FACTOR
MAX FACTOR 3 Novembre Nov 2017 0952 03 novembre 2017

X Factor 2017, Live: le pagelle della seconda puntata

Lo show funziona, almeno commercialmente. Ma i veri artisti fioriscono su altri campi, ben più impervi. Qui al massimo si rincorre Sanremo. Promossi Storm, Maneskin, i Ros e Radice. Mentre tra i giudici continua a stupire Fedez.

  • ...

Nel mondo del neocapitalismo virtuoso per se stesso, per i suoi attori che si mettono d'accordo anziché combattersi, si staglia a pieno titolo la televisione commerciale, in essa a pieno titolo ormai anche il servizio pubblico di Stato. E nel mondo del duopolio televisivo che il digitale ha allargato ma fino a un certo punto, trasformandolo in oligopolio dove la réclame di un network appare sul network concorrente, ci può stare benissimo la finta concorrenza canzonettara. X Factor procede a rullo per conto suo, ha sfondato il muro del 6% di share, ha sopravanzato nella stessa fascia del giovedì Italia 1 e questo va bene per i ritorni pubblicitari, ma l'impressione, forte, fortissima, impossibile da evitare, è che da queste parti si pensi sempre e comunque a Sanremo, a mandare al Festival il vincitore o almeno chi si è in un modo o nell'altro distinto.

LE NOVITÀ NON SI VEDONO. Da parte sua Sanremo imita la formula X Factor, coi suoi tuoni, i suoi lampi, e da questo attinge nell'improbabile intento di resuscitare la musicuzza tricolore o almeno di tenerla in coma vigile. Ed è musicuzza, perché quel poco che di buono ancora si produce, che comunque in Italia si sente, viaggia per altri, impervi percorsi. Questa è una vetrina a metà fra il Karaoke di Fiorello e la Corrida di Corrado, l'abbiamo detto ma ogni tanto bisogna ripeterlo: da dove può uscire l'artista, l'autore carismatico che non ti aspetti? I giudici non sembrano in grado di dirlo e probabilmente neppure ci tengono, trattandosi di gente in piena attività o addirittura ai primi passi, con la eccezione di Mara Maionchi, che artista non è.

ARTISTI DA CORRIDA. I giudici, a proposito, sono fulminati da un'uscita sulfurea della soave Orietta Berti: «Questi si commuovono ogni cinque minuti, ma quale pelle d'oca, io ai più gli tirerei una scarpa». Dritto come un rapace, l'Uccellino della Valpadana dell'indimenticabile episodio de I Nuovi Mostri con Ugo Tognazzi, marito e manager («Fiorella! Sei una fiiiga! Sei una forza della natura!»). Chissà se ce l'aveva in particolare con Levante, che è sempre tutta un bbbrivido, una pppelle d'oca, un cristallo che è un diamante. O magari con Mara, che di tanto in tanto scioglie i vacaghèr in lacrime di struggimento. Ma è per dire che, tolti i tuoni, i lampi, le presentazioni roboanti di Cattelan, di questi talenti fino a prova contraria poi resta poco; resterà qualche disco, qualche comparsata sanremese, e una ambigua fama di artista mai davvero sbocciata, di cantante da karaoke o da corrida. Intanto siamo al secondo live, dove il meccanismo della selezione risulta ritoccato a uso suspence, e dove le cover proposte o imposte ai concorrenti sono fatte su misura o giù di lì.

Maneskin, Radice, Ros, Storm: un lampo di talento sul palco

Enrico Nigiotti - Quelli che benpensano (Frankie HI-NRG MC): 5. Questo sarebbe «l'unico maschio alfa», copyright Manuel. Pensa un po'. Ma no, è solo un po' buttero, buzzurro, un ribelle da talent, dice molto spesso «c****». Da grande, l'abbiam capito, vuol fare il piccolo Pelù, il Peluncino. Sul palco è ancora ra'azzo, fa un po' di casino schitarrato sul rap qualunquista di Frankie, tenta di arrochirlo, ce la mette tutta, ma gli esce scolastica e un po' ansante, deh.

Sem&StennThe Dope Show (Marilyn Manson): 4. Questi due non valgono niente; sono bravi a farsi ritrarre mentre si amano adornati da ghirlande e diademi stile Cicciolina, alla Cupido bagnato di di Bouguerau, roba utile alla politica commerciale di X Factor che deve essere quanto più di genderista patinato (la problematizzazione sessuale, civile è altra cosa, è altrove), ma non basta a fare di due poseur qualcosa di meglio. Le loro riletture sonore ed estetiche cos'hanno di notevole, a parte essere tragicamente datate? Trasformano Marilyn Manson in Dead or Alive (1984). E grottesco è l'intento di spacciarli per freschi, nuovi quando è chiaro, e questo l'ineffabile “Rete” lo intuisce, anche confusamente, anche volgarmente, che siamo davanti a un maneggio, a una promozione per tutt'altri motivi.

Rita BellanzaLa Verità (Brunori Sas): 5-. «Io devo smetterla veramente di rompermi i c....». Sì, a te stessa e anche a chi t'ascolta. La storia del lato oscuro, tormentato, è presto diventata stucchevole, anche perché più ripete di volerla piantare e più la alimenta. C'è qualcosa di immaturo, di infantilmente egocentrico, pericoloso perché ha tutta l'aria di volersi proiettare sulla vita intera. Chi vivrà soffrirà, per il momento Levante le rifila, sbagliando, una canzone assai recente, pochi mesi appena: ci pare la renda troppo lagnosa, troppo stiracchiata, di una dolenza caricata, sul melodrammatico sanremese mentre andrebbe forse eseguita a togliere, un po' tirata via. Rita Bellanza ricorda una potenziale Ornella Vanoni, in certi scarti, certe spigolature anche fisiognomiche, ma forte è l'impressione di una ricerca di identità che sbanda.

I Ros.

Gabriele Esposito – The Judge (Twenty One Pilots): 6. Uno di quelli meno riconoscibili, personalità zero, carisma di Bill Wyman, che però di inconfondibile aveva il basso. Forse è per l'effetto “se la fa lui ce la possono fare tutti”, insomma uno specchietto per le allodole canterine. Va riconosciuto che il timbro, pur se un po' nasale, non è male. E che la sua interpretazione è senza sbavature. Per chi s'accontenta, diciamo.

ManeskinBeggin' (Madcon): 7+. Allora, qui facciamo a capirci: l'antipatia bistrata, la faccetta da schiaffi sono garanzia di talento, di carisma o solo stronzaggine? Insomma, la presunzione si conquista: cos'hanno fatto questi per meritarsela? Ancora niente, però l'errenbì bianco di Frankie Valli, Agnelli glielo ha confezionato come un vestito per scatenarsi: reggono, convincono, trascinano. Che volete di più?

Virginia Perbellini Dog Days Are Over (Florence & The Machine): 6 ½. Ecco, se questa, nel presentarsi, parlasse di sé non in terza persona, sarebbe gradito e anche congruo. Canta, che è meglio. E, se canta, la sua parte la fa: a fronte di un pezzo difficile, bel timbro, buona profondità vocale, anche la dinamica è discreta; certo le manca qualcosa, ancora, ed è per questo che, per atteggiarsi a divetta, ci sarà tempo. Esce dopo ballottaggio coi ROS.

Andrea Radice Make It Rain (Ed Sheraan): 7+. Foy Vance o Ed Sheraan? Non importa: Andrea Radice, e non c'è partita. Però da queste parti siamo partigiani sì, fanatici no: detto di un'ugola dove Dio si è degnato di sputar nettare e ambrosia, lui dovrebbe riuscire a fare questo miracolo, prendere un soul bianco e annerirlo, anzi annegrirlo. E il miracolo nun ce sta. E questo gli costa almeno un punto: lui non è come gli altri, e da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

ROS Fiori d'arancio (Carmen Consoli): 6/7. Agnelli se li alleva, a puntino e loro seguono le direttive: funziona la band e funziona lei, la ragazzina terribile e sexy: l'avremmo vista volentieri al Piper, un 50 anni fa. Non avrebbe avuto bisogno di nessun talent. Però, però. Hanno ragione gli altri giudici nel notare una certa ripetitività nella proposta. Colpa di Manuel. A proposito: sarà mica, la scelta del pezzo, dovuta al fatto che la cara Carmen ha appena inciso un singolo di presentazione per la nuova imminente raccolta degli Afterhours? Si salvano dopo ballottaggio con Virginia Perbellini.

Samuel Storm.

Samuel Storm - Unsteady (X Ambassadors): 8-. Fedez è meglio da tutor che da rapper. Trova il brano giusto per l'interprete giusto. Cavalcato con certo patetismo personale, da «mamma ti voglio bene anche se sono lontano»; ma X Factor è per sua natura programma paraculo senza paura. Concentriamoci sull'esibizione: se volete il parere di chi scrive, riesce un momento di pura magia. Stanno costruendo un artista, i presupposti ci sono tutti, questo fra un due anni ce lo ritroviamo a Sanremo nel ruolo del protagonista. Neanche 20 anni ha.

Camille CabalteraChandelier (Sia): 6. Festeggia i 18 anni a e con X Factor: mica da tutti. L'ugola non si discute, è quel quid sempre di costruito, di non spontaneo, di troppo pulito che, lascia più che perplessi. Anche lei deve gestire la transizione fra studi classici e canzone “leggera”. Qua e là ricorda una Anastasia meno dirompente, meno calda. Manca quel perdersi, l'estasi. La tecnica divora l'emozione: d'accordo tutti, meno Levante, che, è chiaro, non ci arriva: «È un brano che IO amo tantissimo». Sì, ma quello che LEI ama è irrilevante, mentre è importante come tiri su un tuo concorrente: Levante non lo sa fare, e i risultati si sentono.

Lorenzo LicitraMiserere (Zucchero): 6 ½. Mara vuole de-operarlo, farlo passare dalla lirica “di grazia” al pop commerciale: e che ti fa? Gli dà un pezzo che parte da Pavarotti e finisce con Fornaciari. Questo significa che deve essere entrambi, a rischio schizofrenia. Ma questo è uno che non si perde, questo fa il sorridente, il gentile, ma sa il fatto suo. Vien fuori una cosa anche curiosa in quel cambiare continuamente di registro. Meglio, comunque, nei vocalizzi lirici; alla parte pop manca quasi completamente il soul.

Fedez.

Fedez e Mara: intuito ed esperienza

Alessandro Cattelan: 5. Ci siamo stancati di ripetere ogni volta che la sua ci pare una aurea, benché anfetaminica, mediocritas, una carlocontitudine aggiornata ai tempi e al Fattore X. È vagamente offuscato, specie all'inizio perde i ritmi, le parole, il tono, tutto un allungar di vocali cercando la prossima cosa da dire (cioè da leggere sul gobbo elettronico).

Mara Maionchi: 7. Che dire ancora della nostra stella polare? Per trovarle qualche difetto, possiamo dire che indulge a volte in un facile patetismo...tutte le volte a dire a Rita Bellanza che la preferisce perché «ha una cifra tormentata». Fortuna che la sua, di cifra, è sempre quella esplosiva: artigliate tremende ad Agnelli, che ha il coraggio d'annoiarsi davanti ad Andrea Radice («Chi si annoia è perché non ha niente da fare») ci rassicurano: la leonessa è sempre in zampa. Poi, da brava leonessa ha una dote importantissima: vuol bene ai suoi cuccioli, li tira su con amore.

Manuel Agnelli: 5. Glielo diciamo affettuosamente in milanese, che lui lo capisce: zabèta. Sai le zabète, quelle che stan sempre lì in ringhiera a far cì-cì-cì, a rimbeccare su tutto, a bofonchiare su tutti (tranne che sui suoi). Ma come fai ad annoiarti con Radice? Ma allora con gli Afterhours che facciamo, ci spariamo? È come se volesse giustificare col cipiglio una impercettibile sensazione di trovarsi fuori posto. La novità, insomma, non è più tale e quest'anno ci pare funzioni meno. Ma una scheggia di leggerezza, ogni tanto, e tirala fuori! Poi dicono che acido è il titolare di Max Factor...

Fedez: 7. Capisce che Bellanza, così come esce fuori, è artatamente onerosa; che Sem & Stenn peccano di ridondanza; che il patetismo di Samuel Storm è concreto, non è pietistico, eccetera. Il curatore di Max Factor è angosciato: la pensa sempre più spesso come Fedez e questo gli induce una sincera preoccupazione, perfino un filo di orrore.

Levante: 4. «Io sono sempre contenta di vederli esibire». Al di là della rassicurante evanescenza teorica («Io quando la sento cantare rimango sempre di sasso»), allarma la competenza anatomica: trova che una concorrente abbia «i timpani nello stomaco». In sei o sette puntate, nessuno l'ha ancora sentita formulare un giudizio ponderato, è sempre una faccenda di “ppelle d'oca”, tutto il resto è conversazione. Il problema, è che, canti come parla o parli come canta, le cose non migliorano mai. L'artista e la donna, qui coincidono. Che sfortuna.

Sam Smith.

Sam Smith e Dualipa: meglio sorvolare

Sam Smith: 5. Toh esce, vedi a volte la vita, esce col disco nuovo. Chissà quante visualizzazioni su Youtube. Ecco, che non sia motivo di polemica bislacca: ma questo falsetto così da palline nello schiaccianoci ci ha definitivamente rotto le suddette in questione, anche perché poi fa un sacco di proseliti su X Factor. Ps: le sue canzoncine sono quanto di più melenso e le suddette palline le fanno rimbalzare in terra.

Dualipa: 4. Tre secondi, e ti ritrovi a provarti un paio di calzoni nel loculo-camerino d'un centro commerciale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso