Scuola
LA MODA CHE CAMBIA
17 Settembre Set 2017 0900 17 settembre 2017

Salviamo la scrittura a mano dagli smartphone a scuola

La ministra Fedeli vuole introdurre la tecnologia in classe «a scopi didattici». Ma carta e penna sono un esercizio totale per il cervello. E favoriscono la concentrazione. Non rottamiamole.

  • ...

Una puntata in Friuli per la nuova edizione di Pordenonelegge, festival letterario benemerito e molto partecipato dai giovani che vi prestano servizio come “angeli” volontari, mi mette in contatto con un gruppo di mamme giovani e seriamente preoccupate per l’intenzione del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli di introdurre in via definitiva l’uso dello smartphone in classe «a scopi didattici».

ALL'UNIVERSITÀ CELLULARI BANDITI. Essendo uno dei (non pochi) professori che lo fanno spegnere all’ingresso in aula, talvolta consegnare sulla cattedra come le pistole all’ingresso dei saloon nei brutti film western - e sto parlando di un corso di laurea magistrale, non delle elementari e delle medie come loro - condivido la loro preoccupazione.

QUALE SARÀ «L'USO CONSAPEVOLE»? Il 15 settembre 2017 è infatti partito un gruppo di lavoro, dichiaratamente «con le migliori e i migliori esperti del Paese», ancorché nessuno sappia chi siano, «per rivedere le indicazioni nazionali e intervenire su cosa le nostre studentesse e i nostri studenti studiano a scuola». A questo verrà affiancato un secondo gruppo che servirà a chiarire l’utilizzo di smartphone e tablet degli studenti in classe, intervenendo sulle attuali circolari, risalenti a un periodo troppo lontano da oggi e promuovendo, come ha aggiunto la ministra, «un uso consapevole e in linea con le esigenze didattiche. Questo gruppo avrà 45 giorni per pubblicare delle linee guida chiare ed efficaci per le scuole».

L’idea è, in parte, condivisibile: imparare a usare in modo intelligente e attento gli smartphone e i tablet dovrebbe, infatti, favorire la ricerca e la verifica delle informazioni utili, insegnando anche a distinguere fra buona e cattiva informazione. Per esperienza so che questo non solo è un obiettivo irraggiungibile se non a fronte di un’esperienza di vita, e di una preparazione di base impossibili da possedere fino a un’età relativamente matura, tanto che di questo famoso «uso consapevole» sono infarcite certe tesi raffazzonate in un copia-incolla ottusamente inconsapevole, in quanto incapace di distinguere perfino lo stile, i toni e i tempi verbali diversi del collage.

NON DIMENTICHIAMOCI DELLA CALLIGRAFIA. Però, e immaginando che questo gruppo di lavoro tanto professionale sia ben conscio delle problematiche didattiche e psicologiche di cui sopra, credo che fra i tanti punti e gli snodi della questione non dovrebbe dimenticare quello, dirimente per molti versi, della scrittura. Della calligrafia. Dell’uso della mano, o delle mani, per trasferire i propri pensieri su carta e non su un tablet usando la funzione “appunti”. Di recente un quotidiano ha pubblicato la riproduzione fotografica della scrittura diciamo “media” di uno studente liceale: un accrocchio di segni irriconoscibili, a lui e a chiunque altro.

RIPERCUSSIONI NEUROLOGICHE BENEFICHE. Le competenze calligrafiche vanno scomparendo, e con loro tutte le funzioni cerebrali a loro connesse, che sono - ve lo dirà qualunque psicopedagogo - molto diverse da quelle innescate dalla digitalizzazione dello stesso pensiero su una tastiera. Oltre a potersi fare ovunque, anche senza elettricità e l’uso di un supporto - Rossini scriveva le partiture delle sue opere ovunque e in qualunque momento gli venisse l’ispirazione, gli archivi della Ricordi sono pieni di fogli dei menù dei ristoranti, carte veline, veri e propri stracci - la scrittura a mano ha infatti ripercussioni benefiche sull’anatomia del cervello e sulle funzioni neurologiche.

I movimenti, complessi e raffinati, utilizzati per scrivere mettono in moto l’area motoria del cervello secondo una serie di azioni complesse che coinvolgono tutti i sensi

Quanto maggiormente si utilizza la mano, dicono i neurologi, tanto più stimoliamo la zona cerebrale di competenza, arricchendo e sviluppando le connessioni neuronali. Tutti i movimenti, complessi e raffinati, utilizzati per scrivere mettono in moto l’area motoria del cervello secondo una serie di azioni complesse che coinvolgono tutti i sensi, in particolare la vista, e agiscono - permettetemi di farla breve in una sede come questa - come un esercizio totale per il cervello.

PROCESSI DI APPRENDIMENTO DIVERSI. Scrivere a mano è un’azione difficile che richiede padronanza e controllo: non è un caso che i bambini imparino prima a camminare, poi, attorno ai 20-24 mesi, a parlare formulando brevi frasi di senso compiuto, verso i tre anni eventualmente a digitalizzare su uno dei famosi smartphone qualche segno, e solo in seguito, molto in seguito, a scrivere.

COORDINAMENTO SPAZIO-TEMPORALE. Il controllo totale di una scrittura fluida non avviene prima dei 10-12 anni. Il movimento della mano prevede anche un coordinamento spazio-temporale della scrittura, gestito dalla vista: un dattliografo può scrivere un testo senza guardare né la tastiera né il testo, perché l’unico movimento necessario è l’automatismo nell’attivazione dei tasti (quanti film sulle segretarie-modello veloci come automi e completamente inconsapevoli del contenuto trasferito su un foglio).

In classe potrebbero essere introdotti smartphone e tablet a scopo didattico.

ANSA

La scrittura richiede ben altre competenze, tutte favorevoli alla concentrazione. Noi “vecchi” giornalisti (anche senza virgolette) sappiamo bene che la concentrazione che ci era richiesta per scrivere velocemente un articolo a mano, su un foglio, e trasferirlo agli ormai scomparsi dimafonisti di redazione era un esercizio perfetto per ordinare in modo logico e consequenziale fatti e impressioni.

SUL PC SOLTANTO "PENSIERINI" SPARSI. L’esercizio della scrittura, della mano e della vista, favoriva la concentrazione. Il significato di quanto si andava scrivendo emergeva dal foglio, dalla forma delle parole, dal suono che producevano nel cervello mentre venivano formulate su carta, e chi ha iniziato la professione in quegli anni è tuttora in grado di ordinare i propri pensieri con una rapidità del tutto sconosciuta ai giovani, abituati a procedere sul foglio “appunti” del pc per “pensierini” sparsi, senza aver ben chiaro in mente il punto di partenza e di arrivo dell’articolo.

SCRITTURA E DISEGNO SERVONO ANCORA. È questo il punto che impensierisce le mamme più colte; quelle che, come mi ha detto una di loro, investe tempo, denaro e sollecitudine nelle attività psicomotorie della figlia seienne, e non vorrebbe vederli disperdere proprio a scuola: scrittura e disegno, uso dei colori, abitudine al controllo delle spaziature sui fogli, non sono sostituibili dalle stesse attività su smartphone o computer.

In un Paese che fa dell’artigianato e dei mestieri della mano un punto di forza, come mai il ministro dello Sviluppo Calenda non ha ancora parlato con la ministra Fedeli?

In un Paese che tanto valorizza la sua abilità manuale come l’Italia, che fa dell’artigianato e dei mestieri della mano un punto di forza, mi domando come mai il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda non abbia ancora trovato il tempo, e magari la voglia, di fare due chiacchiere con la ministra Fedeli.

A MANO SI USA IMPEGNO, GUSTO, STILE. A tutto questo vorrei aggiungere una nota sul piacere tattile e visivo della carta, delle penne, degli inchiostri e dei colori: non è un caso che nei settori professionali più sofisticati ed esteticamente consapevoli, come moda o design, la scrittura a mano sia ancora molto praticata. Gli inviti alle sfilate sono ancora scritti e indirizzati a mano, i ringraziamenti successivi agli articoli vengono redatti a mano (Tom Ford scrive a mano, come Karl Lagerfeld): la scrittura manuale, che richiede appunto impegno, gusto, stile, è tuttora un segno di riconoscibilità importante.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso