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23 Novembre Nov 2017 0935 23 novembre 2017

Il set hard nella cisterna romana e il nuovo edutainment

I film hot ambientati in siti archeologici possono rappresentare una forma di edutainment in cui Rocco Siffredi incontra Alberto Angela. E nella Capitale non servono nemmeno professionisti: basta piazzare cineprese tra le rovine e aspettare.

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Un letto matrimoniale, uno specchio rotondo, candele su un tavolino. Messalina si accontentava di meno, nelle sue notti brave da insaziabile mangiauomini imperiale: si narra che ricevesse i suoi partner sdraiata su una semplice stuoia, da cui si alzava stanca ma non sazia. Ma sicuramente avrebbe dato il placet alla location scelta da un’anonima e originale troupe cinematografica romana per girare film porno: l’antica cisterna di corso Marco Polo, manufatto datato I o II secolo a.C., e quindi sicuramente contemporaneo di un Catone, il Censore o l’Uticense (diverse carriere, ma stessa moralità specchiata).

TRA OPUS RETICULATUM E VENEREUM. Scoperto dalla polizia municipale, Reparto Tutela patrimonio, l’insolito set sembra tutt’altro che una soluzione di fortuna: l’antica muratura della cisterna era messa in risalto da una cornice, che si presume venisse inquadrata nei momenti più hot, per raddoppiare l’eccitazione in un pubblico di voyeur evidentemente appassionati tanto di opus reticulatum, quanto di opus venereum. Il ritrovamento fa pensare che il cinema porno nostrano stia esplorando un nuovo filone: l’hard-cheologia, ovvero acrobazie sessuali ambientate in luoghi carichi di memorie del passato remoto, una nuova forma di edutainment per adulti in cui la sinergia fra porno e archeologia conferisce dignità al primo e pepe alla seconda, rendendo entrambe molto più interessanti.

LA NUOVA FRONTIERA DELL'HARD-CHEOLOGIA. Insomma, Rocco Siffredi incontra Alberto Angela, e fra una pecorina e un threesome si impara qualcosa sul sistema di approvvigionamento idrico nell’antica Roma. O sulla Villa Adriana di Tivoli, o sui templi di Largo Argentina, o sul Colosseo, a seconda dello scenario prescelto: le possibilità dell’hard-cheologia sono molteplici, e il risultato sarà scientificamente molto più attendibile di certe fiction «storiche» alla Spartacus, dove peraltro ci sono scene di sesso decisamente sconsigliabili ai minori. Il ministro Franceschini, che si occupa sia del nostro patrimonio archeologico sia del cinema, dovrebbe farci un pensierino e commissionare ai migliori cineasti hard una serie di film ambientati fra i monumenti dell’antichità. Anzi, di questi tempi a Roma forse non c’è nemmeno bisogno di arruolare dei professionisti: basta piazzare delle cineprese in mezzo ai ruderi e aspettare, qualcuno che scambia i resti della Città Eterna per un cesso o una camera da letto arriverà immancabilmente.

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