Pedro Pascal
26 Settembre Set 2017 1819 26 settembre 2017

Narcos, Pascal: stop alla serie se Netflix non garantisce la sicurezza

La morte in Messico del produttore Muñoz Portal ha lasciato il segno nel cast. Ora la produzione pensa di trasferire in Colombia il set della quarta stagione. E il fratello di Pablo consiglia di assumere dei sicari.

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La serie tv Narcos alla fine potrebbe anche fermarsi alla terza stagione. La discussione è accesa nell’entourage di Netflix. Ha destato molta impressione, infatti, la morte del produttore 37enne Carlos Muñoz Portal, assassinato a colpi di pistola a San Bartolo Actopan, zona del Messico con uno dei più alti tassi di omicidi dell’intero Paese. Il fatto è avvenuto lo scorso 11 settembre, mentre era in missione per cercare luoghi dove girare la prossima stagione di Narcos. Pedro Pascal, l'attore che interpreta il personaggio principale, l'ispettore Peña, ha rivelato a Tmz che «la serie deve essere interrotta se la sicurezza del cast non è garantita».

LA PRODUZIONE PENSA DI TRASFERIRE IL SET IN COLOMBIA. L’attore ha poi aggiunto che «stiamo parlando di vite», se Netflix vuole continuare deve farlo «in un luogo sicuro». Secondo le ultime indiscrezioni, la produzione starebbe pensando di trasferire il set delle riprese dal Messico alla Colombia, nei luoghi dove sono state girate le precedenti stagioni. Il quarto capitolo della serie, al quale stava lavorando Muñoz prima della tragica morte, dovrebbe essere incentrato sull’ascesa del famigerato cartello di Juarez, che aveva come quartier generale del suo impero della droga proprio il Messico. Mentre la terza, che è uscita all’inizio del mese di settembre sulla piattaforma Netflix, tratta della presa del potere e della caduta del cartello colombiano di Cali.

Sulla vicenda che ha coinvolto Muñoz è intervenuto anche Roberto De Jesus Escobar Gaviria, fratello del boss Pablo, in un’intervista rilasciata a Hollywood Report: «Devono eliminare tutte le minacce», ha consigliato, «Netflix dovrebbe provvedere ad affiancare dei sicari al suo staff, come forma di sicurezza». E lui sul tema ha qualcosa da dire, poiché, oltre a gestire la contabilità dell’impero del fratello, ai tempi d’oro ricopriva la carica di capo dei sicari.

ROBERTO ESCOBAR CHIEDE 1 MILIARDO A NETFLIX. Nel corso della stessa intervista Roberto è poi ritornato sulla diatriba legale in corso con l'azienda americana, a cui ha chiesto il pagamento di 1 miliardo di dollari per lo sfruttamento dei diritti d'immagine del fratello: «Non voglio che Netflix o qualsiasi altra casa di produzione cinematografica racconti di me o mio fratello», per poi adombrare una minaccia: «È molto pericoloso farlo, senza la nostra benedizione. Questo è il mio paese». Le parole di Roberto nei confronti dell’azienda americana sono cariche di veleno: «Questa gente della Silicon Valley», ha detto, «non potrebbe mai sopravvivere alla giungla di Medellin o della Colombia. Io l’ho fatto. Le loro madri avrebbero dovuto lasciarli nell’utero. Questo è ciò che diciamo a persone come loro che vengono in Colombia».

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