Miss Italia
14 Settembre Set 2017 1700 14 settembre 2017

Miss Italia, il trionfo dell'incarognimento

Concorrenti agguerrite, aspre, rabbiose e polemiche. Mentre fuori parte la solita retorica domanda su che senso abbia il concorso. L'edizione 2017 ci lascia uno strascico di insofferenza e perfino franca cattiveria.

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È più o meno dalla sua fondazione, anno di grazia 1946, che qualcuno retoricamente si chiede: ha ancora senso insistere con Miss Italia? Naturalmente un senso ce l'ha, altrimenti Miss Italia, alla faccia di chi le vuole male, non sarebbe diventata ultra 70enne assieme a tutti i concorsi del genere nell'universo mondo.

AMBIZIONE FISIOLOGICA. Perché l'ambizione della bellezza è fisiologica, come la seduzione, perché lo spettacolo della leggiadria, drogata quanto si vuole, non lo impone nessuno e sono anzitutto le aspiranti, con relative mamme da sbarco, ad alimentarlo, perché senza celebrazione dell'incantesimo non ci sarebbe stata l'Iliade e non ci sarebbe stata la sconsolata quanto mirabile Elena di Euripide, “e io, che pure tanto ho sofferto, sono maledetta”, e non ci sarebbe il giro telepubblicitario che questo format, diverso e uguale a ogni latitudine, da sempre assicura.

COGLIE LE MUTAZIONI. E poi, come si ripete sempre, Miss Italia serve a cogliere le mutazioni degli italiani e soprattutto le giovani italiane: le quali, per dire, un tempo si limitavano a voler risolvere il problema della fame del mondo, mentre oggi hanno aggiunto la lotta ai cambiamenti climatici e di conseguenza a Donald Trump, il quale, negandoli, li ha provocati.

Miss Italia 2017 Alice Rachele Arlanch.

D'altra parte la rassegna, da più parti ingenerosamente paragonata a “un mercato delle vacche”, subisce inevitabilmente - e così lo testimonia - lo spirito del tempo: ora sogno di libertà, ora simbolo di riscatto socio-economico, maggiorata da esportazione insieme al Cinzano, la Ferrari, il frigorifero Ignis e il Moplen, quindi, in tempi di contestazioni furibonde, disprezzata come cascame della borghesia più retriva e relegata a Cenerentola del palinsesto. Dopodiché, col riflusso, di nuovo in voga, tracimante, ma poi, circolarmente, ancora svilita. Infine, per il momento, confinata a una sola serata, su un network non di Stato, con poche luci e molti coni d'ombra mediatici.

DOPO UN ANNO L'OBLIO. Attualmente Miss Italia è una regina di maggio, anzi di settembre, di retroguardia, se ne parla poco, pochi sanno dire su quale testa finì la corona, e, dopo un anno, nessuno lo ricorda più, un po' come per chi vince il festival di Sanremo e, casomai, la domanda da porsi è proprio questa: cui prodest miss Italia?

FINITE LE VACCHE GRASSE. Finiti i tempi delle vacche grasse (absit iniuria verbis), quando una vincitrice la facevano diventare diva di Cinecittà o almeno mediocre attrice di mediocri fiction, oggi al massimo la spediscono a inaugurare qualche supermercato, qualche concessionaria e poi l'oblio.

Le concorrenti.

Eppure il suo fascino non scema, almeno per chi vi aspira. E anzi, o proprio per questo disperato aggrapparsi al bene-rifugio della propria avvenenza, le concorrenti si rivelano quantomai agguerrite, aspre, dure come diamanti grezzi; fosse vivo oggi, Visconti non girerebbe più Bellissima, ma Carognissima o almeno Carognetta. Ecco, di questa Miss Italia 2017 si ricorda più che altro l'onda lunga, lo strascico di insofferenza, rivendicazione, perfino franca cattiveria: alla faccia della leggiadria muliebre.

GUAI A DIRLE «SENEGALESE». Sentite per esempio la terza classificata, Samira Lui, incazzata nera perché il conduttore Francesco Facchinetti, alludendo alle origini familiari, l'ha definita «senegalese»: cosa ci fosse di offensivo nella qualifica, neppure il Padreterno lo sa e, d'altra parte, è garantita la buona fede geografica di dj Francesco, uno che scambia in scioltezza il ladino col tedesco; ma la comunque splendida Samira non ci sta e, quanto mai risentita, mette i puntini su se stessa.

QUASI COME UNA SALVINIANA. Dopo avere precisato che ha «vissuto le critiche sul colore della pelle in modo apatico (sic!)», ha aggiunto che lei si ritiene «una friulana doc, mi hanno chiamata senegalese ma io sono nata in Italia, mia mamma è italiana e io mi sento italianissima al 100%». E magari sa cucinare una «italianissima vivanda». E va beh, calma, tranquilla, chi dice niente, mancava solo che annunciasse la discesa in campo con Salvini aggiungendo: ma basta con 'sti sbarchi, aiutiamoli un po' a casa loro.

Samira Lui.

Perfino più imbufalita, comprensibilmente, la seconda classificata, Laura Coden di Feltre, che ammette senza tante storie: «Provo rabbia, ma ho portato in alto il nome di Feltre e comunque questo è solo l'inizio». Ad maiora. Non dice delusione, amarezza, rammarico, dice proprio rabbia, al diavolo la diplomazia, e va già di lusso che non aggiunge: vi farò vedere io dove arrivo, razza di bastardi di giurati.

E POI TUTTE DALLA D'URSO. Sottilmente polemica pure la reginetta, Alice Rachele Arlanch, la cui mamma ha fatto l'appello bilingue che ha mandato in confusione Facchinetti (forse la fraulein trentina si sente Miss Italia, ma fino a un certo punto). Anzi, polemica addirittura ab ovo, prima ancora di cominciare, perché la fanciulla, schierata in favore di profughi e rifugiati (così anche la presidenta Laura Boldrini, che miss Italia proprio non la può soffrire, sarà sollevata), aveva dichiarato a suo tempo: «Partecipo per sfatare il mito della bella vuota e senza contenuti». Il giorno dopo era già da Barbara d'Urso.

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