Bullismo
ABILE A CHI?
28 Ottobre Ott 2017 1400 28 ottobre 2017

Bullismo sui disabili, perché gli aguzzini vanno aiutati (a capire)

Demonizzarli non serve a niente. E il caso di Bagno a Ripoli (Firenze) è un esempio. La madre della vittima tende una mano ai ragazzini aggressori. Per far comprendere che il dolore fa male a tutti. Anche a loro.

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«Vorrei invitarli al compleanno di Olmo». Con queste parole la signora Beatrice, mamma di Olmo, il 14enne di Bagno a Ripoli che è stato vittima di un episodio di bullismo, si riferisce agli aggressori del figlio, tre adolescenti di 13 anni.

OLMO BULLIZZATO NEGLI SPOGLIATOI. Ma cos'è successo? Spogliatoio della squadra di calcio dilettantistico di Bagno a Ripoli (Firenze). Olmo, un ragazzino con sindrome di down, al termine dell'allenamento viene costretto da due compagni di squadra a mangiare un pezzo di focaccia caduto sul pavimento sporco e bagnato della doccia.

SCATTATO SUBITO IL PROVVEDIMENTO. M., un altro compagno, cerca invano di impedire che venga perpetrato il sopruso. Viene infatti bloccato dai tre e, purtroppo, Olmo quel pezzo di focaccia se lo deve ingoiare. Quando questa brutta avventura finisce, M. decide di raccontare tutto a un insegnante che informa la madre di Olmo. Lei, a sua volta, denuncia l'accaduto alla società sportiva e ai danni dei tre scatta immediatamente un provvedimento disciplinare.

Il bullismo è il reiterarsi di comportamenti volti a prevaricare un altro con l'intenzione di nuocere, con l'uso della forza fisica o della prevaricazione psicologica

Menesini, 2004

L'intera vicenda riaccende i riflettori sul fenomeno del bullismo, che in letteratura è stato definito come «il reiterarsi di comportamenti e atteggiamenti diretti o indiretti volti a prevaricare un altro con l'intenzione di nuocere, con l'uso della forza fisica o della prevaricazione psicologica» (Farrington, 1993) e anche come fenomeno che «comprende azioni offensive o comportamenti di esclusione sociale perpetrati in modo intenzionale e sistematico da una o più persone ai danni di una vittima che spesso ne è sconvolta e non sa come reagire» (Menesini, 2004).

PIÙ DELLA METÀ COSTRETTA A SUBIRE. Dall'ultima indagine Istat, poco più del 50% dei preadolescenti e adolescenti tra gli 11 e i 17 anni ha subito qualche episodio offensivo e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti l'indagine. Il 19,8% subisce azioni di bullismo più volte al mese, mentre il 9,1% ne è vittima a cadenza settimanale. Le statistiche rilevano una maggior percentuale di vittime nella fascia d'età compresa tra gli 11 e i 13 anni (22,5%) rispetto agli adolescenti tra i 14 e i 17 anni (17,9%), più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%).

I DISABILI SONO UN FACILE BERSAGLIO. Il fenomeno è particolarmente diffuso nel Nord Italia dove le vittime sono oltre il 57% dei giovanissimi, mentre nelle regioni centro-meridionali l'incisività del fenomeno si abbassa, non raggiungendo il 50%. Le persone maggiormente prese di mira sono di solito quelle le cui diversità appaiono più evidenti. Tra queste, i ragazzi con disabilità spesso rappresentano un facile bersaglio, anche in virtù del fatto che, in linea generale, hanno forse meno possibilità di difendersi o di fuggire degli altri.

Cyberbullismo, legge approvata: le cose da sapere

Nell'ordinamento italiano entra per la prima volta una definizione legislativa puntuale di cosa sia il cyberbullismo: ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori.

Ciò è riconosciuto anche all'interno delle Linee di orientamento per azioni di prevenzione e contrasto al bullismo e cyber bullismo, emanate dal ministero della Pubblica istruzione nel 2015, in cui si evidenzia che «tra gli altri, i ragazzi con disabilità sono spesso vittime dei bulli che ripropongono ed enfatizzano pregiudizi ancora presenti nella società. La persona con disabilità appare un “diverso” più facile da irridere o molestare».

PIÙ PROBABILITÀ DI FINIRE NEL MIRINO. I preadolescenti e adolescenti disabili, infatti, hanno una probabilità 2-3 volte superiore di essere vittimizzati rispetto ai loro pari senza disabilità. Di fronte a episodi come quello di Bagno a Ripoli viene spontaneo solidarizzare con chi ha subito il sopruso e colpevolizzare, se non addirittura demonizzare, chi l'ha agito.

UNA SOFFERENZA CHE VA RICONOSCIUTA. Sicuramente la vittima di un'azione violenta ha il bisogno e il diritto di essere riconosciuta e ascoltata. Penso che la mamma di Olmo abbia raccontato il triste episodio capitato a suo figlio, oltre che per denunciare il sopruso ai ruoli competenti, anche per l'esigenza di veder riconosciute sia la sofferenza di suo figlio sia la sua.

Anche la Direttiva 2012/29/Ue sottolinea l'importanza che le vittime siano riconosciute e trattate in maniera rispettosa, sensibile, personalizzata

Non a caso anche la Direttiva 2012/29/Ue, che istituisce le norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, sottolinea l'importanza che «le vittime siano riconosciute e trattate in maniera rispettosa, sensibile, personalizzata [...]». All'interno delle Linee di orientamento per azioni di prevenzione e contrasto al bullismo e cyber bullismo, del resto, si rimarca l'importanza di un'attenzione particolare alle persone che, realmente o potenzialmente, sono bersaglio di atti di prevaricazione e violenza.

AGLI AGGRESSORI CHE RISPOSTA DIAMO? Il ministero riconosce l'importanza di una responsabilità condivisa da parte di tutti i ruoli presenti nel sistema scolastico, quindi insegnanti, studenti, personale ausiliario, genitori, nella gestione delle situazioni di particolare fragilità individuale. Che tipo di risposta viene data di solito agli aggressori, invece?

RIPROVAZIONE GENERALE SUI SOCIAL. Se e quando vengono individuati, scatta la sanzione. Anche nel caso di Bagno a Ripoli, nei confronti dei tre ragazzi che si sono accaniti sul loro compagno è stato applicato un provvedimento disciplinare da parte della società sportiva di cui fanno parte, oltre, naturalmente, alla riprovazione generale manifestata anche sui social network.

Napoli, tredicenne disabile violentato da 11 minorenni

Un ragazzino di 13 anni è stato costretto a subire violenza sessuale da parte di un gruppo di 11 minori, di cui tre non ancora quattordicenni. Il fatto è avvenuto a Giugliano, nel Napoletano. A ricostruire la vicenda sono stati i carabinieri della locale Compagnia, dopo la denuncia della mamma della vittima.

È veramente difficile per tutti, penso, adottare un paradigma diverso da quello sanzionatorio, nonostante ci abbia dimostrato ampiamente la sua totale inefficacia (basti pensare all'indice di recidiva nelle patrie galere). Del resto, applicandolo da migliaia di anni, risulta sempre un po' ostico “mandarlo in pensione”.

«HO LETTO COMMENTI FUORI LUOGO». A questo proposito, la mamma di Olmo ci offre un meraviglioso esempio di inversione di tendenza, pronunciando parole quali: «È stato un inciampo. È interessante ciò che si può sviluppare da qui in poi. Quei tre ragazzini non devono essere demonizzati; messi davanti alle loro responsabilità, questo sì. Ma ho letto commenti sui social network che non si addicono a questa storia».

Rispondere agli aggressori solo con una punizione non è sufficiente. Devono essere messi nella condizione di capire quali sono state le ricadute delle azioni commesse

Non so se Beatrice sappia che in poche parole ha riassunto perfettamente i principi su cui si basa la giustizia riparativa. Rispondere agli autori di un danno unicamente con una punizione non può essere sufficiente. Gli stessi devono essere messi nella condizione di capire quali sono state le ricadute delle azioni commesse, che conseguenze hanno avuto per tutte le parti coinvolte: la vittima, la sua famiglia, gli amici e, naturalmente, anche per loro.

ARRECARE UN DANNO FA MALE A TUTTI. Come pensi che si senta ora il tuo compagno? Come credi stiano e cosa credi pensino ora i suoi genitori? Come stai tu, dopo aver visto ciò che i tuoi gesti hanno generato e dopo essere stato sanzionato? Sono queste le domande che potrebbero aiutare i ragazzi che hanno causato dolore a Olmo. Per aiutarli a comprendere che arrecare un danno ad altri fa star male anche noi stessi.

«COSA POTRESTE FARE, ORA, PER OLMO?». Ma anche questo non basta. Occorre aiutarli ad avere uno sguardo su sé stessi differente rispetto a quello che hanno, far loro vedere che possono scegliere un ruolo diverso da quello di bullo. Un ruolo positivo e propositivo. Può sembrare difficile, eppure si può provare a farlo, iniziando da una semplice domanda: «Cosa potreste fare, ora, per Olmo?».

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