Elii
18 Ottobre Ott 2017 1345 18 ottobre 2017

Elio e le Storie Tese, uno scioglimento tardivo

Il gruppo annuncia l'addio. Ma la sua epoca era già chiusa. Da un pezzo non si ricordava più un successo. In mezzo, tanta carriera fatta di troppe cose, molta goliardia sterile e un enorme potenziale sprecato.

  • ...

Alla fine lo ha capito anche lui, questo milanese marchigiano fondente, di Cossignano, tra Fermo e Ascoli, coi ciglioni da cuntadì e una passionaccia da Conservatorio per il rock cerebrale e demenziale fra Zappa e gli Skiantos. Stefano è uscito dal gruppo, anzi lo scioglie: perché, alla fine, Elio e le Storie Tese, pur nella varietà dei talenti, erano il leader e il leader è, era lui, il Belisari dalle trovate via via sempre più stanche, più bolse, dalle bivaccate a X Factor, dallo sfogliar di margherita: 'sto gruppo lo sciolgo, non lo sciolgo...

DOPO 30 ANNI CHIUSURA FISIOLOGICA. L'ultima volta nel 2015, poi ci ripensò, disse che quei suonatori non andavano da nessuna parte, diede la colpa ai giornalisti, alla maniera dei politici. Ma nell'aria c'era già gran profumo di chiusura: nessuno lo nascondeva, il che è anche fisiologico dopo una trentina d'anni.

DISSACRAZIONE PIÙ O MENO BEFFARDA. “Gli Elii” sorgevano in un'altra epoca. Quella del punk, che dov'era nato già declinava in “post”, ma da noi si sa che le cose, prima di internet, arrivavano con un certo sfaso. Anni ancora incazzati, anni metropolitani di fumi e di furori, di vigilia di una globalizzazione già alle porte e Belisari raccattava un gruppo di musicisti, diciamolo subito, di prim'ordine e si metteva in scia al situazionismo, alla contestazione surreale, alla dissacrazione più o meno beffarda.

Canzoni, trovate subito adottate da quei liceali che, diciamo anche questo, un po' se la tiravano: faceva fino citare “storie tese” come quelle della tipa che si vedeva uscire la cacca dalla faccia, o l'inno al pornoattore John Holmes, «30 centimetri di dimensione artistica». Spuntavano perfino gruppi in scia, anche più estremi. Al liceo Carducci di Milano se ne ebbe uno chiamatosi “gli Scamarrata” e qualcosa delle loro imprese riaffiora in Rete, e nessuno si è neppure preso la briga di censurare. Anche questi filmatini sono deliziosamente, tragicamente vintage.

PURE GLI ELII SONO DIVENTATI VINTAGE. Tutto, prima o poi, diventa vintage, le band di liceali, le epoche, perfino le dotazioni degli attori erotici, e figuriamoci se non i gruppi di rock demenziale. Solo lo stesso Frank Zappa non lo sarebbe e non lo è mai diventato, ma qui siamo nell'Empireo. Per tutti gli altri il destino è una cambiale ed Elio/Stefano infine l'ha capito.

Elio, ritratto di un anticonformista fasullo

PERSONAGGIO Si atteggia ad alternativo, ma allo spettacolo mainstream sa dire soltanto sì: Sanremo, X Factor, gli spot. Giravolte e contraddizioni di un talento sprecato. Foto. La vera storia tesa è che Elio è diventato indigesto.

Non diremo che, con lui, si chiude un'epoca di ricordi e di rimpianti, perché l'epoca degli Elii si era chiusa da gran tempo, senza chiudersi mai. Bravi erano bravi, anche in quel sapersi adattare allo zeitgeist e pure allo zeitung, per dire ai media, sempre cavalcati fingendo di starne alla larga, di sprezzarli, di irriderli. Fino all'ultimo, fino alla conferenza stampa per annunciare l'addio.

UN ECLETTICO, AGITATO, PARACULO. Invece dei media hanno avuto bisogno, e riscontro, come nessuno; erano, come gruppo non meno che come elementi in ordine sparso, mediaticissimi, fossero a un talent o a sparare amenità a volte banalissime nel retrospettacolo del festival di Sanremo. Perfino lo scioglimento ufficiale Elio/Belisari lo ha anticipato al programma televisivo Le Iene. In mezzo, tanta carriera fatta di mille e fin troppe cose, un eclettico, un agitato, anche un paraculo, eh: son furbi 'sti marchigiani di terra, anche duri quando debbono difendere il suo. E le Storie Tese erano il suo.

COSE PER GIOVANI ORMAI SUPERATE. Il guaio, non lo si dice per la prima volta, è che, non mancando il potenziale, le cose sarebbero potute andare in un altro modo e invece, pian piano, poi a valanga, si è voluto inseguire un percorso di goliardia alla lunga sterile, strategica, telegenica, qualche volta lusingata dal qualunquismo (La terra dei cachi e altre invettive da signora mia), cosettine di poco conto che venivano, queste sì, presto superate da contenitori più giovani, più moderni, i Fedez, i succedanei rapper afasici e twittaroli, senonché tanta innocuità consentiva il pendolo dal concertone fintamente incazzoso del Primo maggio sindacale al Sanremo falsamente nazionalista, dall'invettiva contro il consumismo commerciale che fotte la musica all'abbonamento al talent milionario.

Si poteva, vorremmo dire, approfondire il discorso musicale, ed è un peccato che la ricerca, che la capacità siano passate in secondo e terzo piano nella sensazione di voler inseguire, mantenere un facile riscontro a tutti i costi. Da anni non si ricordava più un successo, un disco importante e forse non era solo una questione di tempi che cambiano, di disabitudine all'ascolto maturo.

UNA GOLIARDIA SEMPRE PRESENTE. Naturalmente a Elio e a tutti gli altri Elii in ordine sparso non mancheranno le cose da fare, sempre sotto il segno della goliardia, perché quella, a quasi 60 anni, è una croce che ormai non ti toglie di dosso neanche il Padreterno. Altrettanto garantito che l'uscita di scena sarà definitiva ma non ultima, verranno ripensamenti, occasioni, echi del passato, sprazzi di futuro.

Elio e le Storie Tese sono un gruppo fondato da Stefano Belisari, in arte Elio, nel 1980.

Prendi l'esatto contrario di un gruppo così, prendi i Pooh, disciolti nel 2016: già stanno tornando, a spizzichi e bocconi, ma rieccoli. Facchinetti e Fogli fanno un disco insieme, il chitarrista Dodi Battaglia fa un album live con i successi dei Pooh, e già tutti che mormorano: una reunion? Beh, ecco, se ne valesse la pena, se, magari, fosse sotto il segno della solidarietà, se, se, se...

PASSARE A FARE «QUALCOS'ALTRO». Succederà anche al gruppo di Belisari. Che sarà nuovamente in voga quando non ci sarà più. Che si uccide perché, dice il leader, «è importante capire quando dire basta e passare a qualcos'altro, ci vuole l'intelligenza di capire di essere fuori dal tempo; youtuber, rapper, influencer, queste sono le persone che parlano ai giovani oggi».

E apparentemente ha ragione, ma solo apparentemente. Per la semplice ragione che, allora, un discorso così lo poteva fare anche 10, perfino 20 anni fa. E perché a “qualcos'altro” è un pezzo che tutti si dedicano, senza per questo sacrificare la casa madre (più prosaicamente, il punto è che i dischi non si vendono più e per girare in tour bene o male ne servono sempre di nuovi, il che non sempre riesce con la dovuta convinzione).

I LICEALI DI OGGI SONO COSÌ CAMBIATI? E perché non è mica detto che un gruppo fondato quando le Br ammazzavano Guido Rossa debba parlare per forza “ai giovani d'oggi”. I liceali del 2017 sono diversi da quelli del 1979? Chi lo sa, magari neanche tanto: stesse proteste, stessi slogan, viaggiano solo un po' diversamente. «La gente non cambia, cambia solo il modo di vestire», dice Rocky Balboa, vecchio ma non ancora stanco.

ELIO FORSE FINGE, FORSE È SINCERO. Ecco, Elio è un po' stanchino; forse finge, forse è sincero. Difficile sempre, con lui, capire. Al Forum di Assago, il 19 dicembre 2017, l'ultimo grande show, per i vivi e per i morti, con tutti i successi. Poche ore prima, da qualche parte del mondo, il decrepito mai domo Keith Richards avrà festeggiato il suo 74esimo compleanno, ancora appeso a una chitarra più scrostata di lui.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso