Lenzi
19 Ottobre Ott 2017 1417 19 ottobre 2017

È morto Umberto Lenzi, maestro dei polizieschi all'italiana

Il regista si è spento all'età di 86 anni. Ha firmato cult come Milano odia: la polizia non può sparare e Roma a mano armata. Era il "papà" del Monnezza.

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Nel titolo del suo ultimo romanzo, appena uscito per le edizioni Golem, c'è tutto Umberto Lenzi, amante dei generi più popolari, sarcastico fino all'autoironia, compiaciuto cinefilo nel richiamo al filone spionistico battezzato da Ian Fleming. In Si muore solo due volte il romanziere Lenzi dà il cambio al suo storico personaggio, il poliziotto antifascista Bruno Astolfi, e lo rimpiazza col moderno criminologo Renzo De Gemini, mentre sullo sfondo c'è sempre la sua Roma, tanto amata quanto inconoscibile e minacciosa.

NATO A MASSA MARITTIMA NEL 1931. Si parte dalla pagina scritta nel ricordare Umberto Lenzi, nato a Massa Marittima il 6 agosto 1931 e scomparso il 19 ottobre a Ostia dove da tempo viveva in una casa di riposo, perché i romanzi erano diventati la sua passione e il suo orgoglio dopo il ritiro dal cinema all'inizio degli Anni 90. Ma il demone della celluloide invadeva i suoi ricordi e infatti tutti i suoi migliori gialli hanno per sfondo il cinema al tempo del fascismo, con storie criminali che si intrecciano a titoli celebri, da I miserabili a Cuore, da Harlem alla stessa Cinecittà che è protagonista della sua prima prova del 2008.

STUDI DI GIURISPRUDENZA ABBANDONATI. In tutto 10 avventure con cui aveva ritrovato entusiasmo e onori, mentre in parallelo scriveva di cinema sulla rivista Nocturno. Fin da giovanissimo, a Massa Marittima, il cinema aveva invaso la sua immaginazione distogliendolo dagli studi di giurisprudenza che avrebbe abbandonato per iscriversi al Centro Sperimentale di Cinematografia, dove si è diplomato nel 1956. Già prima, invece, aveva alternato l'esercizio critico all'organizzazione di cine-circoli in compagnia di amici cari come Carlo Cassola e Luciano Bianciardi.

DA SANDOKAN A KRIMINAL. A Roma si ritrova però nel suo elemento naturale, fa la comparsa, l'aiuto regista, esordisce nel 1961 con il film di cappa e spada con Lisa Gastoni Le avventure di Mary Read. Segue poi la moda e l'istinto, andando in Malesia per un dittico salgariano (Sandokan, la tigre di Mompracem e I pirati della Malesia), lavorando con pseudonimi americani (prediletto Humphrey Humbert), tuffandosi nella spy-story sulla falsariga di 007 (a cominciare da A 008, operazione Sterminio del 1965). Scopre il suo vero talento di regista del giallo nel 1966 quando, ispirandosi a un fumetto di grande successo, dirige con occhio attento alla pop art il fortunatissimo Kriminal che resta oggetto di culto.

I THRILLER DEI QUARTIERI ALTI. Tre anni dopo vara il genere «thriller dei quartieri alti» (la definizione è sua) con un gruppo di lavori che sfruttano un'icona di Hollywood come Carrol Baker, il meglio del talento teatrale italiano (per lui lavorano signore della scena come Tina Lattanzi, Rossella Falk, Anna Proclemer) e ottenengono il riconoscimento del pubblico internazionale: da Così dolce così perversa a Orgasmo e Paranoia, fino al successivo Spasmo (forse il suo capolavoro). Il suo nuovo territorio confina con l'astro nascente di Dario Argento, il mestiere di Lucio Fulci, la lezione di Mario Bava.

LA SCOPERTA DI TOMAS MILIAN. Talento irrequieto, ha sempre detto di sentirsi anarchico nell'anima e nelle scelte. Frequenta il genere cannibalistico in coppia con Ruggero Deodato, l'avventura bellica, il poliziottesco che ne farà uno degli idoli di Quentin Tarantino e il pigmalione di due star del genere: Maurizio Merli, di cui farà la fortuna, e Tomas Milian, una sua scoperta con cui lavorerà sette volte fino a un traumatico scontro. Sono gli Anni 70 di Milano odia: la polizia non può sparare (1974), Roma a mano armata e Napoli violenta (1976), fino a Il trucido e lo sbirro in cui, insieme all'attore, inventa il personaggio di Monnezza, sempre nel 1976.

MODERNO PRESTIGIATORE DELL'INVENZIONE OTTICA. Nel decennio successivo la sua fortuna declina ma Lenzi continua a lavorare incessantemente, spinto dal desiderio di avventura e dal piacere del cinema d'intrattenimento, firmando anche due tv-movie per Canale 5 sulle case indemoniate. Ha diretto alcuni dei più grandi attori della sua generazione, da Henry Fonda a Carrol Baker, da John Huston a George Peppard, ha vissuto da gran signore e ha saputo incarnare un cinema italiano in cui l'arte dell'arrangiarsi permetteva di affrontare ogni sfida, uscendone ogni volta da vincitore. Con lui esce di scena un grande, molto amato e capace di restare moderno nella sua semplicità di narratore e prestigiatore dell'invenzione ottica.

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