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15 Ottobre Ott 2017 1600 15 ottobre 2017

"L'uomo di neve" al cinema: trailer e recensione del film

Il successo travolgente dei libri di Jo Nesbø. Le riprese sottozero. L'uso dei colori. E il ruolo di Fassbender. Dieci cose da sapere sulla pellicola diretta da Tomas Alfredson, già regista de La talpa.

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I romanzi scritti da Jo Nesbø dedicati alle indagini di Harry Hole arrivano al cinema con L'uomo di neve, il thriller diretto da Tomas Alfredson (La talpa, Lasciami entrare) con protagonisti Michael Fassbender e Rebecca Ferguson. Sul grande schermo si assiste a quanto accade quando un pazzo che si autodefinisce “The Snowman Killer” decide di dare il via a un gioco mortale con l'investigatore a capo di una squadra speciale anticrimine, Harry Hole (Fassbender). L'uomo di neve decide di provocare il detective, sfidandolo a decifrare gli indizi che lascia sulla scena del crimine prima della morte successiva, e la situazione diventa presto molto personale. Ad aiutare Hole nella sua ricerca di verità e giustizia è la brillante recluta Katrine Bratt (Ferguson) che collega le morti recenti ad alcune, ancora irrisolte, avvenute anni prima. Oltre ai suoi doveri come poliziotto, inoltre, Harry deve fare i conti con l'ex moglie Rakel (Charlotte Gainsbourg), il figliastro Oleg (Michael Yates) e il nuovo compagno della donna, Mathias (Jonas Karlsson).

UN FILM RIUSCITO A METÀ. Il film diretto da Alfredson riesce solo in parte a ricreare l'atmosfera e il fascino che contraddistinguono le opere di Nesbø a causa di una sceneggiatura che rende la comprensione della verità fin troppo facile ancora prima di superare la metà del film e a una versione piuttosto stereotipata e poco approfondita dei personaggi principali. Hole, in questa versione, è un personaggio poco originale e privo di quelle sfumature che tra le pagine lo fanno diventare a sua volta quasi un mistero da risolvere, rendendo così la visione del lungometraggio poco stimolante o soddisfacente. Fassbender e Ferguson lavorano in modo convincente, ma non brillante, e le star del calibro di J.K. Simmons si ritrovano a gestire parti troppo secondarie e marginali che non riescono ad aggiungere nessun valore aggiunto alla produzione.

LA MANCANZA DI PATHOS. La freddezza delle splendide location si riflette così anche nell'evoluzione degli eventi, priva di pathos, e nemmeno l'incredibile lavoro compiuto da Dion Beebe, direttore della fotografia, e Maria Djurkovic, production designer, riesce a sollevare il film. Alfredson è un regista attento che valorizza al meglio gli aspetti visivi e le performance del proprio cast, tuttavia è il lavoro compiuto sull'adattamento a penalizzare un progetto che sulla carta aveva tutto l'appeal necessario a dare la vita a un nuovo franchise cinematografico. Scopriamo alcuni dettagli sulla creazione di questo progetto, dalle ottime potenzialità non del tutto sfruttate.

1. Le indagini di Harry Hole: un incredibile successo letterario

Le indagini del detective Harry Hole, nate nella mente di Nesbø durante un viaggio, sono diventate un incredibile successo in Scandinavia e in tutto il mondo. Moltissimi lettori compiono da anni viaggi in Norvegia per ripercorrere le strade descritte tra le pagine, rendendo omaggio ai luoghi preferiti dal poliziotto a Oslo, come ad esempio l'iconico Schroder's Café.

2. L'importanza delle location: riprese tra Oslo e la zona di Bergen

Le 12 settimane di riprese si sono svolte in Scandinavia perché il regista Tomas Alfredson considerava un'assoluta priorità girare nei luoghi giusti e che fossero in grado di proporre sul grande schermo i contrasti visivi e cromatici adeguati al racconto. La produzione ha iniziato già nel 2014 a esplorare la Norvegia per capire come organizzare il lavoro sul set, visitando con attenzione la città di Oslo e la zona di Bergen per osservare tutti i dettagli utili a capire come tradurre in immagini la visione che aveva il regista.

3. Un film fatto di contrasti: approccio monocromatico e colori saturi

Il regista è rimasto particolarmente colpito dal Municipio di Oslo perché rappresenta in modo perfetto il contrasto tra il funzionalismo e le forme artistiche. All'esterno dell'edificio sono infatti presenti 16 sculture in legno che raffigurano delle antiche mitologie norvegesi, create dal pittore e sculture Dagfin Werenskiold: immagini audaci e colorate che ritraggono la vita degli dei e le storie della saggezza e dell'amore, della guerra e dell'odio e le visioni del futuro che sono intrecciate nel tessuto della cultura norvegese. L'uomo di neve riflette queste differenze: non ha colori primari ma propone invece un approccio monocromatico o con colori saturi.

4. Il look dei protagonisti: collaborazione tra costumista e stilisti scandinavi

Il costumista Julian Day ha seguito le indicazioni di Alfredson dal punto di vista cromatico, cercando di enfatizzare l'atmosfera norvegese del film ma ampliando il suo interesse ad ambiti internazionali. Per definire il look di Harry Hole e degli altri personaggi si è quindi collaborato con stilisti svedesi, norvegesi e danesi senza inoltre cercare una collocazione temporale degli abiti indossati, creando così outfit senza tempo che potrebbero risalire agli Anni 40 o al futuro.

5. Riprese sottozero: neve vera nello studio

Il regista Tomas Alfredson ha voluto che ogni dettaglio fosse realistico quindi si è deciso di non utilizzare neve finta per le riprese, essendo visivamente diversa. La produzione ha assunto un supervisore: Johan Harnesk, che ha ad esempio portato lo studio in cui sono state effettuate alcune riprese a una temperatura di -5°, collocandovi poi dei blocchi di neve provenienti da Holmenkollen, località poco distante da Oslo. L'esperto ha confessato: «È abbastanza insolito, non l'ho mai fatto prima, ma Tomas voleva lavorare con della neve reale, così l’abbiamo accontentato».

6. Il protagonista: Fassbender non aveva letto i libri

Il protagonista Michael Fassbender ha ammesso, durante le interviste, di non conoscere i libri scritti da Jo Nesbø prima che gli venisse offerta la parte di Harry Hole. L'attore ha quindi recuperato il tempo perduto e ha letto tutti i romanzi con l'eccezione de L'uomo di neve perché non voleva che la sua interpretazione venisse in qualche modo influenzata dalla versione pubblicata tra le pagine. Il suo obiettivo era infatti quello di capire il personaggio e il suo passato, ma di portarlo sugli schermi seguendo la versione creata per il cinema dagli sceneggiatori.

7. I tempi stretti: impegno senza pause per Fassbender

Fassbender ha dovuto “incastrare” le riprese del film tra due importanti progetti, senza quindi concedersi una pausa tra i vari impegni. L'attore è infatti arrivato sul set due giorni dopo la conclusione dei ciak previsti per Assassin's Creed e al termine del lavoro compiuto sull'adattamento del thriller è poi partito per arrivare sul set di Alien: Covenant. Michael ha rivelato che non era intenzionato a perdere l'occasione di lavorare con Alfredson e di essere rimasto troppo affascinato dal personaggio per rinunciare a recitare nel film.

8. L'atmosfera sul set: scherzi, canti e lanci di palle di neve

Rebecca Ferguson ha raccontato che l'atmosfera durante le riprese, nonostante le temperature rigide e le tematiche drammatiche, era particolarmente calorosa. Insieme a Fassbender, ad esempio, dava il via a delle simpatiche battaglie di palle di neve durante le pause ed entrambi erano soliti cantare tra un ciak e l'altro, ridendo e scherzando per alleggerire la tensione. Fassbender ha inoltre offerto da bere all'intera troupe dopo una lunga giornata di lavoro e Karl Andre Bru, impegnato nel reparto elettrico, ha scherzato il giorno dopo ringraziandolo per i postumi della sbornia. Le parole hanno divertito l'attore al punto da non riuscire a rimanere serio per molte ore, scoppiando a ridere quando incrociava i membri della troupe.

9. Il rapporto tra Jones e il regista: una nuova collaborazione dopo La talpa

L'attore Toby Jones ha lavorato con Tomas Alfredson in occasione del film La talpa e ha rivelato che il regista gli ha scritto una bellissima lettera per chiedergli se voleva interpretare una piccola parte nel suo nuovo progetto. La star ha accettato subito per un motivo preciso: «Anche se ho un piccolo spazio nella storia con il personaggio di Val, Tomas gli ha dato importanza. Nessuno spazio del film è meno degno di qualsiasi altro, e questo è ciò che ha sorpreso molti membri della squadra. Ogni scena offre un potenziale altro modo di guardare l'intera storia. Questo è ciò che rende Tomas un regista eccezionale».

10. Un'iniziativa internazionale: incentivi statali per attirare le produzioni

Il film è il primo progetto internazionale a essere girato in Norvegia grazie ai fondi stanziati dallo Stato per attirare le produzioni cinematografiche e televisive. Il secondo titolo in arrivo nei cinema che ha usufruito degli incentivi sarà Downsizing: Vivere alla grande, film diretto da Alexander Payne.

Regia: Tomas Alfredson; genere: drammatico (Regno Unito, Norvegia, Stati Uniti, 2017); attori: Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Charlotte Gainsbourg, Chloe Sevigny, Val Kilmer, J.K. Simmons.

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