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MAX FACTOR
27 Ottobre Ott 2017 1015 27 ottobre 2017

X Factor 2017, Live: le pagelle della prima puntata

Tra i concorrenti il talento c'è, ma manca il carisma. Non si vede mai la sana sfrontatezza animale. È tutto un «sì Mara, hai ragione Mara, grazie Mara». Intanto tra i giudici la Maionchi regna sovrana. Le pagelle.

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Una cosa che si capisce guardando un talent show, guardando X Factor, è la distanza tra possibilità e certezza, tra l'esitazione di chi è lì come potrebbe essere ovunque e il carisma che, come diceva Goethe, presuppone il sapersi tale. Qui il carisma non c'è; non c'è mai. C'è qualche aspirante ambizioso, ma si direbbe più per trascinamento, per sottrarsi, se capita, a un futuro di noia, se va bene, di pena e di vuoto altrimenti.

LA SFRONTATEZZA DOV'È? Non si vede mai la sana sfrontatezza del talento, che è diversa, attenzione, dall'arroganza, dalla protervia, è l'urlo di chi dice sono qui perché non posso farne a meno, perché questo è il mio destino, fatemelo cantare, datemi la possibilità di ammazzarvi tutti e non fallirò. Qui sono tutti Fracchia: «Grazia, Mara, grazie»; «Non ringraziarmi, tira fuori i coglioni!»; «Sì Mara, hai ragione Mara, grazie Mara». Cercarsi animale: immagina un giovane Iggy Pop, Keith Richards, o, per restare in casa, un Vasco, un Renato Zero dei primi tempi.

IL PUBBLICO ASSETATO DI SANGUE. Intanto X Factor procede con l'avanzata militare, lascia cadaveri di speranze dietro sé; il programma è davvero costruito come un percorso di guerra, a livelli successivi, questa è la prima dei Live Show, la guerra di tutti contro tutti e chi guarda, sempre assetato di sangue, di gara, pollice alzato o verso, ci va dentro a raffiche di tweet. Inoltre vota, ammesso che questo conti: l'esercito degli aspiranti si è decimato e rimane un plotoncino appeso alle sensazioni e ai capricci di quel mare senza facce che è il pubblico a casa (tivù e soprattutto Rete: innumerevoli sono i modi per esprimere una preferenza che non sarà decisiva, ma senz'altro indicativa per un potenziale mercato, sì).

A PARTE MARA, ANCHE I GIUDICI SONO CLONI. Il meccanismo, di passata, è astruso, per eliminarne uno ci vogliono procedure da macchina di Turing. Quanto ai giudici, a osservarli bene ti viene in mente che hanno lo stesso problema degli aspiranti: sono, restano cloni. Se è vero che Manuel Agnelli in fondo è un Eugenio Finardi con meno dubbi e meno certezze, Levante una Carmen Consoli senza presupposti, Fedez il Jovanotti che temiamo nei nostri figli, quello che trent'anni fa Grillo voleva mandare in miniera e oggi se lo ritrova militante, o quasi. E Mara? No, Mara è unica, lei è larger than show, uno show che stasera parte in modo un po' grottesco, una tirata sul rispetto per le donne affidata a queste Ibeyi e un video con Michelle Obama, che di Weinstein era (era...) intima insieme al marito. Dopodiché, all'X Factor Arena parte il Circo Barnum.

I concorrenti: Andrea Radice l'unico vero talento puro

Maneskin (Agnelli): 6 ½. Non sono campioni di simpatia, specie il leader androgino cum studio, va detto (difatti Fedez lo dice). Ma la presunzione si conquista, vediamo se sanno meritarsela. Più che altro so' ragazzi, ancora. Non escono malaccio da questa cover dei Black Eyed Peas: convincono tutti, tranne Levante: è una garanzia.

Enrico Nigiotti (Maionchi): 6/7. Questo, da maledetto toscano, si parla molto, molto, ma molto addosso, sfrutta la mistica rock and roll della 'caduta & redenzione': non ce ne frega niente, tanto più che rischia di morire concorrente di tutto. Almeno non ha paura di cimentarsi: l'altra volta De André, stavolta Gli amanti di Brel. E, anche questa volta, ne esce vivo, ovvio. Di riffa o di raffa li ha tutti contro, ma su di lui, per ora, ha ragione Mara.

Camille Cabaltera (Levante): 6 ½: Sai perché piace a Levante? Perché «sta facendo studi classici», rendiamoci conto, manco Franca Valeri ne Il segno di Venere. Siccome rischia di stancare, questa ragazzona che non pare ma se la tira un bel po', le ricamano una veste rap su Iggy Azalea: mah, che guazzabuglio. I mezzi li ha, la tecnica non si discute (sta facendo studi classici...), però rischia di restare una 'pescia lessa', di lusso ma lessa. Di passata, gli altri giudici danno della ignorante a Levante, sulla base del brano scelto.

Gabriele Esposito (Fedez): 5. Gli danno la trappola depressiva Adam's Song dei Blink 182 e la rende proprio da talent, cioè senz'anima: è che di voci, di interpretazioni così, ne abbiamo già sentite a un soldo la dozzina, e son tutte tempo sprecato. (al ballottaggio con Lorenzo Bonamano, se la gioca con la mirabile Ain't No Sunshine, sempre con quell'approccio da talent boy: si salva).

Gabriele Esposito.

xfactor.sky.it

Sem & Stenn (Agnelli): 5+. Manuel se li coccola, li vede tipo i nuovi Joy Division. Vacci piano con quelle cartine. Ma solo a chi scrive, questo approccio Anni 80, con tanto di cuboni di Rubik, pare archeologia e niente più? Riarrangiano i Cure in proprio, va bene: e allora? «Divertenti», li liquida Mara, e forse è proprio tutto qui.

Lorenzo Bonamano (Fedez): 5/6. Meritava di uscire la scorsa puntata, con una versione killer, anzi suicida, di De Gregori. Personalità zero, inoltre. Allora perché è qui? Perché “io seguo la mia pancia” dice Fedez. Mah, a sentirlo, con quel singulto per prendere fiato che manco il cantante dei Muse, la pancia la fa dolere a noi. (Al ballottaggio con Gabriele Esposito sceglie una vivace Radioactive ma non gli basta: è il primo eliminato).

Lorenzo Licitra (Maionchi): 7. Che te devo dì? Nato vecchio, però acchiappa; tenor di grazia, però maneggia il pop; umile, però furbetto al punto giusto. Vediamo un po' come fa questa Your Song: ancora un po' impostata, ma con la dovuta sensibilità; vocalizzando insegue un po' Elton, non oltre. Quindi tutto è tranne che sprovveduto, e inoltre tiene la nota lunga. Mara ha colpito ancora.

Virginia Perbellini (Levante): 7+. È ansiosa lei, ansiosa, «sono ansiosa», Dio che ansia, devo cantare con il cuore lasciarmi andare perché c'ho l'ansia, sono ansiosa. Sì, pure un po' ansiogena. Le danno Thank You della Morissette, che «andò in India a ritrovare se stessa» dice Levante e senza ironia (non la conosce), anzi con agghiacciante convinzione. Brava, però. Timbro interessante e buona dinamica. Giusto un pelino ansiosa, magari.

Lorenzo Bonamano nel momento dell'eliminazione.

Ros (Agnelli): 7 ½. Loro vengono fuori da quella fucina che è il Rock Contest di Firenze, per chi non lo sapesse: l'anno scorso avevano capito subito che in particolare in quella ragazzina, Camilla, c'era dinamite. Diremmo che lei è quella più “vestita per il successo” di tutta l'edizione. A proposito: cara Francesca Michielin, sarai pure supersponsorizzata (ci esci da tutti i fianchi, ma che avrai mai fatto?), ma senti come ti (e te la) canta questa: trasfigurata, non ci arriverai mai. Piglia e porta a casa.

Samuel Storm: (Fedez) 7 ½. È chiaro che si gioca la carta migrante, che parla del suo Paese, del viaggio, della durezza di una vita. È chiaro. Ma la dice giusta Fedez: «Pensavo che la tua storia potesse prendere il sopravvento, e invece...». Invece non c'è bisogno di nessuna melassa politicamente corretta per dire che la sua voce nera ha dentro tutti i colori e tutte le fiamme; e quando dice «voglio cantare e basta», bisogna solo accontentarlo. Questo Khalid che gli danno da eseguire, confessiamo di non conoscerlo (la canzone, poi, ci pare poca cosa): ma basta lui, la profondità dell'intonazione, il timbro, il controllo. Sì, è uno Storm, una tempesta: di emozioni, perfino alle prese con un brano di una noia magistrale. È l'unico che passa direttamente della squadra di Fedez.

Rita Bellanza (Levante): 7+. Anche lei spinge molto sui problemi esistenziali: forse troppo, sta diventando un alibi, peggio, una lagna. «Sei un cristallo, sei un diamante», così la vede Levante la chimica. L'altra volta, con Endrigo non le era andata troppo bene; stasera si cimenta con Le rondini di Lucio Dalla: ci vorrebbe la sua voce di clarinetto tra le nuvole, Lucio Dalla è pericolosissimo da coverizzare. Diciamo che è impeccabile ma scolastica, o scolastica ma impeccabile? No, diciamo che la canzone non era facile ed è andata piuttosto bene. Però adesso coi tormenti della giovane Rita basta, ok?

Andrea Radice (Maionchi): 8 ½. Vai mo', che ssi tanto, tanto assai! 'O guaglione tiene 'o blues, 'o soul, o funky. Tiene Dio nella gola e nel cuore. E fategliela sentire, 'sta cover di Superstition a Stevie Wonder., che lo fate felice. Ed è inutile che Manuel lo incolpi di essere «troppo classico»: questo fino a ieri stava a cantare in pizzeria, ma che davvero scherziamo? Fa bene Mara a non bruciarselo, uno così lo fai crescere un po' alla volta, tanto il lievito è divino, e poi vedrai. Ma vogliamo dirlo o no che questo ha la voce più emozionante, più eccitante degli ultimi 10 anni? Il problema sarà confezionargli brani all'altezza, ma quanto al resto...

Conduttore: è nato un Carlo Conti sotto moderne spoglie?

Alessandro Cattelan.

ANSA

Alessandro Cattelan: 6. Lo giurano bravo ma bravo, per il cronista resta oggetto misterioso: urla molto, all'americana, sembra sempre su un ring che annuncia il campionato del mondo dei pesi massimi. Parla a scatti, a macchinetta, veloce meccanico anodino e la gestualità non risolve una palpabile sensazione d'inamidato. Soffre nell'interscambio con l'interlocutore, lui è troppo concentrato su di sé; poca dimestichezza con l'ironia, se la tenta, citando un film cult Anni 80 con Lino Banfi («La vostra soddisfazione è il nostro miglior premio»), in quel pubblico di puberali, la capisce solo lui. Forse i presentatori sono altra cosa, forse lui è altra cosa in un programma che è diverso, che va fatto così. Il poliedrico Cattelan è un generico-utilità di successo o un Carlo Conti sotto moderne spoglie?

Giudici: Mara demolisce tutti con una sola rasoiata

Mara Maionchi.

Mara Maionchi: 9. Sarai anche «cresciuta con Garibaldi», ma tu sei senza età, li demolisci tutti con una rasoiata («Fedez, sei vestito da pilota»; «Manuel Agnelli detto rocker»). Valle contro, e ti scarica addosso il peso di una esperienza e una personalità incomparabili. E, attenzione, non lo fa in modo gratuito: sa esattamente dove incidere, dove irridere, e dove spendere la sua sensibilità tecnica. Se vuole, se li mangia tutti a bocconi. Non giocare con Nostra Signora; amarla è l'unica cosa possibile.

Manuel Agnelli: 5. «Questa trasmissione ha bisogno di oltraggio», «al pubblico non va leccato il culo» e altre perle di trasgressione formato app: 'ndemm Agnelli, che allora sei venuto nel posto sbagliato e lo sai benissimo. Dài, che ridacchi imbarazzato perché devi pagar dazio alla imprescindibile Michielin (coi Ros). La competenza ce l'hai, perché stasera sei corrivo e incoerente? Se «Brel è datato, sa di vecchio», perché non sbaracchi gli Afterhours? Difatti Mara lo fulmina subito. Due volte: su Licitra, non ha capito un... A proposito, ma cos'ha in bocca, che ciancica in modo sinistro, al limite di Maurizio Costanzo?

Fedez: 6 ½. Il ragazzone ipertatuato o è un business di tre cotte lui, e con la sua orgogliosa terza media ridicolizza un supermanager uscito dalla London School of Economics, oppure lo è chi lo gestisce: apre società a raffica, da solo, con J-Ax e con la morosa, un'altra che a far soldi te la raccomando, sappiamo già troppo del figlio che verrà, i suoi dischi non sono considerati dalla critica, non parlate di lui a uno della tribù rap se non volete rischiare il grugno. Eppure il suo momento dura, ed è sempre d'oro. Vive nelle residenze Libeskind di Milano e vedi un po' dove ti portava la sua squadra agli Home Visit. Che poi in un contesto del genere si muova da pesce nella sua acqua, è altra storia. Oppure è proprio questa la storia?

Levante: 4. Uno si fa il mazzo come un bastardo, poi all'esame trova la prof. Levante: «Non nascondere i tatuaggi». Giusto, hai visto mai che finisci giudice a X factor. E oltre «mi fai bbbattere forte il cuore», come giudizio, ella non va: se uno spettatore riesce a trovare, da qui alla finalissima, l'ombra, il sospetto della più pallida considerazione tecnica, scrivete al curatore di Max Factor: sarete adeguatamente ricompensati, qui serve davvero una taglia. Se dichiara un'altra volta, con quella voce gracchiante, «non incontri il mio gusto», «sono rimasta mmolto stupita», «non è questo che stavo cercando», «io sono mmolto fiera di te, mmmolto fiera di te», perdonate, vi prego, al cronista il gesto estremo.

Ospiti: a X Factor J-Ax e Fedez non passerebbero

Le Ibeyi: 6. Le talentuose sorelle gemelle franco-cubane figlie del percussionista dei Buena Vista Social Club molto coreografiche molto impegnate molto belle molto quello che vi pare brave potete andare grazie ciao.

J-Ax & Fedez: 3. Diciamo così: se fossero concorrenti di X Factor, non passerebbero. Specie se giudicati da Fedez. Questa Comunisti col Rolex rifatta, rimixata, boh, è autentica mestizia da centro commerciale di hinterland milanese, profuma d'olio motore da fast food, roba più deperibile delle versioni Anni 80 di Sem & Stenn, che almeno ci mettono sale. Ci sono mangimi che meritano i loro polli.

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