Jukai La Foresta Dei Suicidi (6)
1 Ottobre Ott 2017 1600 01 ottobre 2017

"Jukai - La foresta dei suicidi" al cinema: trailer e recensione del film

Una storia ispirata ai tragici eventi che accadono davvero in Giappone. Tra misteri, leggende e fantasmi. Horror che parte forte ma poi perde tensione. E c'è un volto del Trono di Spade. Le cose da sapere.

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Jukai - La foresta dei suicidi, film a sfumature horror, arriva nelle sale italiane dopo un'attesa di oltre un anno rispetto al debutto sugli schermi americani. La protagonista è l'attrice Natalie Dormer, già star di serie come I Tudors e Game of Thrones – Il Trono di Spade. Il progetto è stato sviluppato partendo da un'idea di David S. Goyer (la trilogia del Cavaliere oscuro) e si ispira in parte ai tragici eventi che avvengono realmente nella foresta Aokigahara (chiamata anche Jukai) in Giappone, luogo dove molte persone vanno a togliersi la vita.

ANIME INQUIETE E SPIRITI MALIGNI. Al centro degli eventi c'è Sara (Dormer), una donna americana che parte per andare alla ricerca della sorella gemella Jess proprio nell'affascinante località, essendo convinta che non si sia suicidata come sostengono le autorità. Sara, durante il suo viaggio, conosce il giornalista Aiden (Taylor Kinney) che le propone di accompagnarla nella sua ricerca in cambio della possibilità di scrivere un articolo dedicato alla sua storia. L'uomo riesce inoltre a convincere la guida forestale Michi (Yukiyoshi Ozawa) ad aiutarli nell'impresa, tuttavia la situazione inizia a precipitare quando segreti e misteri iniziano a emergere in un luogo in cui anime inquiete e spiriti maligni sembrano attendere Sara.

SVOLTE NARRATIVE GIÀ VISTE. L'opera prima diretta da Jason Zada non riesce a sfruttare nel migliore dei modi l'ambientazione suggestiva e delle buone performance del cast scivolando in stereotipi e banalità che rendono la seconda parte del film scontata e poco intrigante. L'inizio della storia, grazie a uno spunto ricco di potenzialità, getta infatti le basi per un horror originale, tuttavia Natalie Dormer e Taylor Kinney si ritrovano ben presto con delle svolte narrative viste fin troppo volte sul grande schermo e ormai non più in grado di suscitare terrore e nemmeno tensione.

L'ATTRICE TRASMETTE ANGOSCIA. Jukai - La foresta dei suicidi cerca di fondere tradizioni e leggende orientali con un approccio statunitense e il risultato è confuso e poco coerente, non essendo in grado di approfondire realmente la mitologia utilizzata e proponendo un'evoluzione dei personaggi frettolosa e superficiale, nonostante Natalie Dormer riesca a trasmettere il senso di angoscia e paura che si trova nell'anima di Sara.

RISULTATO PIUTTOSTO DELUDENTE. Sospeso tra horror e thriller, il film appare come una visione piacevole ma piuttosto deludente, incapace di suscitare le emozioni giuste negli spettatori. Andiamo alla scoperta di qualche dettaglio sulla realizzazione del progetto.

Regia: Jason Zada; genere: thriller, horror (Usa, 2016); attori: Natalie Dormer, Taylor Kinney, Eoin Macken, Stephanie Vogt, Yukiyoshi Ozawa.

1. Località ricca di misteri: suicidi e leggende spettrali

La foresta di Aokigahara, chiamata anche Mare di alberi/Jukai, si trova sul versante Nord-Occidentale del Monte Fuji e da molti secoli viene associata ai concetti di morte e tormento. Le leggende riportano che l'area sia popolata dai fantasmi chiamati ubasute, ovvero delle spettrali figure di donne anziane che sono state abbandonate dalle famiglie tra gli alberi quando non potevano più prendersene cura.

FACILE PERDERE LA STRADA. Nel corso degli anni il luogo è diventato la meta finale di molte persone che vogliono togliersi la vita e gli abitanti locali parlano di un'armata di spiriti maligni che spingono gli individui tristi, deboli e incauti verso la morte. Ad alimentare queste leggende ci sono poi fatti reali come bussole e telefoni cellulari inutilizzabili a causa dei numerosi depositi di ferro, la quasi totale assenza di fauna selvatica e la densità degli alberi che rende facile perdere la strada.

2. Progetto complicato: gestazione lunga e un mese tra gli alberi

Prima di riuscire a realizzare il progetto è trascorso, a partire dalla fase di ideazione, un periodo di tre anni. Dopo 12 mesi passati a delineare la storia e a progettare molti dettagli della produzione, Jason Zada ha preso il controllo del film che ha poi sviluppato in collaborazione con i produttori cercando di proporre un approccio in stile thriller vicino ai film che amava, come Rosemary's Baby, L'esorcista, Shining o A Venezia un dicembre rosso shocking. I protagonisti, una volta arrivati sul set, hanno poi dovuto girare per oltre un mese tra gli alberi e in situazioni ambientali molto dure.

3. Niente computer graphic: gli spiriti resi realistici dal make up

Per portare sul grande schermo gli spiriti che abitano nella foresta si è deciso di ricorrere al make up e non alla computer graphic, ispirandosi inoltre ai film giapponesi. Gli attori che hanno portato in vita yurei e ubasute hanno quindi dovuto indossare protesi e lenti oculari bianche che rendevano quasi impossibile vedere davanti a sé.

4. Difficile trovare la location giusta: scelta ricaduta sulla Serbia

Solo alcune scene del film sono state girate realmente vicino al Monte Fuji, mentre la parte della storia ambientata nella foresta di Aokighara è stata realizzata altrove. La produzione ha quindi dovuto compiere una ricerca molto attenta per trovare un luogo in grado di offrire l'estetica giusta.

COSTRUZIONI IN STILE GIAPPONESE. La scelta finale è caduta sul parco nazionale di Tara, una vasta area boscosa che si trova in Serbia, a poche ore di distanza dalla città di Belgrado. Il team al lavoro sulla scenografia ha dovuto imparare a costruire edifici in stile giapponese, costruendo le pareti con carta da riso, e utilizzando materiali come il legno. Per la caserma forestale abbandonata, per esempio, è stato usato del legno bruciato e invecchiato e si è inserito del muschio tra gli spazi esistenti tra i tronchi, con lo scopo di impermeabilizzare la struttura come prevede la tradizione.

SET CON UNA GROTTA DI GHIACCIO. Il set più complicato, tuttavia, è quello che rappresenta una voragine lunga 120 metri con una grotta di ghiaccio, realizzata con un guscio in fibra di vetro e coperta con 200 chili di cera di candele fuse per dare la giusta consistenza alla superficie.

5. Natalie ha voluto vedere la Foresta: il viaggio dell'attrice prima del film

La protagonista Natalie Dormer, prima di iniziare il suo lavoro sul set, ha deciso di andare nella Foresta dei suicidi per capire l'atmosfera che contraddistingue il luogo e le difficoltà che avrebbe dovuto affrontare il suo personaggio, Sara. L'attrice è stata accompagnata dal suo autista giapponese che, però, non ha voluto allontanarsi in nessun modo dal sentiero.

SCATTI DI VERI GRUPPI DI SOCCORSO. Natalie, invece, ha percorso qualche metro tra gli alberi per scattare foto e immergersi nella natura. Nel film, inoltre, vengono mostrati degli scatti realizzati dai veri gruppi di soccorso che si avventurano regolarmente nella foresta con lo scopo di individuare eventuali cadaveri delle persone che si sono tolte la vita.

6. Le sorelle come lo yin e lo yang: una mora e una bionda

L'attrice Natalie Dormer ha raccontato che per le riprese ha dovuto tingersi i capelli di nero per girare le scene in cui interpreta Jess, mentre la sorella gemella Sara è bionda. Questa scelta è stata presa per rappresentare il contrasto tra le due giovani e ispirarsi al simbolismo yin-yang, mostrando così una persona innocente e pura e una più complicata e triste.

7. La protagonista non ama gli horror: attratta dalla psicologia

Natalie Dormer ha svelato di non essere una fan del genere horror, preferendo per esempio progetti in stile The Others o It Follows. La lettura della sceneggiatura, tuttavia, l'ha interessata e coinvolta grazie a una storia che affrontava tematiche personali e utilizzava la psicologia per mostrare i rapporti tra i protagonisti e quanto accade a Sara.

8. Tensione difficile da allontanare: utili yoga e massaggi

La protagonista del film ha raccontato che interpretare il ruolo di Sara l'ha obbligata a mantenere sul set, per circa cinque settimane, una tensione fisica e psicologica molto elevata. La situazione l'ha obbligata quindi a cercare di rilassarsi il più possibile non appena arrivava in albergo, dedicando del tempo allo yoga e ai massaggi. Natalie Dormer ha inoltre sottolineato come la stanchezza fosse percepibile sul set e sia stata però utile a rappresentare i cambiamenti che avvengono in Sara.

9. Due gemelli nel team del film: nel settore dei costumi

Nel team della produzione del lungometraggio erano coinvolti anche due gemelli: nel settore dei costumi in Serbia, infatti, hanno lavorato due fratelli che si sono occupati di Natalie Dormer e Taylor Kinney. L'attrice ha rivelato che, tra una pausa e l'altra delle riprese, ha chiesto qualche dettaglio di come è la vita avendo fin dalla nascita condiviso tutto con un'altra persona. Natalie ha poi ammesso che si è ispirata anche al suo forte legame con la sorella per dare vita nella finzione al rapporto tra Sara e Jess.

10. Meteo complicato: temporali improvvisi

La produzione del film ha dovuto affrontare molti problemi durante le riprese a causa del meteo. In Serbia le temperature erano infatti molto rigide e i piani sono stati messi in crisi a causa di molti temporali improvvisi che hanno reso impossibile girare in alcune giornate. Il regista e gli scenografi, tuttavia, avevano ricreato anche in ambienti chiusi alcune parti della foresta, trasportando alberi, muffe, torba, foglie morte, muschio, felci e fiori selvatici. Il set andava irrigato in modo costante per evitare che non seccasse prima della conclusione del lavoro previsto.

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