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Scalfari
20 Novembre Nov 2017 0931 20 novembre 2017

Repubblica, il nuovo font dedicato a Eugenio Scalfari e i caratteri del giornalismo

L'omaggio del quotidiano al suo fondatore è un filino autoreferenziale. E potrebbe inaugurare una nuova scuola: aspettiamoci il Vittorio di Libero e il Giuliano del Foglio.

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Che il giornalismo, come la storiografia, si basi sulla ricerca delle fonti lo sanno anche i profani. Il restyling di Repubblica, che scopriremo solo fra due giorni, ci insegna che giornalismo è anche ricerca dei font, cioè dei caratteri tipografici. La nuova Repubblica sfoggerà un font esclusivo, realizzato su misura per lei dallo studio Commercial Type di Paul Barnes e Christian Schwartz, gli specialisti che hanno creato anche il nuovo carattere del quotidiano britannico The Guardian. Solo che il nuovo carattere del Guardian è stato chiamato, prevedibilmente, Guardian (nelle diverse declinazioni tipografiche usate dalla testata, Guardian Sans, Guardian Text Egyptian, Guardian Text Sans e Guardian Agate).

REPUBBLICA? C'EST MOI. Il nuovo font di Repubblica invece non si chiama Repubblica. E nemmeno Barnes o Schwartz, nel solco della tradizione per cui i nuovi caratteri prendono il nome dei loro creatori, vedi il Bodoni o il Garamond. Si chiama Eugenio, nome reso illustre da papi, artisti e generali, ma soprattutto dal fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Sarebbe il primo caso al mondo di font dedicato a un personaggio vivente non legato alla tipografia. Difficile non ravvisare un filino di autoreferenzialità, se non di culto della personalità, il cui primo officiante è, naturalmente, l’oggetto del culto, che nello spot del restyling conferma, con la «Eugenio? Sono io», un po’ Catherine Deneuve del vecchio spot Lancia, un po’ Re Sole: «Repubblica c’est moi», lo è sempre stata e sempre lo sarà, in ogni singola lettera di ogni singolo articolo e titolo.

PIÙ CHE FONT, BEI CARATTERINI. Chiunque lo firmi, tutto ciò che apparirà sul giornale sarà scritto in Eugenio. «Non è solo un omaggio», precisa la redazione, ma un tornare «alle origini, al quotidiano che a partire dal 14 gennaio 1978 arrivò in edicola rivoluzionando il modo di fare giornalismo». Traduzione: non è solo un omaggio a Scalfari, è soprattutto un omaggio a Scalfari. Bando all’acidità: in questo mondo brutto e cattivo, dove abbondano voltafaccia, ripudi e coltellate alla schiena, è anche carino vedere tanta affettuosa devozione a un grande vecchio un po’ pieno di sé, certo, ma anche di meriti verso il giornalismo. Ma aspettiamoci che anche Eugenio faccia presto scuola, e che ad ogni restyling di quotidiano l’elenco dei font si arricchisca di nuove denominazioni: il Marco per il Fatto quotidiano, il Vittorio per Libero, il Giuliano per il Foglio. Saranno sicuramente dei bei caratterini.

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