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5 Ottobre Ott 2017 1102 05 ottobre 2017

Piper all'asta: la storia di un locale diventato mito

Dal suo palco sono passati tutti: dagli Stones a Hendrix, fino ai Beatles. Una generazione stramba e colorata, quella dei Renato Zero e delle Bertè e di Patty Pravo. Poi la crisi, le risse. E ora resta la nostalgia per ciò che non può più tornare.

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Via Tagliamento 9, a Roma, non è un indirizzo, è un mondo. Un mondo perduto, che ancora si rifiuta di spegnersi: il Piper, primo bagliore di una controcultura romana, italiana, che importava i dischi volanti, gli ufo anglo-americani del rock e li cucinava con le spezie italiane. Romane. Tanti focolai, locali, cantine, tanti piccoli fari, una costellazione di luci irriverenti, preoccupanti, che tracciavano una via Lattea di sogni, di ambizioni e di carriere a metà degli Anni 60 sventolando minigonne psichedeliche di libertà, quel cortocircuito della modernità, quel vaso di Pandora del tempo mai più ripetuto.

IL MITO ALL'ASTA. Su tutti il Piper, che tra pochi giorni, il 16 ottobre, va all'asta e non ci si crede. Il Piper, aperto, figuratevi un po', da un avvocato ex parà, Alberigo Crocetta, assieme a Giancarlo Bornigia, scomparso nel 2013 lasciando il timone al figlio Marco. Un incursore della Decima a fare da levatrice della controcultura underground, un tramite fra l'America, Londra e la Roma eterna provinciale! Quando si dice avere il destino segnato: qui capiterà di tutto, nella preoccupazione curiosa del generone e della borghesia, del mondo delle arti e dei mestieri. Qui nasceranno in tanti, tra i quali un giovanotto efebico e sgambettante, ancora in cerca di un nome d'arte, che poi gli escogiterà Gianni Boncompagni - «Tu ti chiamerai Renatino Zero Zero»; «Che? No, ma quale Zero Zero, che so', un agente segreto? Renato Zero andrà benissimo» - si mette in luce sera dopo sera, assorbendo i balli di domani, lo shake, il twist, e i suoni che arrivano, a folate, da Oltreoceano e Oltremanica.

Qui sarebbero sbarcati tutti quelli che contano, dai Rolling Stones ai Pink Floyd, da Frank Zappa a Hendrix, gli Who, i Genesis, i Procol Harum, i Beatles in ordine sparso; all'entourage di McCartney si accoda una acerba Romina Power, ninfetta del decadente Stash, vizioso rampollo del pittore Balthus. Ma nell'allegra compagnia non manca la futura compagna di Keith Richards, Anita Pallenberg, già al centro del jet set mondano, levatrice della piccola Romina ai primi paradisi artificiali... Anche l'altra femme fatale dei Rolling Stones, Marianne Faithfull, compagna di Jagger, non manca su queste tavole, e nel letto del pittore maledetto Mario Schifano («Ti sei ficcata nel letto di un mandolinaro!», le ringhierà addosso il furibondo Mick).

RENATO E LE BERTÈ. Quindi la scena jazz, da Duke Ellington a Louis Armstrong, ma sono solo due esempi. Altri dèi dell'Olimpo scesi al Piper: Ike & Tina Turner, Sly & Family Stone, Small Faces... l'elenco sarebbe inutilmente prolisso. Non mancano giovani agguerriti, arrabbiati, decisi nella loro ingenuità a scuotere le fondamenta di una Caput Mundi incrostata su se stessa: ci sono Patti Pravo, Teo Teocoli, un insospettabile Giuliano Ferrara, Mita Medici, che per alcuni è la madre di tutte le veline, la scena beat e rock della Penisola prima o dopo fa un salto su queste tavolte che, a ogni sera che passa, diventano più mitiche, più irrinunciabili. Ci sono le sorelle Bertè, Loredana e Mimì in fuga da una famiglia tutta sbagliata alla ricerca del successo, e in mezzo Renato, che dorme con loro e fra loro, fratello, amico, padre, e chissà che altro. Le sorelle Berté sono due bellezze diverse, Loredana è provocante, sfacciata e si attira le attenzioni pesanti degli uomini, verso le quali l'amico allampanato si erge con urbana educazione, in modo pateticamente eroico: «Lasci stare mia sorella, sa?». E non lo menano solo perché sarebbe troppo facile.

IL SOLE DEL PIPER. Tutto questo, e molto, moltissimo altro ruotava attorno al sole immobile del Piper, al quale Zero avrebbe dedicato un album, nel 1982. Niente li fermava quei ragazzi traboccanti d'avventura: potranno, con le loro provocazioni anche tenere e con i loro eccessi affettuosi, ma non per questo meno sfacciati, colpire addetti alla televisione, discografici, perfino vecchi lupi del cinema e del teatro come Raf Vallone. Il Piper sembra proiettare su quei timidi, arroganti adepti il karma di una stramberia allegra e a volte demenziale. Una volta Loredana presenta quel suo strambo amico al fidanzato del momento, il tennista Adriano Panatta: Renato sbarca da una 500 in costume da marziano argentato e Panatta, che in quel momento è un re di Roma, quasi s'incazza: «A' Loredà, ma chi m'hai portato?». Diventano amici, la stranezza è un collante che amalgama, che lega. Per tutti gli esagitati “piperini”, uno e un solo comandamento, inconsapevolmente nietzschiano: diventare ciò che si è.

Dura poco il Piper per quello che è, tre anni, 1965-68 il periodo che copre l'undeground, fino al 1970 se proprio si vuole arrivare alla scissione tra i due fondatori: un soffio, un niente, ma dentro ci passa di tutto, si coagula tutto quello che verrà: se Renato Zero può aprire col suo corpo di ballo una sera per Hendrix (che poi si porta a spasso per Roma assieme alla Bertè) e un'altra per Wilson Pickett, se Enrico Montesano si forma come intrattenitore, se Marcello di Folco sta alla porta a smistare chi entra e chi invece passa, e un giorno sarebbe diventato Marcella, prima italiana a decidere un intervento per cambiare sesso, in mezzo si fanno vedere Gassman, Zeffirelli, Anna Magnani, Alberto Bevilacqua, Nureyev, Gianrico Tedeschi, Monica Vitti, Albertazzi, Lilla Brignone, Ugo Sciascia, Sandro De Feo, Lina Wertmüller, Renzo Trionfera, Nanni Loy, Renzo Vespignani, e un “eccetera, eccetera” che non finisce più.

IL PAPÀ DI TUTTI GLI X FACTOR. Qui partono come missili o meteore una gran parte di quelli «vestiti per il successo» (l'altro tempio, più impegnato, è il folkstudio della scuola romana dei Venditti e De Gregori, ma con frequenti e generose incursioni reciproche, vasi comunicanti di creatività e d'inquietudine). Qui succedono tonnellate di audizioni, come quelle di don Lurio che pesca da una miriade di aspiranti ballerini: «Tu, and tu: presentatevi domattina». Il caro, simpatico, piccolo, affabile don Lurio «che ci prendeva a seggiolate», ricorda Loredana. Il Piper, quel Piper, era il papà di tutti gli X Factor.

L'INCOMPATIBILITÀ COL '68. La rivoluzione edonistica, gioiosa del Piper parla di una mutazione consumistica diversa dalle precedenti, che ha già assimilato il benessere domestico degli elettrodomestici e delle utilitarie e li mette in discussione, li contesta ma preferendo il lessico della diversità a quello della rabbia: non odia l'America, la insegue e si lascia catturare per catturarla meglio; precede i furori del Sessantotto e sulla soglia del Sessantotto si spegne, si direbbe, per incompatibilità. Quindi si trasfigura, indossa la pelle della discoteca, langue, soffre, chiude la sua vicenda mitizzante ma non la sua attività ricreativa. E non è neppure questa la prima volta che finisce all'asta, già 10 anni fa, nel 2007 veniva messo in vendita ma poi restava dove stava e come stava.

ER PIOTTA E LA SUA PAZZA IDEA. Non piace molto il Piper alla gente del quartiere Trieste, per scazzi ideologici (da tempio della contestazione a sinistra si è via via ridefinito in ritrovo della gioventù destroide), e soprattutto per le risse, frequenti, anche violente che ogni tanto hanno portato alla sospensione più o meno temporanea, come nel giugno del 2012 quando gli scontri erano due in una settimana. Adesso il nuovo incanto, per la somma di euro 1.676.000, all'interno di una sofferta, aggrovigliata questione di debiti, sofferenze, fallimenti come quello della Immobiliare Luna srl. Però, almeno per ora, non molla, assicura Bornigia figlio, anzi manterrà tutti gli eventi in programma. Intanto Er Piotta ha lanciato la proposta di un crowdfunding per salvare un locale che è sì una leggenda, ma del quale solo la leggenda, l'aura di un tempo fatato, è rimasta. Una colletta per il Piper! pazza, pazza, pazza idea, nobile, visionaria, ma difficilmente realizzabile: non siamo più negli Anni 60, quando tutto, e specialmente l'impossibile, era possibile.

Quando ho visto l'annuncio non ci potevo credere. Ma davvero il mitico #Piper e' all'asta? E se ci mettessimo insieme...

Geplaatst door Piotta op zaterdag 30 september 2017
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