Weinstein Spacey
6 Novembre Nov 2017 1538 06 novembre 2017

Molestie sessuali, la corsa alla denuncia ci è sfuggita di mano

Le accuse di abusi si moltiplicano. Ma come si scinde la verità dall'invenzione, la confessione dallo storytelling, la megalomania dalla ritrosia a scoppio ritardato? Analisi di un fenomeno diventato isterico.

  • ...

Mondo, abbiamo un problema: la situazione ci è leggermente sfuggita di mano. Mani dappertutto, e fossero solo quelle: il diagramma di quel pasticciaccio brutto di Sunset Boulevard presenta un tipico andamento a campana. Partendo da un venticello che non è calunnia, ma emersione di «ciò che tutti sapevano», schizza verso l'alto, trova il cumine con le malefatte da Oscar di Porcaccione Weinstein, al quale non bastano tre elenchi telefonici di molestate (ma dove lo trovava, il tempo per produrre film?). Poi inesorabilmente si abbassa, scende nel pecoreccio, nella emulazione vaccinara e italiota: «Anche io sono stata molestata!». «Io pure!». «E che, io no?».

DELIRIO DI RIVELAZIONI. Riassunto delle puntate precedenti. Apre le danze la solita Asia con il famoso regista che l'aveva insidiata appena 16enne (lei, non il regista), ma che a quanto pare non è quella Piovra di Michele Placido, come subito ci si era affannati a sospettare (sui candidati alternativi resta il mistero). Nel delirio di rivelazioni anche anche narcisistiche, fioriscono hashtag come #quellavoltache, e caffè Hag per eccitarsi senza esagerare. Ma l'hasthag raramente porta a confessione completa, si lascia tutto nel «vorreste sapere di più?» che è discutibile di per sé.

GIOCO AL MASSACRO. Dopo di che ecco il diluvio di confessioni, il vaso di Pandora che si scoperchia. Venti di malaffare vanno da tutte le parti e non c'è verso di domarli anche perché nessuno si sogna di farlo. Il gioco al massacro implica la foia di saperne di più su tutti: preceduti da qualche esclusiva volano nomi pazzeschi, in camera caritatis si tirano in ballo compulsivi famigerati ma anche impensabili, facce da seminaristi.

Giuseppe Tornatore e Miriana Trevisan.

Ed è proprio un seminarista, ti pareva, ad avere turbato un giovanissimo Giancarlo Dotto, temporibus illis. Ma ecco, scatta Miriana Trevisan: Giuseppe Tornatore, che per Wikipedia è «un regista, sceneggiatore, produttore e montatore italiano», l'avrebbe sbattuta contro al muro, addirittura. Leggenda, come quella del pianista sull'Oceano, o verità? Lui non si scompone, resta rigido come una statuetta dell'Oscar, però annuncia querela; gli dà manforte più d'una attrice: mai meno che corretto, mai men che signore. Eppure pare che a Cinecittà, la Hollywood sul Tevere, le cose non girino tanto diversamente che nella sede originale (e chissà a Bollywood, India, come stanno).

UN SETTORE MAI NORMALE. Qualcuno lo chiama «Ballewood». Relativizza, osserva che da quelle parti l'unica cosa normale è l'anormalità, che non c'è niente di rapportabile a una morale, una coerenza da comuni mortali; ma non basta più, se ne accorge Kevin Spacey il quale vede franare la sua House of cards, polverizzata in un turbine di accuse.

VIA CON LO SPUTTANAMENTO. Non va meglio a Dustin Hoffman, uno che la mattina ordina “un clitoride alla coque”, sputtanato peggio di un uomo da marciapiede. «Weinstein è Dio», trillava felice Meryl Streep, con Woopy Goldberg, Goerge Clooney, Matt Dillon a far da corona e a sconsigliare le prede che volevano denunciare, raccontare. Amici, potentoni e ben foraggiati, il Mostro ne aveva: Hillary, gli Obama.

Dustin Hoffman.

Anche i democrats piangono, ma i republicans farebbero meglio a non ridere troppo presto, e meno di tutti Donald Trump, che sfuggirà alle categorizzazioni ma non a una insistita fama da manolunga e anche lesta. Come finirà, lo scopriremo solo origliando, dai giornali, dalla Rete, ma intanto il gran casino planetario si allarga, a centri concentrici, dallo spettacolo alla politica, che in fondo ne è solo una ramificazione: con tutto 'sto burdello ca ce sta, miserie emergono in tutta Europa, dalle stanze del potere britanniche (dove ci va di mezzo un ministro della Difesa chiamato “Fallon”) a quelle transalpine, dove nella polvere finiscono esponenti del Front national di Marine le Pen (absit injuria cognominis), per non parlare dell'Austria, e l'intendenza seguirà certamente. In Italia avremmo anche già dato, e avuto, con Silvio Berlusconi, però non basta mai.

PURE I GIORNALISTI NELL'AFFAIRE. Restiamo nel Paese “dove suona dolce il sì” per registrare una faccenda eccentrica: la pornosuora Valery Vita, beccata mentre si produceva in un film hard en plen air in un campo, vuol denunziare i carabinieri che l'hanno denunciata: per molestie non sessuali ma statuali, burocratiche. "Che ne sai tu di un campo di grano, poesia di un amore profano", è il caso di dire, anche se di mezzo ci sta una (finta) sorella. Pornostar, divi, politici, professionisti, manager: l'affare s'ingrossa e figurarsi se potevano restar fuori i giornalisti. Ancora una volta è l'Italia ad aprire la strada, col giovin scrittore Mattia Signorini che punta il dito su una stagionata columnist, capace di ricattarlo concupendolo. Sotto a chi tocca.

ALIBI PER COMPORTAMENTI BIZZARRI. Siamo alla pochade e anche al must: se uno non ha da esibire almeno una molestia, “non trova cane che gli abbai”. L'aggressione remota, infantile, diventa passepartout, spiegazione clinica, qualche volta alibi per comportamenti quantomeno bizzarri o spregiudicatamente pubblicitari che inflazionano la comprensione di drammi veri, di violenze autentiche.

Il ministro della Difesa britannico Fallon.

ANSA

Nel lupanare di lupi va bene tutto, da tutti, per tutti, in qualsiasi circostanza, a qualunque età. Sempre più difficile capire, scindere la realtà vera da quella falsa, la verità dall'invenzione, la confessione dallo storytelling, la megalomania dalla ritrosia a scoppio ritardato. C'è odore di mascalzonaggine, sicuro, ma pure di calcolo, di vendetta meschina, di arrivismo, di egolatria. Alla fine tutto si risolverà nel più classico dei “così fan tutti”?, nell'inflazione catartica del tutti colpevoli nessun colpevole?, nella nausea da saturazione, nell'effetto Pierino/Pierina e il Lupo?

FACCENDA APPENA ALL'INIZIO. Di certo la feccia esiste e non va sottovalutata, né perdonata; altrettanto garantito, la faccenda è appena all'inizio: sotto a chi tocca, e, soprattutto, a chi toccava. Mentre il corpo delle accuse si destruttura, diventa cubista, plasmabile, psicolabile, alle aggressioni materiali, concrete, agli assalti intollerabili si sommano equivoci, fraintendimenti, galanterie forse ruspanti, maldestre, ma in buona fede.

COS'È DAVVERO UN'AGGRESSIONE? Un invito a cena può essere considerato aggressione? Lo può una carezza di tenerezza, un bacio fraterno, un moto estemporaneo, un attimo di debolezza fuggente? In una simile temperie, il Corriere della sera ha il fegato di lanciare un sondaggio: «Gli uomini debbono ancora aprire la porta alle signore?». Già, e se poi viene presa per una molestia? In certe università americane è considerato passibile di denuncia chiedere a una corsista chi sei, come ti chiami, da dove vieni; lo è un complimento ammirato, che bel vestito che hai, come ti sta bene addosso.

Hillary Clinton con Harvey Weinstein.

Una società sempre più erotizzata e iper sessualizzata reagisce scomposta alla scoperta di ogni cedimento, senza più distinguere; il consumismo sessuale spinge a certa bulimia, ma poi frena, riscopre improbabili pudori da educande. L'uomo-bestione vede l'attrice bella, sexy e pensa o twitta: ah, io per me me la farei subito, senza tante storie. Ma nella sua frustrazione è sotto attacco e lo sa: che maschio si vuole, si progetta? Quello che prende l'iniziativa ma chiede scusa, quello che si astiene ma viene irriso in fama di mollusco?

MANCANZA DI BUON SENSO. Grande è la confusione sotto il cielo e le lenzuola, ed è stato osservato che, in mancanza di misura di buon senso, rischiano il rogo tonnellate di romanzi e, da ultimo, di serie tivù come Dr. House. Abbassare la guardia sui crimini sessuali è un crimine in sé, ma considerare ogni comportamento come cannibale manda alla gogna per “crimini sessuali” anche approcci risalenti all'età della scuola.

STORIE VERE O ROMANZATE? L'attrice Juliana Marguires distrugge il nerboruto Steven Seagall: le ha fatto vedere la sua pistola, racconta, e alle prime, scontate ironie, precisa: no, una pistola vera, un'arma vera. Molestia sessuale, anche questa? Uma Thurman invece fa sapere che «ci sta ancora pensando»: un tempo le accuse in ritardo finivano in decadenza, adesso più si fanno attendere e più sono devastanti. Perché il gioco mediatico, consumistico, è sempre lo stesso: si alimenta del lupanare di lupi, vero o romanzato che sia.

Uma Thurman.

In controluce affiora una morale amara: oportet ut scandala eveniant, dicevano i latini, e cioè conviene che il marcio venga a galla, altrimenti non sarà mai possibile fare pulizia; ma questa, allo stesso tempo, è anche la Nemesi di una egemonia del politicamente corretto che si è fatta dittatura e che adesso è costretta a reagire inoculandosi dosi sempre più massicce di fanatismo, di intransigenza.

CINISMO COME ANTIDOTO. L'isteria, come sempre, è il peggior veleno, e il cinismo della Rete funziona solo parzialmente da antidoto: «Ma eliminare qualcuno da X Factor può essere considerato molestia?». «La gallina di Bandeiras come se la passa?». Intanto qualche dipendente è già passata al contrattacco, denunciando il principale: in 15 anni che ho lavorato per lui, non mi ha mai degnato neanche di uno sguardo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso