ALBERTI
24 Settembre Set 2017 1500 24 settembre 2017

Abolire età e genere è all'ultima moda

Da Elton John e Barbara Alberti passando per Gucci a Lauren Hutton con Bottega Veneta, fino alla strepitosa Jane Fonda a Venezia. Esiste una nuova liquidità anagrafica della bellezza. Che premia il fascino senza tempo. L'articolo di pagina99.

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Pochi giorni prima che New York tentasse di conservare il proprio, pur secondario, ruolo nel panorama mondiale delle fashion week internazionali promuovendo spogliarelli e grossi seni posticci in passerella (una smutandata da buttare sotto i riflettori si trova senza troppa fatica, e in tema di travestimenti fetish Leigh Bowery è sempre lì da copiare; i 20enni nemmeno sanno chi sia stato e prendono tutto per nuovo, anzi amazing), la Mostra del Cinema di Venezia celebrava l’amore e lo charme della terza età incoronando a propria regina Jane Fonda. Settantanove anni, spiritosa, all’attivo e in tutta evidenza un paio di lifting ma non del genere mostrificante che infatti si trova solo a Roma nord, sul red carpet in tacco dodici era ancora la Barbarella del 1968, ma nella forma più intima e sofisticata dell’estrema maturità che oggi la moda, espressione del sociale, ha iniziato a riconoscere come attraente almeno quanto la giovinezza tonica e arrembante. Sempre più spesso, anzi, le affianca.

ETÀ, UN CONCETTO DA ANNULLARE. Giovani e vecchi ormai appaiono insieme ovunque, benché ci faccia ancora un po’ impressione l’uso di quell’aggettivo smaccatamente cronologico, “vecchio”. Siamo scesi a patti con infinite espressioni della fisicità e del decadimento umano, ma la vecchiaia ci suggerisce ancora ritegno. Eppure, nessuna epoca più di questa, anzi di queste ultime stagioni, sembra aver provato ad annullare le differenze di età con altrettanto impegno.

Robert Redford e Jane Fonda a Venezia.

ANSA

Qualche esempio. Gucci collabora con Elton John per la sfilata primavera/estate 2018 e mette sotto i riflettori delle proprie campagne Vanessa Redgrave, Barbara Alberti o Marina Cicogna accanto a giovinotte come Miriam Leone, magnificandole tutte; Giorgio Armani, di suo ultra 80enne, veste di preferenza signore anche sul red carpet, ma è anche lo stilista che nei primissimi Anni 80 ha creato il fenomeno delle “seconde linee” per i giovani, e senza i jeans con l’aquilotto (prima in cuoio, poi in metallo) tante di noi avrebbero avuto un’adolescenza diversa e sicuramente meno cool. Lauren Hutton ha sfilato per Bottega Veneta 37 anni dopo i fasti di American Gigolò e Sophia Loren è quasi più ricercata adesso come testimonial di quando aveva 30 anni.

IL RITORNO DEL BIANCO. Tutte giurano di non essersi mai divertite tanto, e molte di loro hanno smesso di tingersi i capelli: il colore del momento è infatti il bianco candido, un po’ Trono di spade un po’ pochoir di Georges Lepape primi Novecento: rende tutte più luminose, annullando i caratteri propri dell’età e l’effetto invecchiante della tinta scura. «Più vai avanti con l’età, più hai voglia di giocare», ha detto Fiorella Mannoia a Repubblica in occasione del suo one woman show su RaiUno: «Quando avevo 30 anni e cantavo testi importanti, pensavo di dover dare di me un’immagine seria, ero una specie di suora laica. Mi dicevo: e se pensano che sono più bella che intelligente? Oggi ditemi che sono bella: va benissimo».

Il colore del momento è il bianco candido, un po’ Trono di spade un po’ pochoir di Georges Lepape primi Novecento: rende tutte più luminose, annullando i caratteri propri dell’età

Se però pensate che questo sia un articolo sul fascino della terza età, sulle volpi grigie e bianche, su tutte quelle simpatiche metafore con le quali la società del consumo indica i vecchi che, grazie al proprio conto in banca e all’esercizio costante di un talento affinato negli anni, restano fascinosi fino alla tomba, vi state sbagliando. Questo non è un articolo di contrapposizione, e nemmeno di giustapposizione. È, come forse amerebbe Bauman, una prima riflessione sulla nuova liquidità temporale della bellezza e del fascino, sulla scomparsa definitiva, almeno stante le condizioni di favore a cui si accennava sopra, della nozione rigorosa dell’età, e in buona parte anche della bellezza stessa, come sinonimo ed equivalente di giovinezza. Equivalenze fino a mezzo secolo fa indiscutibili come giovinezza e fertilità: non interessa più a nessuno «où sont les neiges d’antan», dove siano le nevi di un tempo, come scriveva François Villon nel Quattrocento, secolo non troppo tenero con l’età a causa del nodo dirimente della fertilità femminile a fronte di una mortalità infantile elevatissima.

SÌ ALLA TRASVERSALITÀ ANAGRAFICA. Sul red carpet di Venezia e nelle sale cinematografiche non sono comparsi solo, e in numero davvero significativo, film che esplorano le pulsioni, i desideri e le rabbie di quelli che un tempo si definivano gli “anta”, espressione desueta e fuori contesto come “matusa”, ma anche credibilissimi mostri innamorati, bambini-adulti teneramente bruttini, insomma tipologie che fino al decennio scorso non avrebbero mai potuto ambire al ruolo dell’eroe. The Shape of Water di Guillermo del Toro, meritatissimo Leone d’oro, è uno dei film più belli e veri scritti sulla magia dell’amore (e del cinema, en passant), così come la pubblicità e gli spot dei grandi brand di abbigliamento di questo autunno, profumi e accessori compresi, sono portatori di una trasversalità anagrafica elegante e gioiosa come mai era successo prima d’ora.

ROTTO IL TABÙ DEI 50 KG. C’è infatti una grande differenza fra le campagne United Colors di Benetton della fine degli Anni 80, in cui il valore promosso era quello della multiculturalità (in quegli anni una suggestione di pace e non un’emergenza come oggi), e l’ultimo spot per le fragranze Dolce&Gabbana diretto da Matteo Garrone che, pur fra i luoghi comuni in cui sguazza, unisce trasversalità etnica, anagrafica e, non ultima, serena accettazione di un peso ponderale superiore ai 50 chili standard delle modelle.

Insomma, mentre il razzismo alza la testa e a Pontida si ipotizzano parcheggi riservati alle donne in gravidanza purché appartenenti a nuclei familiari naturali e non extracomunitari, il mondo che più, fino a oggi, ha lavorato sul tema dell’esclusività e dell’esclusione è anche il primo a riflettere su se stesso e a contemplare la diversità. Genderless, ageless: senza genere, senza età. Eppure, la moda esteticamente inclusiva, tollerante, è un fenomeno così recente da suonare ancora come un ossimoro: fino a oggi, il suo campo semantico dello stile vestimentario non si era infatti mai esteso oltre la nozione tedesca del diktat (con l’accento sulla “a”). Dalle fotografie di Jürgen Teller per Vivienne Westwood, dalla filosofia sontuosamente tollerante di Gucci, dallo street pop di Dolce&Gabbana, perfino dalla goffa sfilata di gente qualunque nuda di Nicholas Nybro presentata un paio di mesi fa a Copenaghen, emerge potente una maggiore consapevolezza, una maggiore morbidezza e comprensione per l’età e per le varie fasi naturali della bellezza umana. Certamente, vige ancora l’amore per l’armonia, per i codici estetici del momento, ma l’ossessione per il corpo giovane e tonico va stemperandosi nell’interesse per i corpi, quali essi siano.

È IL BUSINESS, BELLEZZA. Che questo messaggio venga sostenuto non solo dai produttori di apparecchi acustici o deambulatori ma dalla moda che fino a oggi ha venduto giovinezza e sesso è, in parte, dettato dalla sua finalità industriale; cioè dal calcolo che, se nel 2050 quasi il 20% della popolazione mondiale sarà formata da ultra 65enni, presumibilmente e in buona parte benestanti, suggerire ai giovani di oggi l’ideale di una seduttività eterna è un’ottima strategia per salvaguardare i futuri bilanci. Dall’altra, nutre un reale interesse nei riguardi della fisicità comunque diversa, e in costante mutamento, che è il prodotto più diretto e immediato di un export ormai globale. Per dirla in sintesi, ostinarsi a portare in passerella e davanti agli obbiettivi ragazzine alte e macilente come asparagi quando il mondo è sempre più tondo e le star più cliccate, amate e seguite sono cantanti e attrici poderose quanto le loro voci, è un atto suicida che nessuno vuole compiere.

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, "liberiamo il tempo libero", in edicola, digitale e abbonamento dal 22 al 28 settembre 2017.

Oggi non si stacca mai, nemmeno nel weekend. Ma c'è voluto un secolo per strapparlo al lavoro ed è tempo di...

Geplaatst door Pagina99 op donderdag 21 september 2017
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