Blade Runner 13
8 Ottobre Ott 2017 1600 08 ottobre 2017

Blade Runner 2049 al cinema: trailer e recensione del film

Arriva nella sale italiane il sequel del capolavoro datato 1982. Il regista Scott passa il timone a Villeneuve. Gosling e Ford protagonisti, pochi effetti speciali, ispirazioni asiatiche e apparizioni: cosa c'è da sapere.

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Blade Runner 2049, uno dei titoli più attesi non solo di questa annata, aveva il compito davvero difficile di confrontarsi in modo diretto con uno dei capolavori che hanno scritto un'importante pagina nella storia del cinema. Ad accettare la sfida è stato Denis Villeneuve, già autore dell'affascinante Arrival, aiutato da uno script che segna il ritorno nel mondo dei replicanti di Hampton Fancher, già autore della storia originale ispirata all'opera di Philip K. Dick e ora co-sceneggiatore insieme a Michael Green.

SEGRETO DI 30 ANNI PRIMA. Rivelare troppi dettagli sulla trama rovinerebbe l'esperienza vissuta dagli spettatori e si può solo anticipare che al centro degli eventi c'è l'agente K della polizia di Los Angeles (Ryan Gosling) alle prese con un segreto risalente a 30 anni prima, situazione che lo porta alla ricerca dell'ex Blade Runner Rick Deckard (Harrison Ford).

PROGETTO IMPECCABILE. Il regista canadese, raccogliendo il testimone da Ridley Scott, propone una fantascienza di alto livello grazie a un progetto confezionato in modo impeccabile in cui gli effetti speciali sono tenuti al minimo senza però pregiudicare in nessun modo l'efficace creazione di un futuro dai toni freddi, distrutto a livello ecologico e socialmente profondamente diviso.

GOSLING È PERFETTO. Ryan Gosling è perfetto nella sua interpretazione di un agente alle prese con i dubbi e le insicurezze che emergono scoprendo i vari tasselli di una realtà inaspettata che potrebbe gettare le basi per una rivoluzione. L'attore, dopo La La Land, si ritaglia un altro posto di primaria importanza nella storia del cinema contemporaneo puntando tutto su un'emotività misurata che non riesce però a celare, nello sguardo e nei piccoli gesti, il tumulto interiore.

Il ritorno di Harrison Ford non delude le attese: la star trova un buon equilibrio tra sarcasmo e sofferenza, in particolare nell'epilogo del film

Chi attende il ritorno in scena di Harrison Ford nella parte di Deckard, inoltre, non verrà deluso: la star riprende la parte con un buon equilibrio tra sarcasmo e sofferenza, in particolare nell'epilogo del film. Jared Leto è poco presente, ma efficace nel suo ruolo quasi disturbante, Robin Wright appare tagliente e dura pur non raggiungendo la freddezza e la determinazione di Sylvia Hoeks.

DE ARMAS RIVELAZIONE. La vera rivelazione del cast è Ana De Armas che porta in scena uno dei personaggi più affascinanti ed emotivamente coinvolgenti di Blade Runner 2049, gettando le basi per la riflessione sui problemi della società e sul concetto di umanità che assume nelle mani di Villeneuve un aspetto mutevole e ricco di sfumature, obbligando a rivalutare le proprie convinzioni sulla natura dei sentimenti e sulle decisioni che determinano la direzione che prenderà la vita di ogni singolo individuo.

FOTOGRAFIA MEMORABILE. Un universo così ricco di dettagli e fascino non potrebbe però esistere senza l'incredibile lavoro compiuto dal direttore della fotografia Roger Deakins, che è intervenuto in modo memorabile su ogni aspetto visivo e cromatico, e dallo scenografo Dennis Gassner, in grado di costruire degli spazi che riflettono in modo efficace i temi e le atmosfere che animano la storia dei protagonisti.

Blade Runner 2049 riporta il genere sci-fi nella sua dimensione più emozionante e realistica, mai priva di spettacolarità e ben legata al capolavoro del 1982

Il montaggio di Joe Walker e l'approccio alla storia di Villeneuve, così equilibrati tra il rendere credibile un futuro non troppo lontano e sviluppare in modo non forzato l'evoluzione dei personaggi, fanno scorrere rapidamente i 152 minuti di film, sostenuti anche dalle musiche di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch, ben calibrate tra suoni elettronici e malinconia dalle sfumature quasi classiche.

APPROCCIO CONTEMPORANEO. Blade Runner 2049, pur riprendendo idee e temi già portati più volte sul piccolo e grande schermo, riporta il genere sci-fi nella sua dimensione più emozionante e realistica, mai priva di spettacolarità e ben legata al capolavoro del 1982 come dovrebbe fare ogni sequel riuscito: ricreandone il mondo e l'atmosfera ma scrivendo un nuovo capitolo che porti avanti la narrazione con una prospettiva originale e un approccio contemporaneo.

BRECCIA NEL CUORE DELLA CRITICA. Andiamo alla scoperta di qualche dettaglio curioso e interessante legato alla realizzazione del film di Villeneuve pronto a fare breccia nel cuore degli spettatori e della critica di tutto il mondo.

Regia: Denis Villeneuve; genere: fantascienza (Usa, 2017); attori: Ryan Gosling, Harrison Ford, Robin Wright, Mackenzie Davis, Dave Bautista, Jared Leto.

1. Sequel fortamente voluto: l'idea venne a Yorkin, produttore del film originale

L'idea di realizzare un sequel del capolavoro di Ridley Scott è arrivata alla Alcon Media Group tramite Bud Yorkin, uno dei membri della produzione al lavoro sul film originale, e sua moglie Cynthia Sikes Yorkin. Purtroppo Yorkin è morto prima che Blade Runner 2049 venisse completato, pur potendo essere felice del fatto che il progetto fosse stato messo in cantiere.

CONTATTATO ANCHE FANCHER. Ridley Scott è stato entusiasta quando gli è stata proposta l'idea di un nuovo film perché da anni aveva pensato a come si potesse inserire una storia inedita pur rimanendo all'interno della mitologia originale. Il filmmaker a sua volta ha poi contattato Hampton Fancher, autore dello script di Blade Runner, e ha scoperto che lo sceneggiatore aveva da poco terminato una breve storia ambientata proprio nel mondo ispirato alle opere di Philip K. Dick.

2. Passaggio di consegne importante: via libera di Scott a Villeneuve

Denis Villeneuve è stato fin da subito interessato all'idea di poter occuparsi del progetto. Il regista canadese ha però spiegato alla produzione che prima di accettare il compito voleva ottenere l'approvazione di Ridley Scott.

TOTALE LIBERTÀ CREATIVA. I due si sono quindi incontrati e Villeneuve ha rivelato di aver ottenuto dal maestro del cinema la totale libertà creativa e la piena disponibilità in caso di bisogno, situazione che gli ha permesso di avere un consulente davvero speciale nei momenti difficili della produzione.

3. Tre cortometraggi per legare i due film: ambientazioni nel 2022 e nel 2036

Per creare una connessione tra l'originale e il sequel, Denis Villeneuve ha chiesto a degli artisti che stima e apprezza di creare alcuni cortometraggi, diffusi poi online, in grado di offrire qualche dettaglio in più sugli anni che separano le due storie. Shinichiro Watanabe, creatore di Cowboy Bebop, ha raccontato degli eventi ambientati nella Los Angeles del 2022 in cui si segue la caccia ai replicanti.

STRATI BASSI DELLA SOCIETÀ. Luke Scott si è invece occupato dell'introduzione del personaggio affidato al premio Oscar Jared Leto, Niander Wallace, con una storia ambientata nel 2036, mentre si svela qualche dettaglio in più su Sapper, interpretato da Dave Bautista, nel breve racconto situato nel 2048 che mostra inoltre qualche dettaglio della vita quotidiana degli strati più bassi della società.

4. Mondo creato "realmente": effetti speciali ridotti al minimo

Villeneuve e la produzione hanno deciso di ridurre al minimo l'utilizzo degli effetti speciali, preferendo invece creare set e oggetti reali. Il regista ha infatti considerato essenziale poter permettere agli attori di farli muovere e agire in un ambiente tangibile e non solo immaginato.

RIPRESE GIRATE IN UNGHERIA. La produzione ha quindi scelto gli Origo Studios di Budapest, Ungheria, per effettuare le riprese che hanno richiesto l'utilizzo di sei sound stage e il backlot della struttura, spostando poi il set ai Korda Studios di Etyek e in altre location del Paese.

5. Protagonisti coinvolti fin dall'inizio: Ford e Gosling

Denis Villeneuve ha raccontato che quando è stato coinvolto nel progetto era già stata prevista la presenza di Harrison Ford, contattato da Ridley Scott, e si era, fin dalle prime fasi della stesura della sceneggiatura, pensato a Ryan Gosling per la parte dell'agente K.

L'EX LA LA LAND UNA "MUSA". Il regista ha spiegato che considera la star di La La Land la sua "musa" e di aver ammirato il suo impegno e forza di volontà sul set, essendo presente quasi in ogni inquadratura del progetto.

6. Inaspettato incidente sul set: un pugno involontario tra i due attori

Harrison Ford ha rivelato di aver colpito involontariamente con un pugno Ryan Gosling durante una delle sequenze d'azione del film. Sul set i due attori erano impegnati a girare un contrasto tra K e Deckard, situazione che ha portato l'icona del cinema a sferrare circa un centinaio di pugni di cui solo uno è andato realmente a segno.

SCOTCH PER CHIEDERE SCUSA. Harrison ha però chiesto scusa al suo collega offrendogli uno scotch, anche se ha confermato che non gli ha lasciato in camerino l'intera bottiglia.

7. Ryan ammira da sempre Harrison: esempio di professionalità e ironia

L'interprete dell'agente K ha spiegato che era un po' intimidito dal dover recitare accanto a Harrison Ford, attore che ammira da sempre, e di considerarlo un esempio da seguire perché è in grado di trovare un equilibrio perfetto tra lavorare duramente e non prendersi troppo sul serio.

MA FUORI NESSUNA FREQUENTAZIONE. Ryan Gosling ha però confermato che al di fuori del set non si sono frequentati molto, pur andando d'accordo.

8. Jared Leto immerso nel personaggio: lenti a contatto che lo rendevano cieco

Denis Villeneuve ha raccontato che, pur avendo sentito le storie relative alle riprese dei suoi film precedenti, è rimasto sorpreso quando Jared Leto è arrivato per la prima volta sul set. L'attore ha infatti scelto di indossare, anche per le prove generali, delle lenti a contatto lattiginose che lo rendevano quasi cieco.

ANDATURA MOLTO LENTA IN SCENA. Il premio Oscar è quindi entrato in scena accompagnato da un assistente e procedendo con un'andatura molto lenta, creando un'atmosfera particolare che ha reso le sequenze di cui è protagonista particolarmente affascinanti.

9. Ispirazioni asiatiche per Sylvia Hoeks: nei capelli e negli indumenti

Sylvia Hoeks ha raccontato che il look del suo personaggio ha delle influenze asiatiche. La produzione ha infatti deciso che l'assistente di Wallace dovesse avere i capelli neri e un aspetto molto preciso, anche negli indumenti indossati.

«CI SALUTAVAMO IN GIAPPONESE». L'attrice ha sottolineato: «Sono diventata la versione giapponese di me stessa. Io e la mia migliore amica abbiamo persino iniziato a salutarci in giapponese».

10. Breve apparizione: Gaff e gli origami, un elemento iconico

L'attore Edward James Olmos ha ripreso il ruolo di Gaff nel sequel di Blade Runner. Il personaggio, come accaduto nell'originale diretto da Scott, mentre parla con il proprio interlocutore realizza degli origami.

NEL LIBRO IL PERSONAGGIO MORIVA. Nel romanzo Blade Runner 2: The Edge of Human, scritto da K. W. Jeter, si racconta però la morte di Gaff. Il libro, tuttavia, non sembra essere stato preso in considerazione in nessun modo prima della stesura della sceneggiatura.

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