Solfatara 8
9 Ottobre Ott 2017 0800 09 ottobre 2017

Napoli, quando i tesori storici finiscono nei patrimoni dei privati

La Solfatara ora appartiene alle famiglie Angaramo-Di Salvo. Il lago d'Averno fu comprato dai Casalesi. Anche la Piscina Mirabilis fa parte di un'abitazione. Così lo Stato non tutela la Storia.

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La bellezza salverà il mondo (e pure qualche conto in banca). A Napoli, città dell'impossibile che si fa probabile, capita che tesori inestimabili, testimonianze uniche della storia e dell'archeologia, invece di essere tutelate dallo Stato finiscano nei patrimoni dei privati. E contribuiscano ad arricchirli.

ACQUISTATA PER 36 MILA LIRE. La Solfatara, a Pozzuoli, è l'unico caso al mondo di un vulcano di proprietà. La famiglia De Luca, un anno prima dell'Unità d'Italia, comprò i due chilometri e mezzo di fumarole e geyser per 36 mila lire dal senatore del Regno Damiano Assanti, generale che aveva giurato fedeltà a Re Umberto I. Oggi la titolarità del sito è passata alle famiglie Angaramo-Di Salvo.

UNA TRAGEDIA A SETTEMBRE. In una delle bocche di fuoco e fanghi incandescenti sono morti a metà settembre 2017 papà Massimiliano Carrer, mamma Tiziana e il piccolo Lorenzo di 11 anni durante una gita. L'area è stata parzialmente posta sotto sequestro, e la procura di Napoli sta indagando per omicidio colposo.

A qualche chilometro c'è il lago d'Averno dove Virgilio aveva collocato l'ingresso agli Inferi. E dove, 2 mila anni dopo, si trovavano a riunirsi non già le anime dei morti in attesa del traghetto di Caronte, ma i cinque killer del boss latitante Giuseppe Setola, lo stragista (finto) cieco che aveva sfidato forze dell'ordine e magistratura nel lontano 2008.

USATO UN PRESTANOME DEL CLAN. Una inchiesta dell'epoca, ribattezzata non a caso «Operazione Sibilla», ha portato al sequestro e alla confisca dello specchio d'acqua comprato da un prestanome dei Casalesi insieme con un agriturismo, una discoteca e un ristorante. La cronaca che voleva diventare Storia.

La zona flegrea è ricca di sorprese di questo genere. A poca distanza c'è infatti il teatro romano di Miseno, una costruzione del III secolo a. C. che è stata racchiusa e confinata in un angolo dalla cementificazione selvaggia sorta tutt'attorno.

Un caso a parte merita la vicina Piscina Mirabilis, opera di epoca romana utilizzata come cisterna d'acqua potabile già ai tempi di Plinio il Vecchio. La porta d'accesso sta in un giardino di una bella villetta alberata. Per visitarla bisogna chiedere il permesso alla padrona di casa che, se è in vena, estrae dal nascondiglio la leggendaria chiave del leggendario lucchetto che chiude il leggendario portone. Terra di miti e di riti.

E ancora: la villa del console romano Servilio Vatia sulle alture panoramiche di Torregaveta, sempre nella provincia flegrea: i suggestivi resti fanno parte di una proprietà privata adiacente a un ristorante che porta lo stesso nome del console citato nei libri di Seneca. Spaghetti vista domus, mica male.

Sempre di epoca romana è il teatro dell'Anticaglia, ma stavolta ci spostiamo nel centro antico di Napoli città. Il monumento sorge nell'attuale, affollatissimo, Decumano maggiore e si racconta che fu inaugurato dall'imperatore Nerone che vi tenne una celebratissima (poteva essere diversamente?) esibizione canora che continuò a dispetto di una scossa di terremoto che intervenne poco dopo l'inizio dello show.

LA STORIA SI MISCHIA COL CEMENTO. Come gramigne cattive, sono sbocciati dai resti degli spalti grigi e tristi palazzoni post-boom economico e post-sacco di Napoli che creano un tutt'uno con la struttura originaria. Il cemento di oggi impastato con la malta di 20 secoli fa. Nerone, buon'anima, avrebbe fatto meno danni.

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