Stephen King (4)
21 Settembre Set 2017 1500 21 settembre 2017

Stephen King, vita e segreti del re dell'horror

L'abbandono del padre. L'alcolismo. Le sette operazioni. I problemi economici. Il successo (prima con Carrie, poi con It). Storia e fantasmi dello scrittore più pagato del mondo. 

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Il 21 settembre festeggia i 70 anni Stephen King, considerato il re della letteratura horror, lo scrittore che arriva a questo traguardo godendosi il clamoroso successo in America – 117 milioni di dollari già incassati - del film IT, che da noi arriva nelle sale il 19 ottobre. Un successo che in parte lo ripaga del flop della trasposizione cinematografica de La Torre Nera. King afferma di scrivere 500 parole dalle 8.30 alle 11.30, ogni giorno, a eccezione soltanto del giorno di Natale, del Giorno del Ringraziamento e del suo compleanno. Quasi tutti i suoi libri hanno più di 500 pagine. È lo scrittore più pagato del mondo. Perché racconta storie “magiche”, che trasudano mistero, paura e follia, ma senza fughe dalla realtà. I suoi personaggi, anzi, restano immersi in una realtà raccontata con cura dei dettagli e del contesto. La sua arte consiste nel mettere la “verità dentro le bugie” e nel fare del “fantastico il sale della mente”.

UN'INFANZIA DIFFICILE. L’attaccamento alla dura realtà quotidiana gli proviene da un’infanzia vagabonda e difficile, passata con la madre a traslocare di casa in casa tra il Wisconsin, il Connecticut e il Maine dopo che il padre aveva abbandonato la famiglia quando Stephen aveva solo due anni e suo fratello adottivo Dave era poco più grande. Il ricordo della sua infanzia somiglia a «un paesaggio nebbioso nel quale i ricordi appaiono qua e là come alberi isolati… di quelli che hanno l’aria di volerti ghermire e divorare». Impossibile non pensare al clown Pennywise che uccide i bambini nel romanzo IT, la Cosa Mostruosa, il Male che veglia pronto a colpire all’ombra dell’apparentemente tranquilla cittadina di Derry, il mostro che sarà combattuto da una banda di sette ragazzini. Proprio a causa di questa infanzia tutt’altro che idilliaca la memoria corre a particolari raccapriccianti quando King raccoglie nel libro On Writing - Autobiografia di un mestiere i flash dei suoi primi anni di vita: la grossa baby sitter Eula-Beulah che lo picchiava forte ridendo, la madre che gli raccontava di avere visto un marinaio morire dopo essersi gettato dal tetto di un hotel e della roba verde che gli era venuta fuori dalla testa, il dottore che gli infilava aghi nelle orecchie provocandogli «un dolore fuori del mondo».

E poi ci sono i luoghi, come la vasta area selvaggia attraversata da una ferrovia e delimitata da una discarica che si trovava a Stratford e che riappare spesso nei romanzi di King (anche in questo caso, i Barrens di IT ne sono lo specchio fedele). Ma l’elemento orrorifico ancora non si affacciava nel suo primo racconto, scritto quando andava alle elementari, «in cui quattro animali magici viaggiavano a bordo di una vecchia macchina aiutando dei bambini. Il capo era un coniglione bianco che si chiamava Mr. Rabbit Trick». Per quel racconto ottenne dalla madre 25 cent. E altri 25 cent cadauno per gli altri tre racconti che avevano come protagonista Mr. Rabbit Trick. «Fu il primo dollaro che guadagnai in questo mestiere», chiosa King. La passione per il lato oscuro del mistero sarà suscitata più tardi, dalla lettura di Poe e Lovecraft.

LA SVOLTA CON CARRIE. Nel 1973, ormai un uomo sposato, con due figli e un lavoro di insegnante, King ottenne il successo del primo romanzo, Carrie (da cui tre anni dopo verrà tratto l’omonimo film diretto da Brian De Palma), che contribuì a risolverne i problemi economici. Fu in quel momento, a 26 anni, che Stephen decise di dedicarsi interamente alla professione di scrittore. Il primo best seller fu Shining, dove il personaggio dello scrittore alcolizzato è ancora una volta ispirato alla biografia dello stesso autore, che fu a lungo dipendente da alcol e droghe, riuscendo a liberarsi di questo suo incubo personale solo alla fine degli Anni 80. («Mentre scrivevo Shining, quella parte di me cominciò a urlare invocando aiuto nel solo modo che sapeva, attraverso le mie creazioni letterarie e attraverso i miei mostri»). Non a caso anche Misery è la storia di uno scrittore imprigionato e torturato da un’infermiera psicopatica.

ASPETTANDO SLEEPING BEAUTIES. Nel 1999 un brutto incidente lo sorprese durante la sua passeggiata quotidiana: fu investito da un minivan Dodge blu guidato da Bryan Smith. Furono necessarie sette operazioni per una completa guarigione. Alla fine King decise di denunciare l’investitore mentre la moglie Tabitha si preoccupò di acquistare il minivan, temendo che potesse finire all’asta. Stephen King oggi, nella sua casa nel Maine, continua a scrivere pagine su pagine, bevendo birra e ascoltando musica (questo autunno è prevista l’uscita di Sleeping Beauties, scritto a quattro mani con il figlio Owen) e trovando anche il tempo di litigare con il presidente Donald Trump via Twitter.

IT, considerato il capolavoro di una carriera, fu pubblicato nel 1986 e arrivò in Italia un anno dopo. Il romanzo ha avuto un impatto straordinario sulla cultura e sull’immaginario popolare, forse per il fatto che non è solo una storia horror ma anche un “romanzo di formazione”, che insegna a chi legge che qualcosa di malefico – mutevole nelle forme e capace di presentarsi dando sostanza alle nostre paure - è sempre in agguato

IT, considerato il capolavoro di una carriera, fu pubblicato nel 1986 e arrivò in Italia un anno dopo. Il romanzo ha avuto un impatto straordinario sulla cultura e sull’immaginario popolare, forse per il fatto che non è solo una storia horror ma anche un “romanzo di formazione”, che insegna a chi legge che qualcosa di malefico – mutevole nelle forme e capace di presentarsi dando sostanza alle nostre paure - è sempre in agguato, e prima o poi bisogna farci i conti. Una concezione del male assai diversa da quella, più metafisica, che troviamo nel romanzo L’ombra dello Scorpione, dove è Satana in persona a scomodarsi per provocare sulla terra l’Apocalisse. O ancora differente da una visione del male esistenziale, raffigurata ad esempio nel libro The Dome, dove in un comunità intrappolata sotto una cupola trasparente ma indistruttibile c’è chi dà, rispettivamente, il meglio e il peggio di sé.

EROI POCO TRADIZIONALI. Infine, i protagonisti dei romanzi di Stephen King non sono eroi nel senso tradizionale del termine, sono persone comuni, a volte con vite devastate, come il protagonista di 22/11/’63 che torna indietro nel tempo per bloccare l’assassino di J.F. Kennedy, sono persone cui il destino mette dinanzi una prova che va superata, e non si può svicolare. Proprio uno dei personaggi di quel romanzo, infatti, esprime al meglio chi sono i veri eroi per Stephen King, persone che accettano l’imprevisto, e in fondo dalla vita non si aspettano nulla. All’opposto ci sono quelli che si aspettano troppo e saranno infelici, perché «le persone che finiscono per vivere la vita che si erano aspettate sono il più delle volte quelle che finiscono per prendere sonniferi o ficcarsi una canna di pistola in bocca e tirare il grilletto».

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