Migranti
L'ULTIMO MARXIANO
7 Novembre Nov 2017 1556 07 novembre 2017

La libera circolazione? Una condanna alla mobilità coatta

Per gli investitori internazionali e per gli architetti della mondializzazione gli esseri umani sono solo merci. Da sfruttare di continuo. Per estrarre plusvalore da teste e braccia su scala planetaria.

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L’elogio ipocrita dell’immigrazione di massa da parte dell’élite neo-feudale e dei suoi oratores non si spiega unicamente in ragione dell’esercito industriale di riserva che i migranti vanno a costituire, abbassando i costi della forza lavoro e accrescendone la debolezza. Accanto a questo motivo, e a esso connesso, ve ne è un altro. Il nuovo profilo antropologico coessenziale nell'era della precarietà a tempo indeterminato corrisponde a quello dell’homo globalis, ossia dell’uomo senza identità, senza radicamento e senza cittadinanza; il quale è, al tempo stesso, homo migrans deterritorializzato, apolide e sradicato, sempre pronto, valigia alla mano, a spostarsi seguendo i processi della delocalizzazione e della volatilizzazione dei capitali.

TUTTI PRONTI A IMPROVVISE MIGRAZIONI. In virtù del fatto che, nel regime della precarietà, ogni progetto e ogni legame risultano a tempo determinato, il soggetto deve sapersi distaccare disinvoltamente da tutto, abbandonando non solo l'ideale della stabilità lavorativa e affettiva e, più in generale, la sfera dell’eticità di hegeliana memoria. Deve anche, in pari tempo, affrancarsi da ogni radicamento territoriale, mantenendosi pronto a improvvise migrazioni e all’inseguimento, al di là dei mari e dei confini, delle cosiddette «sfide della globalizzazione».

Siamo condannati alla deterritorializzazione, dissolti nella plebe moltitudinaria, variopinta e sradicata degli homines migrantes post-nazionali

Il sempre celebrato principio della libera circolazione delle merci e delle persone si risolve, di fatto, nella condanna alla deterritorializzazione per tutti i popoli del pianeta, dissolti nella plebe moltitudinaria, variopinta e sradicata degli homines migrantes post-nazionali: in altri termini, l’astrattezza falsamente emancipatrice della libera circolazione si rovescia nella concretezza realmente deemancipatrice della coazione a quella mobilità permanente, che della condizione flessibile è un correlato fondamentale.

ESIGENZE DETTATE DAI FLUSSI DEL MERCATO. Per gli investitori internazionali e per gli architetti della mondializzazione gli esseri umani figurano essenzialmente come merci che debbono circolare quanto più è possibile, a titolo di sfruttamento continuo e sul fondamento delle esigenze dettate dai flussi del mercato e, segnatamente, dalla possibilità di estrarre il maggior quantitativo di plusvalore da teste e braccia su scala planetaria.

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