Biscardi Berlusconi
9 Ottobre Ott 2017 1121 09 ottobre 2017

Aldo Biscardi, altro che eroe: una vita fra trash e amicizie dubbie

Re del giornalismo? Faceva spettacolino da bar sport, inverosimile e grottesco. Con Moggi che gli dettava la linea. Ha creato un linguaggio, sì: di risse degradanti, esagerate, volgari. Controcanto dell'uomo-sgub.

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Adesso che è trapassato - verso i 90 può succedere - tutti a celebrare Aldo Biscardi dal capello color nazionale olandese come sommo campione di giornalismo, mentre era uno che faceva dello spettacolino, del varietà al punto che la Corte di Cassazione lo aveva salvato definendolo autore di programma non giornalistico, quanto a dire non prendetelo sul serio, si sa che può spararne quante ne vuole, lo sapete voi spettatori, voi ospiti come lo sa lui e allora che cercate?

SOLENNI SPARATE ED ENORMITÀ DELIRANTI. «La Var è merito suo, è una sua battaglia»: ma andiamo, le biscardate passano alla storia come solenni sparate, enormità a volte comiche a volte deliranti e “Processo del lunedì” diventa, nel lessico popolare, sinonimo di inverosimile, di grottesco.

Aldo Biscardi e Maria Pallandt durante la trasmissione "Il processo del lunedì" in una foto d'archivio.

Ci sono alcuni punti in comune tra il trash vipparolo o da caso umano di Maurizio Costanzo e quello da caso calcistico o da “sgub” di Aldo Biscardi. La stessa televisione che pescava nel freak, nel pruriginoso e nell'improbabile e magari inquietante di cui forzava i toni, i confini al punto che l'incredibile poteva diventare reale in omaggio alla massima “la realtà ci supera”.

AVEVA SEMPRE A CHE FARE CON LUCIANONE. Uno aveva avuto a che fare con Licio Gelli, tessera P2 n. 1819, l'altro con Luciano Moggi, gran sacerdote sospeso a divinis, il grande vecchio, vero o presunto, dietro tutti i misfatti, le combine, le cose che non si capivano o si capivano fin troppo del mondo pallonaro. Poi, certo, i grandi vecchi (e chi li frequenta) fanno comodo, si prendono tutte le colpe di un intero sistema, ma intanto correvano, un po' sgangherate e un po' mormorate, le mitologie nere parallele: il Venerabile per i torbidi italiani, il “Lucky Luciano” o “Lucianone da Monticiano”, come lo chiamava il suo conterraneo e implacabile accusatore Carlo Petrini, sotto il prato basso dell'irriferibile agonistico.

Quelle presunte pretese che aveva Moggi di manipolare, figuratevi un po', proprio la moviola oggi ribattezzata Var, la madre di tutte le “battaglie” del compianto conduttore

Ma queste cose nell'ora del cordoglio organizzato vengono rimosse, glissate, nessuno, tantomeno la Rai che a un certo punto non se l'era più voluto tra i piedi, che ricordi quelle telefonate in cui Moggi dettava la linea, diceva all'amico, magari telefonando in trasmissione con quella cadenza strascinata, «Oooh Aldooo», cosa dire e non dire al suo “Prociesso”, quelle presunte pretese di manipolare, figuratevi un po', proprio la moviola oggi ribattezzata Var, la madre di tutte le “battaglie” del compianto conduttore.

ERA GIORNALISTA MA ACCETTAVA REGALI. E certi orologini ricevuti in scioltezza? Ma su, andiamo, valeva molto meno di 20 mila euro, era una cosettina celebrativa. E pazienza se ai giornalisti è vietato accettare, ma quante ubbie, quanta malevolenza per uno che faceva la battaglia della moviola in campo così da stroncare combine e scommesse.

«Nessuna rilevanza penale», ricordano oggi, se proprio debbono, le prefiche di Pel di Carota. Solo qualche telefonata così, in cui si parlava del tempo, dei figli. E tanto basta a trasformare la disinvoltura in genialità. Così come di Costanzo, anche di Biscardi si usa dire: è stato un precursore, “uno che ha inventato un nuovo linguaggio televisivo”. Che consisterebbe nell'adattare uno studio a misura di bar sport con tutto quel che ne consegue: allora diciamo pure che al “Prociesso” si sono inaugurate quelle risse, vere o da copione, che degradavano i giornalisti coinvolti e che proprio in quanto risse, esagerate, volgari, venivano seguite.

OGNI TIVÙ LOCALE ORA HA LA SUA OSTERIA. Che bel linguaggio! Poi, si capisce, il peggio fa scuola e presto le televisioni, dalle locali su su per i network commerciali fino al servizio pubblico, non avrebbero più saputo rinunciare ciascuna alla sua osteria, alle invettive sbraitate, agli occhi fuor dalle orbite di sgallettate e commentatori ampiamente nell'età della ragione, che a vederli ti chiedi, Dio mio, ma questi non ce l'hanno una vita?, e non puoi non immaginarteli dopo i titoli di coda, uscire dagli studi nel gelo spento della notte, chiamare un tassì e sparire da soli in un alone di squallore struggente.

Uno, Biscardi, che certamente il mestiere lo conosceva ma aveva capito come distinguersi e non gliene importava niente delle polemiche, del discredito montante, anzi, tutta pubblicità, tanto qui prima o poi ci passano tutti. Così ha potuto girare col suo “nuovo linguaggio” degli urli e degli sgub un po' dappertutto, dalla Rai a Tele+ a Telemontecarlo poi La7, poi invecchiando, inciampando, altri circuiti minori, ma sempre fedele a se stesso perché puntava sulla messa in scena viscerale, tifosa, furibonda, puntava sulla plebe che non cambia mai e, internet o non internet, pay tv, anticipi e posticipi, rinasce “come rinasce il ramarro”, sempre uguale, sempre incorreggibile.

LA STAGIONE D'ORO DEI RAMPANTI ANNI 80. Da cui la classicizzazione, il “diffidate delle imitazioni”, anche se la stagione d'oro rimane quella dei rampanti Anni 80 allorché impone sì un modello per quanto discusso e ha la fortuna di centrare un trionfo mondiale, che condisce con tutta la grancassa garibaldina del caso.

Sbagliava i congiuntivi? Meglio, era "uno di noi" ed è finita che gli hanno dedicato un pupazzo e lui ha interpretato se stesso nel film L'allenatore nel Pallone con Lino Banfi

Di patetismo al “Prociesso” non ce n'era mai abbastanza, così come di caciara, ma anche quello era spettacolo e lo era l'eloquio romantico andante, da retore della Magna Grecia. Sbagliava i congiuntivi? Meglio, era «uno di noi» ed è finita che gli hanno dedicato un pupazzo e lui ha interpretato se stesso in un film comico ambientato nel giro, L'allenatore nel Pallone con Lino Banfi.

RIUSCIVA A METTERE A POSTO BERLUSCONI. Ma quando c'era fa fare sul serio, duro, inossidabile, tra i pochi capaci di mettere a posto grecisticamente Berlusconi, «Evidendemende per lei il pluralismo è un opzional». Oppure serafico come quando sfoggiava Andreotti in trasmissione, che si vedesse, si capisse bene quel che c'era da capire, «ah, caro presidende», mentre la Roma vinceva lo scudetto e lui, super partes come la moviola in campo, prontissimo lanciava un peana romanista che parodiava una canzonetta di Pippo Franco.

QUELL'INTRATTENIMENTO GARIBALDINO. Sarà stato “sgub”, intrattenimento ora garibaldino ora deamicisiano, bettola, “prociesso”, nuovo linguaggio televisivo, ma insomma per farne la perdita nazionale che tutti piangono adesso, pare francamente un po' poco e insieme un po' troppo.

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