Glisdraiati 5
26 Novembre Nov 2017 1600 26 novembre 2017

"Gli sdraiati" al cinema: trailer e recensione del film

Una trama arricchita di personaggi rispetto al best seller di Serra. Gaddo esordiente a 17 anni per caso. Cast tecnico al femminile. Le cose da sapere sul progetto della regista Archibugi.

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È ispirato all'omonimo libro scritto da Michele Serra il film Gli sdraiati di Francesca Archibugi, regista che ha deciso di sviluppare la lettera scritta a un figlio trasformandola per il grande schermo in una storia complessa e ricca di personaggi, non presenti tra le pagine.

UNA PRESENZA DESTABILIZZATRICE. Al centro degli eventi c'è il giornalista televisivo Giorgio Selva (Claudio Bisio) che, dopo la separazione dalla moglie, ha ottenuto l'affido condiviso del figlio Tito (Gaddo Bacchini), un 17enne con cui ha un rapporto complicato, all'insegna delle discussioni quotidiane. Il ragazzo ha un gruppo di amici, tutti maschi, con cui è sempre insieme fino a quando entra in scena la nuova compagna di classe Alice (Ilaria Brusadelli), introversa e poco sorridente, di cui si innamora.

OGNUNO ALLE PRESE COI SUOI GUAI. La giovane è la figlia di Rosalba (Antonia Truppo), una donna che era stata a casa di Giorgio proprio 17 anni prima ed era poi sparita nel nulla: ora ritorna avanzando delle richieste economiche. Alice cambia tutte le dinamiche esistenti e anche tra padre e figlio si inizierà a modificare qualcosa, mentre entrambi affrontano i propri problemi, tra la fatica di diventare adulti e quella di invecchiare.

I cambiamenti che hanno trasformato il libro di Michele Serra rendono a tratti complicato mantenere sul grande schermo lo spirito che animava le parole dell'autore

I tanti cambiamenti necessari a trasformare l'opera di Serra rendono a tratti complicato mantenere sul grande schermo lo spirito che animava le parole dell'autore, diluendo inevitabilmente l'intensità del legame padre-figlio in una trama fin troppo ricca di personaggi che non vengono poi seguiti e approfonditi con la giusta attenzione.

MANCA EMOTIVITÀ A BACCHINI. Il rapporto tra Giorgio e Tito viene inoltre esasperato, rendendo complicato il lavoro dell'esordiente Bacchini che in più momenti appare in difficoltà nel gestire i passaggi che richiedono una maggiore emotività. Bisio, invece, risulta piuttosto convincente nel portare sullo schermo il senso di spaesamento di un padre alle prese con un figlio, e un'intera generazione, con cui la comunicazione sembra ostacolata in mille modi diversi.

RISULTATO SOTTO LE ASPETTATIVE. La regia cerca di attribuire a ogni tematica e alle varie sfumature della rappresentazione della società il giusto spazio, non riuscendoci però del tutto, rischiando in più punti di giustificare comportamenti negativi o minimizzare approcci sbagliati ai problemi relazionali. Il risultato finale è un po' al di sotto delle aspettative, non riuscendo realmente a offrire una commedia fuori dagli schemi e più attenta, rispetto a quanto proposto abitualmente nei cinema, all'approfondimento di due diverse visioni della società che non riescono a trovare dei punti di contatto. Andiamo alla scoperta di qualche dettaglio sul lavoro compiuto per realizzare Gli sdraiati.

Regia: Francesca Archibugi; genere: commedia, drammatico (Italia, 2017); attori: Claudio Bisio, Gaddo Bacchini, Cochi Pozoni, Antonia Truppo, Ilaria Brusadelli, Gigio Alberti, Barbara Ronchi, Carla Chiarelli, Federica Fracassi, Sandra Ceccarelli, Matteo Oscar Giuggioli, Gincarlo Dettori.

1. Una scena ha emozionato Bisio: il padre che vuole dormire col figlio

Claudio Bisio ha rivelato che si è emozionato molto nel rivedere una scena del film. Il passaggio che l'ha colpito in modo profondo è quello in cui il padre Giorgio chiede al figlio Tito se può dormire con lui e l'attore ne ha spiegato il motivo: «Mi ha fatto pensare a mio figlio adolescente. Quando era piccolo era molto affettuoso, ma adesso non riesco nemmeno a toccarlo».

2. Gaddo poco simile al suo personaggio: buon rapporto coi genitori

Gaddo Bacchini, interprete di Tito, ha sottolineato che si riconosce in Tito solo per alcuni atteggiamenti e di non sentirsi affatto come lui, avendo per esempio un ottimo rapporto con il padre. Commentando il titolo del film, inoltre, il giovane ha raccontato che l'appellativo “sdraiati” fa riferimento a come gli adulti vedono i giovani, ma di essere convinto che tra le due generazioni non ci sia spesso comprensione, arrivando quindi a definire negativamente i teenager senza un reale motivo.

3. Cambiamenti generazionali: per la regista i telefonini sono il demonio

Francesca Archibugi ha spiegato, durante la conferenza stampa di presentazione del suo film, di essere certa che i nuovi mezzi con cui le persone comunicano non sono i responsabili dei cambiamenti nei rapporti tra genitori e figli. La regista ha sottolineato: «La natura umana non cambia, non può essere banalizzata, e i telefonini non sono il demonio! Quando qualcuno non vuole parlare con un altro, troverà un modo di non farlo, una scusa». Per questo motivo la Archibugi ha suggerito ai genitori di aggiornarsi e avvicinarsi progressivamente ai propri figli.

4. Un'idea che ha spiazzato Serra: dalla lettera-confessione alla storia

La sceneggiatura è stata firmata dalla regista insieme a Francesco Piccolo e i due hanno cercato di trasformare la lettera-confessione di un padre, in difficoltà a comprendere la generazione del figlio, in una storia. Lo scrittore Michele Serra, dopo aver letto la prima versione dello script, ha chiesto in che modo potesse essere coinvolto visto che la nuova versione affrontava una storia invece che delle riflessioni personali sul senso di spaesamento vissuto. Nel libro, già diventato lo spettacolo teatrale Father and Son , per esempio il figlio è solo il destinatario della missiva e non si racconta realmente la sua storia. Il lavoro compiuto sull'adattamento ha infatti cercato di definire gli elementi cardine della narrazione e rispettarli.

5. Bacchini, esordiente per caso: ai provini disse di seguire solo il calcio

La scelta di Gaddo Bacchini è avvenuta dopo aver visionato centinaia di potenziali interpreti e il ragazzo è stato coinvolto nel lungometraggio quasi per caso. Insieme con un amico, infatti, un pomeriggio è andato negli uffici della Indiana Productions, che si trovano vicino al liceo classico Manzoni, per cercare un lavoretto d'ufficio, e hanno scoperto che la produzione era impegnata nel casting di attori della loro età. Qualche settimana dopo la troupe è arrivata nella loro scuola per fare i provini e anche Gaddo ha partecipato, senza particolare entusiasmo, parlando per qualche minuto di se stesso. Il giovane ha ammesso di aver raccontato di essere nato nel 2000 e di essere solo appassionato di calcio. La sua presentazione è apparsa perfetta per il ruolo di Tito e Gaddo è stato scelto, ritrovandosi così impegnato sul set e ritornando anche nei corridoi del proprio liceo per girare alcune sequenze.

6. Bisio, legame personale con la storia: l'ha portata anche in teatro

Claudio Bisio ha amato l'opera di Michele Serra fin dalle prime fasi della sua ideazione. Lo scrittore gli ha infatti fatto leggere le bozze del libro e l'attore è rimasto stupito perché sembrava quasi avesse spiato quello che stava accadendo tra le mura della sua casa. L'attore ha quindi portato Gli sdraiati a teatro con lo spettacolo Father And Son e ha poi ripreso il ruolo del padre nel lungometraggio.

7. Giovani protagonisti poco preparati: non avevano letto il libro

L'interprete di Tito ha ammesso di essersi avvicinato al libro di Michele Serra solo dopo la conclusione delle riprese e di averne apprezzato l'approccio stilistico che permette all'autore di compiere quasi un'auto-analisi. Ilaria Brusadelli, invece, non ha ancora avuto modo di leggere Gli sdraiati, limitandosi a dare un'occhiata alle parti in cui era presente il suo personaggio, quello di Alice.

8. Progetto al femminile: donne nei posti chiave del cast tecnico

Il film racconta una storia declinata un po' al maschile ma la regista Francesca Archibugi ha spiegato che l'apporto femminile al progetto non è limitato solamente alle attrici coinvolte. Il cast tecnico è infatti particolarmente al femminile in posizioni abitualmente riservate agli uomini, tra cui Kika Ungaro alla fotografia ed Esmeralda Calabria al montaggio.

9. Un personaggio “assente”: la madre ha una piccola parte nel film

Tra le pagine del libro di Michele Serra è del tutto assente la figura della madre, non venendo nemmeno nominata. Gli sceneggiatori hanno quindi deciso di introdurre il personaggio sottolineando come la sua assenza abbia un ruolo importante nelle dinamiche della famiglia e hanno offerto il ruolo all'attrice Sandra Ceccarelli che ha accettato nonostante si tratti di una presenza sullo schermo molto limitata.

10. Il racconto di un rapporto singolo: non dell'intera generazione

Francesca Archibugi ha ricordato che sul grande schermo si racconta solo la storia di Giorgio e Tito, non di due intere generazioni. Il rapporto portato sul grande schermo è animato da un senso di colpa immotivato da parte del padre che lo porta ad avere una percezione errata della realtà, mentre il ragazzo dà il peggio proprio in famiglia, mentre con gli amici ha u atteggiamento positivo. La regista ha quindi sottolineato: «È il racconto di una relazione unica, individuale, Giorgio e Tito, padre e figlio, con tante persone intorno che contribuiscono a semplificarla o complicarla, come se diventasse sempre più difficile esprimere un sentimento elementare come volersi bene».

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