X Factor 11 Levante
MAX FACTOR
22 Settembre Set 2017 0953 22 settembre 2017

Audizioni X Factor 2017, le pagelle della seconda serata

Maionchi è la vera e unica rockstar. Gli altri giudici si difendono tranne la nuova arrivata che tradisce un po' l'effetto parente povera. Tra gli aspiranti applausi per Emi Rao, Francesca Giannizzeri, Andrea Radice e Luca Marzano. I voti.

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Bòn, per ora siamo ancora alla Corrida, tutta roba di audizioni, molti gli sciroccati e una fisionomia tutta da venire. Ma la Corrida di Corrado al confronto è un dagherrotipo. X Factor – lo si sa, ma constatarlo è sempre affascinante – è una faccenda frenetica, che non lascia respirare. È il format più britannico (e più seguito, nel senso anche di imitato) di tutti (guarda i vincitori delle precedenti edizioni). Non c'è il buco di uno spazio, ciascuno si gestisce come meglio può in ragione di esperienza e carisma, ma per chiunque è vietato perdersi per strada anche solo un secondo.

LA MITOPOIESI DEL SUCCESSO. Le pause di riflessione, se ci sono, sono strategiche e comunque cronometrate, il tempo è un boia che decapita. Qui non si ragiona, più che mai la posizione di chi guarda è quella dello spettatore, uno che assiste, che aspetta, in posizione passiva, tra molti pseudo backstage e l'isteria eterodiretta del pubblico, stordito dalle luci, dai rumori, dal divismo, quelle discese dalle auto nere dei protagonisti, la mitopoiesi del successo, passato, presente, futuro, che rifluisce in quel Michele Bravi che, figliol prodigo, torna da Sanremo con l'aura del vincitore, del talento che mai sarà. Siamo o non siamo ad X Factor?

Le audizioni: tanta fuffa e un po' di arrosto

Emi Rao (avrò scritto giusto?): 7. Di larghe speranze, la butta sul patetico: «Ne ho passate tante, voglio ridere», e rifà Cindy Lauper. Berciante, per forza di cose, ma nel modo giusto. Difatti la concia Agnelli, ma poi è costretto a triburarle il suo «sì gigantesco». Insieme agli altri.

Tien: 0. Viene da mezzo mondo, è meticcia. «Un gruppo misto» la chiama Maionchi. Si suicida subito con Città vuota di Mina. Tipico break talmente improbabile da dar modo alla giuria di infierire in allegria (Manuel carogna la invita a cantare «a cappella»). Difatti la fanno passare, tornerà utile.

Alex de Franco da Cutro, Crotone «ma vivo a Torino»: 2. Canta La mediocrazia, di produzione propria. Ma è un cantante demenziale? No, ci crede davvero ed è questa la tragedia. Segato.

Valentina Diamante: 1. Di incoraggiamento. Gioca la carta dell'erotismo sovrappeso, pardòn, curvy, ma sortisce l'effetto radicalmente opposto.

Rossella Facchinetti: 0. Ha un bar ed è agghiacciante.

Lorenzo Licitra: 5/6. «Io sono un tenore». Non esageriamo. Ma ha l'appeal malandrino ottocentesco e può funzionare in un prossimo programma di Mika. Per cui lo fanno passare, il Bubleino, e lui si scioglie in diecimila grazie grazie grazie grazie...

Francesca Giannizzeri: 7+. Sedici anni e tanta tenerezza. La chitarra è scordata, il canto no, gorgheggia a dispetto dell'apparecchio (per i denti) ricorda certe folk girl americane. Levante la guarda e forse pensa: sapessi io, cantare così... Questa va avanti, altro che audizioni.

Nico Arezzo: 6 e 1/2. Tutto in lui è costruito, proiettato a un venturo Sanremo. Però poi lo senti suonare (Prince, peraltro, mica pizza e fichi) e come si fa a non essere d'accordo con la Mara: «Questo è bravo»? E così, lo scettico Manuel si ricrede. Lo rivedremo.

Belizen: 5 - -. Fanatici degli Afterhours. Manuel a questo punto potrebbe avere qualche scrupolo. Difatti gli offre una seconda possibilità e, di fronte alla pochezza conclamata, sorride paterno: le colpe dei “padri” ricascano sui figli, cioè li fan passare, sia pure tra gli ammiccamenti cialtroneschi da «ma sì, dai, che ci costa». Uffa, sempre 'sti raccomandati.

David Muhire: 3. Questo invece è pazzo per Fedez, solo che poi gli fa un pezzo di Fabri Fibra. Geniale (o demenziale), però non passa.

Carolina Cury: 5 -. Venetobrasiliana. Come se la ride la Maionchi, probabilmente pensa: ma non ce l'abbiamo già, un'altra dozzina di Chiare Galiazzo? Eppure passa, mah.

Andrea Radice: 8. Hai capito il pizzaiolo napoletano. Cominciano sfottendolo amabilmente, poi canta e non lo sfottono più. E mica neomelodico, un Brian Mcknight della Madonna, puro Motown. E continua (e ci mancherebbe...).

Gabriele Esposito: 6 +. Lui ci riprova, l'anno prossimo lo buttò fuori Arisa. Non è niente di speciale, non ha carisma (nessuno qui ce l'ha, al massimo una tenera tracotanza che va in pezzi alla prima occhiataccia di Manuel); è derivativo, canta bene come mille altri, può andar bene al piano bar come per una carriera, cioè il materiale di base non gli manca. Non sarebbe ancora qui se, stavolta, non lo facessero passare, e difatti...

Lucilio Junior Rizzo: 2. Versione grillina di Edoardo Bennato, nel senso che saltella: ma finisce presto, fa la fine del Grillo di Pinocchio: spiaccicato.

Lorenzo Bonamano: 7. Bianco, ventenne o poco più, ma ricorda, o insegue, il mirabile colored inglese Benjamin Clementine, che qui pochissimi conoscono: scelta azzeccata, a parte qualche ingenuità tonale, non se la cava per niente male. Gliela fanno stirare ma, grazie alla saggezza da copione del grande vecchio Agnelli, passa, eh, come no.

Luca Marzano: 8. Anche questo, che a 16 anni rifà Bruno Mars e canta meglio lui, è uno che potrà essere tutto o niente, dipenderà non tanto dalle doti tecniche, che ci stanno, ma da chi lo guiderà e dalla sua tenuta. La frase più bella la dice Fedez: «Se continui così, sarai tu a risvegliare qualcuno dal coma» (nel quale il ragazzo era finito: poi, ascoltando il fratello che canta per lui, si risveglia e sceglie il pianoforte: questa la sua favola, appena cominciata). Avanti.

Cast: l'unica rockstar è Mara

Alessandro Cattelan: 6. Sarebbe non giudicabile, perché, in questa fase iniziale, non fa – non può fare altro - che confinare la sua adrenalinica disinvoltura al ruolo di fratello nobile degli aspiranti.

Mara Maionchi: 7+. Di pelle vestita o in giacchino tigrato, Nostra Signora del Va' a Cagher è una rockstar onusta di gloria, l'unica qui dentro. E, da rockstar, è nell'età in cui si amministra: le basta un ghigno, un turpiloquio punk, un saettar di sguardi. Gli Agnelli finiranno prima o poi macellati, Mara sarà ancora sul trono.

Levante: 5. Fa sempre un certo effetto sentire Levante che giudica qualcuno. Ma abbiamo Di Maio candidato premier, quindi ci può stare. Anche se, in giuria, tradisce un po' l'effetto parente povera (leggi il profilo).

Manuel Agnelli: 6 e 1/2. Sbaglierò, ma quando fa l'imbronciato, l'incazzoso, rende poco, sembra impostato. Quando fa il marpione, o addirittura si lascia andare, rende di più assai.

Fedez: 6/7. Ho capito perché Fedez funziona: in privato sarà anche odioso, ma qui dentro è quello più a proprio agio, il più spontaneo e lo fa senza iattanza, anzi simula perfino empatia coi concorrenti.

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