set 2017 1001 13 settembre 2017

David Foster Wallace: 10 cose da sapere

L'influenza della televisione. Le letture e i primi componimenti d'infanzia. L'esperienza universitaria e i consigli agli studenti. Scorci di vita e riflessioni per ricordare lo scrittore statunitense morto suicida il 12 settembre 2008.

  • Elena Paparelli
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«Uno degli scrittori più influenti e innovativi degli ultimi 20 anni», secondo l’editore del Los Angeles Times, David Ulin; «la mente migliore della sua generazione», lo ha definito il New York Times; «una rock star letteraria», secondo Duncan White del Telegraph. Quel che è certo è che David Foster Wallace, scrittore e saggista statunitense, classe ’62, morto suicida a 46 anni il 12 settembre del 2008 (sei mesi dopo l’interruzione della cura con l’antidepressivo Nardil), ha fatto molto discutere critica e pubblico. Conquistandosi, a livello internazionale, una nutrita schiera di adepti che hanno apprezzato la genialità del tentativo – particolarissimo - di spiegare al mondo, attraverso le sue opere, «Ciò che significava essere un ‘fottuto essere umano’».

IL MONDO SECONDO DFW. Del suo romanzo più famoso, scritto in età giovanile e uscito nel 1996, Infinite Jest – citato dal Time fra i 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 al 2005 – parlava come di un «melodramma contemporaneo alla Henry James», «una rappresentazione strutturale del modo in cui il mondo opera sulle mie terminazioni nervose». Più di mille pagine che andavano a comporre quello che qualcuno arrivò a definire «the Grunge American Novel» e che l’amico Jonathan Franzen reputò un’opera «davvero spettacolare, capace di intossicare con la sua comicità e la sua inesauribile inventiva, ma anche capace di disintossicare con pagine di profonda e lucida tristezza».

Chi volesse avere un’idea della scrittura e del pensiero di Foster Wallace, prima di avventurarsi nella lettura di questo tomo-capolavoro ambientato prevalentemente a Boston, può prendere in mano l’agile volume Portatile uscito per Einaudi Stile Libero, con l’introduzione all’edizione italiana di Stefano Bartezzaghi, che raduna brani di romanzi e di saggistica, materiali didattici e racconti dello scrittore americano. Una sorta di Best off per illuminare – attraverso stralci di scrittura selezionati – la personalità e la creatività inesauribile di una delle penne che meglio hanno saputo restituire luci e ombre della società contemporanea. Da Infinite Jest a Considera l’aragosta, da Il tennis come esperienza religiosa a Il re pallido, ultimo romanzo incompiuto pubblicato nel 2011 e finalista per il Premio Pulitzer 2012 per la narrativa.

SCORCI DI VITA. La fisionomia umana e artistica di Foster Wallace usciva ben delineata già nel libro-intervista a firma del giornalista David Lipsky della rivista Rolling Stone che intervistò lo scrittore nel 1996. Da quel confronto pieno di interessanti conversazioni nacque il libro Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta (in Italia edito da Minimum Fax), da cui venne tratto successivamente anche il film The End of the Tour – Un viaggio con David Foster Wallace, diretto da James Ponsoldt e su grande schermo negli Stati Uniti a luglio 2015. Ricco di aneddoti interessanti e anche molto curiosi è invece la biografia degli anni giovanili raccontata da D.T.Max nel volume Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi (Einaudi), dove le vicende personali dello scrittore sono utili per entrare di più nei testi che seguiranno. Ecco 10 cose da sapere su DFW.

1. Maestra televisione

«Non possiamo neanche immaginare, letteralmente, una vita senza tivù», parola di DFW, che da piccolo se ne stava incollato al piccolo schermo a guardare le repliche de Gli eroi di Hogan, Star Trek, Mistero in galleria e Kolchak. Non disdegnava neppure le soap opera, in particolare Sentieri. La tivù ebbe una importanza non trascurabile nella infanzia di Wallace, tanto che la definì una «esperienza schizogenica della crescita». Dedicati a show tivù sono i racconti La mia apparizione e Piccoli animali senza espressione.

2. L'esperienza universitaria

Foster Wallace fu anche un professore universitario piuttosto severo ed esigente. In un suo corso fra i testi proposti agli studenti erano elencati Speedboat di Renata Adler; Nightwood di Djuna Barnes; Play it as it lays di Joan Didion e The Golden Notebook di Doris Lessing.

3. Le letture dell'infanzia

Quando aveva 5 anni il padre gli lesse Moby Dick di Melville, in versione integrale.

4. Il consiglio agli studenti

Il 21 maggio 2005, DFW tenne un discorso in occasione della cerimonia di laurea al Kenyon Collage. Queste alcune delle sue parole: «Imparare a pensare vuol dire in effetti imparare a esercitare un qualche controllo su come e cosa pensi. Significa anche essere abbastanza consapevoli e coscienti per scegliere a cosa prestare attenzione e come dare un senso all’esperienza. Perché, se non potrete esercitare questo tipo di scelta nella vostra vita adulta, allora sarete veramente nei guai. […] Non a caso gli adulti che si suicidano con armi da fuoco quasi sempre si sparano alla testa. Sparano al loro pessimo padrone. E la verità è che molte di queste persone sono in effetti già morte molto prima di aver premuto il grilletto».

5. La conta dei difetti

Quando era giovane, DFW per prendere sonno elencava i propri difetti.

6. No alle icone e alle astrazioni

A proposito di Dostoevskij, Wallace scrisse: «Trasformare qualcuno in un'icona equivale a trasformarlo in un'astrazione. E le astrazioni non sono in grado di comunicare con i vivi».

7. La poesia da bimbo

Un componimento di DFW bambino (5 anni) recita: «Mia madre lavora e fa tutto/E per il pane le serve lo strutto/Cuoce il pane, e il letto rifà/E quando ha finito/A dormire se ne va».

8. Terapia familiare

I genitori di DFW, separati, portarono tutta la famiglia in terapia. «La terapia matrimoniale è poi degenerata in terapia familiare, Dio sa come», furono le sue amare parole.

9. Una esistenza al crepuscolo

Nel romanzo postumo Il Re Pallido è contenuta questa riflessione: «La nostra piccolezza, la nostra insignificanza e natura mortale, mia e vostra, la cosa a cui per tutto il tempo cerchiamo di non pensare direttamente, che siamo minuscoli e alla mercé di grandi forze e che il tempo passa incessantemente, e che ogni giorno abbiamo perso un altro giorno che non tornerà più e la nostra infanzia è finita e con lei l’adolescenza e il vigore della gioventù e presto l’età adulta, che tutto quello che vediamo intorno a noi non fa che decadere e andarsene, tutto se ne va e anche noi, anch’io, da come sono sfrecciati via questi 42 anni tra non molto me ne andrò anch’io, chi mai avrebbe pensato che esistesse un modo più veritiero di dire “morire”, “andarsene”, il solo suono mi fa sentire come mi sento al crepuscolo di una domenica d’inverno».

10. Internet è il muro dei cessi della psiche americana

Sulla presenza pervasiva dei media lo sguardo di DFW si faceva puntuto. «Malgrado i sogni di globalità e informazione libera, [internet] è e resta il muro dei cessi della psiche americana», scriveva.

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