X Factor 11, Samuel Storm
MAX FACTOR
6 Ottobre Ott 2017 0948 06 ottobre 2017

X Factor 2017, Bootcamp: le pagelle della prima puntata

La gara comincia a entrare nel vivo e il meccanismo della sedia è pura crudeltà televisiva. Le due voci più belle sono quelle di Sidy (escluso però da Fedez) e di Samuel Storm. Le pagelle.

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Unisci i puntini. Nei giorni scorsi la nostra cara Mara, la impareggiabile Nostra Signora del Va' a cagher, ha rilasciato un'intervista alla Stampa dove regalava una solenne verità: non ci sono più le canzoni, non ci sono più quegli autori che dalla crisalide del talento tiravano fuori la farfalla della popstar. Piero Pintucci per Renato Zero e decine di altri, Giancarlo Bigazzi per Umberto Tozzi e decine di altri, Giorgio Calabrese, alter ego in liriche di Mina, Aznavour, Bindi e decine di altri (anche se, e sottolineo se, quella Mina avrebbe nobilitato perfino Kekko dei Modà), e così via. Non solo e non tanto parolieri, quanto numi tutelari, presenze vivificanti, certezze sulla strada del successo. Questi mancano oggi e mancheranno per sempre, perché autori così ne nascono a mazzi in un dato periodo, poi il rinascimento musicale popolare passa e non torna mai più (chi resta, invecchia da superstite, ma non ha più niente da dire, seppure, ogni tanto, lo dica perfino bene).

Mara Maionchi, produttrice di lungo corso, lo sa fin troppo, lo dice. Da cui la formula X Factor, che dovrebbe essere una vetrina di talenti in boccio e infine rimane uno spettacolo televisivo, con le milleluci del caso, con le formule vagamente militari-bootcamp, per dire che è cominciato il gioco duro, la scrematura dei 73 selezionati a 48 prescelti, via via ad assottigliarsi sempre più, il destino in un colpo di dito che forma le quattro squadre via touchscreen, pensa un po' come si fa presto. Il meccanismo della sedia mancante è bella crudeltà, ed è quello che traina la faccenda; ed è televisivo, come tutto qui. E questo concorso televisivo, poi qualcuno lo vince, finisce a Sanremo e qui si direbbe arrestarsi il circolo della gloria, uscendo regolarmente mortificate le qualità che, nel talent, parevano così evidenti, così indiscutibili. Mancano e mancheranno le canzoni, gli autori, i demiurghi. La musica in televisione resta pretesto, la televisione in musica è un presente-gabbia da cui la musica non evade. Unisci i puntini.

Under Uomini: le voci black dominano

Luca Marzano: 6 ½. Un tempo si sarebbe detto che il ragazzino "canta bene”. Oggi usano altre formule più xfactoriane, tipo “non fa cagate”, “è un figone”, eccetera. Insomma è bravo e prende la sedia (anche se, Fedez ha ragione, nella serata si esprime meno felicemente): temporaneamente, si vedrà. Ma gli servirà a tornare l'anno prossimo.

Sidy Lamine Casse: 7+. E tutti pensarono, dietro ai cappelli: questo arriva in fondo. Sai perché? Perché è di quelli che vanno bene anche quando sbagliano. La dico? La dico: questa è la voce che all'Italia mancava. Se non lo bruciano con scelte sciagurate...

Leonardo Belleggia: 5. Quando un discreto talento innato non basta. Dune Mosse non è una scelta giusta, la fa troppo enfatica, spostata su un soul bianco che può impressionare, ma il fumo è più dell'arrosto: il titolare, Zucchero, non ha nessuna voce ma la sa rendere mille volte meglio. Fedez, che in questa veste ci convince sempre più, lo coglie subito: e niente sedia.

Francesco Bertoli: 5/6. Evidentemente, ha fatto bene a «sfanculare la band», come ricorda il Fedez. Quanto vale in realtà? Per noi, non tanto; per il Fedez, almeno una sedia.

Andrea Uboldi: 5-. E questo fa piangere tutti? Grandi testi? Mah, al cronista fa venire in mente un Peppino Gagliardi rap, nella versione di Noschese: “Aiutame, san Gennà”, e si scagliava in ginocchio. Va beh, la sedia gliela negano, ed è giusto così.

Gabriele Esposito: 6+. Che rifà Adele. E siccome Adele è una palla così, e lui però la rifà bene, con quel vocalizzo da ragazzina imbronciata, la seggiola la merita.

Giorgio Schino 5: --. Già quest'orrenda scopiazzatura sbraitata di Minuetto (sacrilegio) da quegli obbrobri dei Negramaro basta e avanza: addio.

Einar Ortiz: 6-. Va bene, porterà robetta fatua, soul-disco, quel che si vuole, ma c'è una luce in questa voce. Solo che non basta a scaldare una sedia.

Kamless Kishnah: 5--. Uffa, che due maroni 'sti Maroon 5. con quel registrino acuto che va in falsetto. Insopportabile. Va bene per le ragazzine. E per il pubblico di X Factor. E per Fedez.

Samuel Storm: 8. E a questo, che gli dici? E non c'è neppure bisogno di scomodare il pietismo da storia migrante, eccetera. Sta sulla sua voce. I due più accreditati in assoluto, per il momento, sono due voci nere, africane. Ed è chiaro che piglia la sedia, spodestando Luca Marzano. Mirabile meccanismo di cattiveria di X Factor.

Domenico Arezzo: 6/7. Anche questo è molto bravo, e lo sa. Magari qualche defaillance nel respiro (Levante se ne accorge) ma insomma è così giovane... Pure lui toglie la sedia di sotto il sedere a... Sidy: e tutti pensarono, dietro ai cappelli, Fedez è impazzito, oppure ha bevuto: vergognati, Cosaccio Dipinto, servo degli autori (scherziamo, ma fino a un certo punto).

Lorenzo Bonamano: 6. Spiacente, niente di nuovo sul fronte occidentale, niente di speciale., il soul bianco dimora altrove, e non c'è standing ovation che tenga. Gli danno la sedia, rob de matt. Al posto di Bertoli, per fortuna.

Gruppi: frikkettini e madrilene funzionano

The Heron Temple: 6. L'impostazione è sul grunge acustico-Eddie Vedder in primis. Per dire, un po' datati. Ma piacciono al Manuel, e si prendono la sedia.

The Sunset: 2. Un secondo, e già nasce la voglia di tirargliela addosso, la sedia. Due seggiolate, và, considerando che “portano” Michele Bravi.

El Cartel: 4. Oddio, che odio.

Deadline Induced Panic: 4. Neutralizzateli prima che diventino i nuovi Baustelle o roba del genere: invece Agnelli, in piena dissonanza cognitiva, gli molla la sedia (forse pensa a switcharli tra poco).

Stereotapes: 3. Insulsi, con la loro versione dell'insulsaggine Litfiba, si siedono ma – vedrete – per alzarsi tra poco.

Sem & Sten: 1+1 = 1. Il siparietto annunciato su «tutti i boys che ci piacciono», fa molto morire Mara. Il punto è che Ernst Thole ci metteva tutt'altra finezza, malizia, arguzia. Questi ci credeono, sul serio. Ma alzi la mano chi sa dire cosa sarebbero questi due, e perché meriterebbero anche uno sgabellino. Solo che Manuel sembra stravedere per loro, cioè ha le traveggole. E sedia è. E vergogna, pure, perché 'ste braghine glitterate sono scandalose.

The Noizers: 3. Ma a lavorare, ogni tanto, no? Colpiscono molto Levante: tutto si tiene. Insomma, gli tiran dietro la sedia, ma è, scusateci, una farsa (rimediabile).

Belize: 3. Rifanno, toh, gli Smashing Pumpkins: la rifanno come un soufflè. Vorrai mica, dannato Manuel, mollargliela pure a loro, la sedia? E invece lo sciagurato rispose: al posto degli Stereotapes, poco male.

The Wer: 2. Ma su, andiamo! (a casa)

Ros: 6+. Se la cavano perché stanno tutti e tre sulle spalle della ragazzina, che, come dice Mara, «ha i coglioni», non è solo una messa in piega rosa. Fanno cascare dalla sedia i Deadline qualcosa, ed è già qualcosa. Sai come andrà a finire? Che lei verrà amputata dalla band e la lanceranno da solista.

Maneskin: 7+. Uh, i frikkettini. Fanno un Caparezza in fregola Red Hot. Intanto, su Twitter, affiorano in loro omaggio Johnny Deppi, cappelloni da True Detective, Mariangele Fantozzi. Sai che c'è? Sono bravi, forse i migliori di questo lotto non eccelso. «Imparate seduti», li premia Manuel. A scapito di chi? Noizers, meno male.

Ana e Carolina: 6+. Rieccole, le spagnolette. Non catalane, eh: madrilene. Ma si vede, che Manuel ha un debole per loro. D'altra parte, è proprio il caso di dire: dulcis in fundo. Seggiola pure per loro, e scivolano via i Belize (peraltro già subentrati ad altri stalentati). C'è un Dio, da qualche parte.

Fedez ci sa fare ma su Sidy prende un abbaglio

Fedez durante la puntata.

Alessandro Cattelan: 6. Lui è il meglio “ameregano” del bigoncio. Sempre così frizzoso, così pieno di parole nell'unità di tempo. Dio, il suo lavoro lo sa fare. Già, ma qual è il suo lavoro?

Mara Maionchi: 7. Non è la sua serata da primattrice, ma lei lo è sempre lo stesso: lei brilla, scintilla, sfavilla, a volte pure stancamente, a volte anche arrivandoci dopo qualche mezz'ora a un doppio senso, una battuta, una scoperta (hanno censurato, la scorsa settimana, la spiegazione figurata che Levante le dava dello squirting, che la tenera Mara aveva equivocato in «squitt squitt», momento scoiattolo: roba omerica). Ma non è pensabile un X Factor senza la nostra Divina. C'è sempre un centro focale in ogni foto, e il centro focale di X Factor rimane lei, che c'illumina coi suoi abbaglianti turpiloqui, allegri e irriverenti e scoppiettanti ed assolati come un lissio di Raoul Casadei.

Manuel Agnelli: 6 ½. Gli tocca la fascia probabilmente meno dotata di talento, e lui ci mette del suo con valutazioni che sanno di cinico, come a dire: più fanno schifo e più li premio, che altro dovrei fare con materiale simile? Ma questo fa parte del gioco e comunque, alla fine, tra seggiole regalate e switch, più o meno chi deve passare passa. Piuttosto, e sine ira e perfino con qualche studio: possiamo dire che pare un po' fuori posto, un po' fuori tempo a questo gioco giovanile? Perché Nostra Signora è paradigmatica, è la senatrice, quella che può tutto; lui, con quelle esortazioni datate, «Spaccate tutto!», con le parolacce adolescenziali, con quei pollicioni alzati, pare qualche volta imbarazzato e qualche volta imbarazzante. Sembra lo zio capellone a una festa. Ci sa fare, va detto, ma l'effetto-novità di un anno fa è andato e forse sarà meglio non chiedere altro (milione d'euro) a un format che anagraficamente è spietato.

Fedez: 7. Stasera tocca a lui, è uno dei due giudici: si sente «come al giorno della maturità che non ho mai fatto» (questo rischiamo prima o poi di ritrovarcelo ministro...). Il nostro Cosino Dipinto è come sempre preciso nei giudizi, poi, alla fine, manda via Sidy; no, ma proprio no e non ce ne frega niente se le logiche (andiamo di eufemismo) sono queste: compie un misfatto peggio del blog di Chiara Ferragni. Il voto alto si spiega nell'economia del programma, perché comunque lui funziona e questo è un fatto e qui si valuta il personaggio, non l'artista o, peggio, la sua sfera personale; dovessimo semplicemente valutarne i “gusti”, stasera era da Sacra Inquisizione, e della più sanguinaria.

Levante: 5-. Già questa non è la sua serata da protagonista, lei poi è ornamentale di default: bisogna aspettare la prossima, per capire finalmente cosa vale, in particolare se, e sottolineiamo se, dall'alto della sua inesperienza sa giudicare suor Coscialunga dell'ordine delle Carmelitane Consolate Minori.

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