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MAX FACTOR 13 Ottobre Ott 2017 0930 13 ottobre 2017

X Factor 2017, Bootcamp: le pagelle della seconda puntata

Le under donne nell'insieme convincono più della coach Levante. Negli over i migliori sono Radice e Sette che però perde la sedia. Mara superstar. Fedez spettatore in canotta. E Agnelli severo ma giusto.

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Il conto alla rovescia per X Factor scorre, corre, scivola sul video di Sky ed è insinuante, martellante, serve a creare l'attesa, stimolare la tensione, come un evento epocale, un incontro del secolo, un'apparizione. Invece è solo la sfilata di tanti dilettanti allo sbaraglio, molti prescindibili, qualcuno evitabile, ogni tanto una stilla di talento che rifà un classico, che vuole essere Il Nuovo Questo o Quello, il gioco vecchio come il mondo, demoniaco e tenero della scimmia, della mimesi, non necessariamente divina.

SUCCESSO GRATTA E VINCI. Ma i tempi cambiano e tutto va venduto in modo adeguato ai tempi e quelli di Sky in queste cose sono dei maestri. Tutto è conto alla rovescia qui e X Factor nel suo genere è il meglio. Però, però. Quale arte, quale talento può essere adottato, coltivato da un programma frenetico che, se lo vinci, ti scaglia alla ribalta, destinazione Sanremo, a fare la guerra ai senatori in disarmo e lo sanno tutti che nel mezzo non c'è stato niente, non una scuola, una gavetta, una esperienza che non sia quella del successo che si autoadempie, che c'è perché c'è, e uno è un artista, un campione perché «ha vinto X Factor», questo non si capisce.

CRISALIDI CHE APPASSISCONO. Vecchia storia, ma poi rivai con la memoria al vivaio della Rca, per dirne una, la Rca di Ennio Melis, segretario di papa Pio XII, di Vincenzo Micocci, il «Vincenzo io ti ammazzerò» di Alberto Fortis, di Mimma Gaspari, gente che prendeva le crisalidi e le faceva maturare, fiorire in farfalle dopo una storia a lunga gestazione, a maturazione paziente, scrupolosa, maliziosa: quando esordivano, erano già scafati. Una storia che la stessa Mara Maionchi conosce bene e lei, giudice supremo di X Factor, lei su tutti non può non avvertire il divario dei tempi, spaventoso, forse perfino un po' offensivo. Da quei Recording studios su via Tiburtina, con appendici sulla Nomentana, da quegli studi vaticani sarebbe uscito il meglio della musica anche di protesta, anche anticlericale tra i Sessanta e gli Ottanta. Da X Factor, che sta a Milano ma in realtà si fa in giro per il mondo, fortunato chi partecipa, poi si rimette insieme, sono usciti i Mengoni, le Michielin, i Michele Bravi, i Lorenzo Fragola che sembrano crisalidi, pupe che appassiscono appena provano a volare davvero.

Categoria over: poche vette tranne Radice e Sette (che esce)

Valerio Bifulco, Andrea Spigaroli, Andrea Radice, Enrico Nigiotti e Lorenzo Licitra: gli over di Mara.

Valerio Bifulco: 6+. Quando annuncia One, Agnelli ridacchia. Perché sa. Sa che lui farà troppo il Bono Vox. E infatti. Ma ha ragione Fedez, la personalità dov'è? La personalità è quella cosa che, se One la dai a Joe Cocker, ti ammazza e dopo dici: Bono che? Però Nostra Signora non se la sente di non farlo sedere, e lui va a scaldar la prima sedia.

Alessandro Sette: 7+. Ecco, questo è molto, molto meglio. Sarà anche che “non sa dove andare”, ma ha vocalità, voce, carisma, entusiasmo, tutto. Vorremmo pure vedere che non passasse. Almeno pro tempore. Alla fine però non ce la fa.

Noemi Cannizzaro: 5. No, dai, non tremare così quanto canti, su, non sei un effetto elettronico, con 'sto vibratino ai 4 formaggi, su. Torna 'ndrée, te e il tuo pianino, brava Mara Carogna.

Paola Perrone: 5. Ma va là, che non è il tuo mestiere. Al mondo v'è troppa gente che vuol cantare perché non si ascolta abbastanza, questo è.

Andrea Spigaroli: 5. Rifà John Mayer. Il guaio è che li rifanno tutti uguali, tutti uguali. Basta, a passare a X Factor? Pare di sì, sia pure «senza rompere i coglioni», come lo esorta Mara.

Ricky Jo: 2. 'Ndemm, Papu Dance. Ma questo continuano a farlo passare perché è ridicolo, fuori dal programma. Ma si può? O non è che per caso il suo manager si chiama Caschetto?

Giulia Militello: 3. S'incarta, ma anche fosse andata liscia, non cambiava niente: tanto la strapazza, Il cielo in una stanza, che la povera Maionchi, per poco, non le piglia un colpo.

Andrea Radice.

Andrea Radice: 9. «Nato e cresciuto nella pizzeria di famiglia (ma dove, nel forno?)». Il look è da manicomio di Pozzuoli, ma a umile parere del cronista, lui è il meglio di tutti; diciamo tutti, non solo stasera. Questo, 'o sentimento ce l'ha da condirci un miliardo di pizze. E il suo James Arthur è da fa-vo-la: il nerd può diventare immenso, quando canta lo è già (già, ma dove ha imparato a cantare così? In pizzeria, no di sicuro....).

Valentina Grigò: 5. Questa è pazza: porta Cosa sono le nuvole di Modugno (e Pasolini). Ma siamo matti? Da questa roba esce vivo un Paolo Benvegnù, mica una aspirante. Premiano non si capisce se la presunzione del coraggio o il coraggio della presunzione, ma la premiano. Si siede, e butta giù dalla sedia il Sette, perché Nostra Signora vuole così.

Nicola Pomponi: 5-. Scelta classica ovvero vecchiotta, Father and Son. E che palle che la rende, su!

Enrico Nigiotti: 5. Citiamo Manuel: «Al confine col vecchiume». Aggiungiamo che, a forza di vedercelo tra i maroni, ha stufato: pare un rieccolo per diritto divino. Non si sa se è un caso umano, ma insomma è nella manica di Mara e quindi: sedia. Almeno caccia il ballerino, lì, il Papu.

Lorenzo Licitra: 7 ½. Il nostro tenore fin de siécle (il XIX) infioretta da par suo Titanium di Sia. Questo è un gran paraculo, io te lo dico: si vede dal sorriso a 800 denti, che sa di saperci fare. Come fai, a negargli una sedia, poffarbacco? Difatti switcha Valentina, della quale non sentiremo poi la mancanza.

Under donne: Sophia con Sally e Virginia-Alicia Keys convincono

Virginia Perbellini, Francesca Giannizzari, Rita Bellanza, Isaure Cassone e Camille Cabaltera: le under donne di Levante.

Manila Statelli: 7-. Ecco, già questa, come controllo della voce, timbro e tutto, Levante se la sogna. Sarà per questo che non le dà la sedia. Questa che giudica quella, il mondo alla rovescia.

Alessandra Vedovato: 4. Perfetto Manuel: «Si vede che è giovane, quando scelgono questi pezzi qui (Il mio canto Libero) non sanno a cosa c.... vanno incontro». Difatti piglia 'na tranvata e spreca la sua occasione. Battisti era un cantante della Madonna, checché ne dicessero i sordi.

Anna Giulia Pricoco: 4. Un'altra che già un pianobar estivo le sta largo. Ma perché tutti pensano che cantare sia meglio che lavorare?

Virginia Perbellini: 8. È la prima che passa con Levante, e per forza. Veramente, veramente brava. Quando una che non sa ancora cantare, canta così... Certo, derivativa, acerba, ma la sua versione di Alicia Keys è tutt'altro che da buttare, anche per negritudine. Non vederla, ascoltala: il brividino te lo alza. Si alza anche tutta la platea, è una meritatissima standing ovation.

Francesca Giannizzari: 5--. Piccole Michielin crescono, purtroppo. E fanno certe versioni dei Rem (Everybody Hurts) più acqua che sapone. Bah, la Levante che fa la esigente, stavolta la mette a sedere. Ed è la seconda volta che questa gnagnà passa, immeritatamente; neanche la switchano. Qualcosa vorrà dire.

Sophia Bellanza: 7½. Canta Sally con la giusta raucedine, né poca né troppa, e Mara piange. Quando Mara piange vuol dire che sta andando o tutto storto o tutto dritto. Indovinate un po? Sedia, anche se il metasignificato della storia personale, che si arguisce patetica, la fa forse anche sopravvalutare.

Eleonora Noemi Rao: 7. Prende malissimo una nota bassa e svaccola troppo sul vibrato; si ripiglia sull'acuto, chè è fanciulletta che vien da' toni alti. Insomma, hai presente quelle squadre che giocano male e intanto vincono? Ecco, così. Brava, brava. Sedia subito, peccato non duri.

Claudia Guaglione: 6+. Ma perché son vestite tutte da stracciarole? Ma non divaghiamo: 3 secondi dei Beatles bastano a morire o vivere. Lei esiste. E passa, almeno per un po'. Una cosa, Manuel le dà lezioni di canto, ma la canzone l'ha cantata meglio lei.

Kleopatra Jaza: 5. Scialba. Passa, fa lo switch a quella prima di lei e poi verrà switchata e non passa più. Chi di sedia ferisce, di sedia perisce, ma è inutile il pubblico fischi: non è granché.

Carolina Sadry Curi: 5. Levante la sega, perché sì, la voce è molto potente ma lei nella musica cerca l'emozione (e allora che canta a fare, anche lei?). E poi «hai le movenze che mi infastidiscono», ecco i criteri della Madonnina Patinata.

Isaure Cassone: 7. Appeal zero, ma che timbro. Certo, da lavorarci un po' su, ma controllata già, sorvegliata, con una bella varietà di registri (la versatilità è altra storia, ed è tutta da dimostrare).

Camille Cabaltera: 5. Attenti: il fascino della studentessa lirica può sedurre, ma poi bisogna vedere. Difatti Agnelli la sbrana. Insomma basta con tutti 'sti Voli, 'sti Bocelli, 'ste rotture di acuti. Passa alla sedia, perché evidentemente sta scritto così, ma la ragazzina Noemi non merita di farsi scalzare. Ripetiamo: evidentemente è il copione, qui di errori non se ne fanno.

Mara domina con la sua esperienza. Levante giudice? Fa già ridere così

Levante con Mara Maionchi.

Alessandro Cattelan: 6. Ma non parla un po' troppo svelto, un po' troppo a scatti? Ecco, qui possiamo dire una cosa, suo malgrado: il giovane sarà anche bravissimo, ma una formula del genere lo relega a maggiordomo, un conduttore qualcosa deve pur condurre. Invece, così è sempre sacrificato al confine dell'insussistenza.

Mara Maionchi: 8. Nostra Signora del Va' a Cagher in grandissima forma. Ribalda, devastante, strabordante, esorbitante, sempre corroborante anche quando distrugge il malcapitato di turno: e così le si perdona pure qualche giudizio da assassina. Dite che è datata nei gusti, nei giudizi? Per questo le abbiamo dedicato il “cappello” di questa puntata: alla fine, non si può intellettualizzare troppo una faccenda di provini, di canzoni. Se c'è il talento, lei lo percepisce subito, così come coglie la defaillance, la fuffa. Si chiama esperienza, non età, e non passa.

Manuel Agnelli: 6½. Come giudice per il momento ha già dato, quindi è in secondo piano. Però si fa sentire, e i suoi giudizi sono lapidari o, come si dice: severo ma giusto.

Fedez: 6+. Anche lui stasera è vagamente in ferie, ha pure la canottierona da Miami Beach, e non fa niente per dissimularlo: si gode lo show, a volte ricordando, a volte dimenticando di farne parte.

Levante: 5--. Che sensazione di leggera follia, la Madonna Patinata che manda e giudica. Tipo uno che va all'ermellino di Cassazione dopo un corso accelerato della scuola Radio Elettra. È la meno disinvolta, la più legnosa e insicura, perché, se come personaggio squisitamente televisivo, quindi costruito, regge, di connesso alla musica c'è poco e niente. Prova ne sia che tutti i suoi giudizi sono emotivi: mi emozioni, non mi tocchi, sei particolare, racconti il tuo dolore, hai vent'anni, io non amo particolarmente. Io davvero boh, tutta 'sta manfrina, ma di tecnica non dice niente, perché non la maneggia. Le sue formule standard sono: «Io sono senza parole» (anche noi, se è per questo), oppure «non incontri il mio gusto» (neanche lei il nostro, se è per questo).

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