Murder On The Orient Express Kenneth Branagh Outside Full Image Credit 20Th Century Fox
3 Dicembre Dic 2017 1600 03 dicembre 2017

"Assassinio sull'Orient Express" al cinema: trailer e recensione del film

Un grande cast. Qualche modifica rispetto al romanzo di Agatha Christie. Spazi claustrofobici e un finale ben costruito ma privo di pathos. Cosa c'è da sapere sul riadattamento del libro.

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Assassinio sull'Orient Express, uno dei romanzi più amati e conosciuti di Agatha Christie, ritorna sul grande schermo dopo la versione firmata da Sidney Lumet, questa volta con la regia e l'interpretazione, nella parte di Hercule Poirot, di Kenneth Branagh.

SOLITA SVOLTA DRAMMATICA. La storia rimane, pur con qualche cambiamento, invariata: il famoso detective sale a bordo di un lussuoso treno, l'Orient Express, che da Instabul parte con destinazione Calais. La situazione prende però una svolta drammatica quando uno dei passeggeri, Ratchett (Johnny Depp), viene ritrovato ucciso e il convoglio viene bloccato inaspettatamente da una valanga.

TUTTI AL CENTRO DEI SOSPETTI. Tutte le persone a bordo sono quindi al centro dei sospetti: la principessa Dragomiroff (Judi Dench), l'assistente della vittima Hector MacQueen (Josh Gad), la vedova Hubbard (Michelle Pfeiffer), il professore Gerhard Hardman (Willem Dafoe), la missionaria Pilar Estravados (Penélope Cruz), il dottor Arbuthnot (Leslie Odom Jr.), il maggiordomo Edward Masterman (Derek Jacobi), la governante Hildegarde Schmidt (Olivia Colman), il venditore di auto Marquez (Manuel Garcia-Rulfo), il conte e la contessa Andrenyi (Sergei Polunin, Lucy Boynton), e la giovane Mary Debenham (Daisy Ridley).

Il cast di altissimo livello sostiene un film visivamente ricco di fascino, grazie alla scelte di girare in formato 65 mm e la cura degli interni del treno e dei costumi d'epoca

Il cast di altissimo livello sostiene un film visivamente ricco di fascino, grazie alla scelte di girare in formato 65 mm e la grande attenzione con cui sono stati ricreati gli interni del treno e i costumi d'epoca, tuttavia il risultato finale appare fin troppo frammentato, con ogni personaggio protagonista di alcuni passaggi delle indagini, conducendo a un finale ben costruito ma privo di pathos.

SPAZIO ALLE TENSIONI RAZZIALI. Branagh propone una regia quasi teatrale che valorizza gli interpreti ma limita la costruzione della tensione, rendendo persino le sorprese inserite nella narrazione rispetto all'opera originale poco coinvolgenti a livello emotivo. Le tematiche che danno spazio alle tensioni razziali e sociali, e le riflessioni sui concetti di moralità e vendetta sono sviluppate con cura dallo sceneggiatore Michael Green, recentemente autore di Logan e Blade Runner 2049.

VERSIONE NON DEL TUTTO RIUSCITA. Tuttavia la freddezza della location si riflette anche sulla visione, rendendo questa nuova versione dell'intricata storia ideata della Christie non del tutto riuscita, seppur soddisfacente per chi ama i classici della scrittrice e una recitazione di grande esperienza, elemento centrale in particolare durante il catartico epilogo in cui ogni indizio porta finalmente alla scoperta del colpevole. Scopriamo qualche curiosità sul progetto e sulla sua realizzazione.

Regia: Kenneth Branagh; genere: drammatico (Usa, 2017); attori: Kenneth Branagh, Daisy Ridley, Judi Dench, Michelle Pfeiffer, Johnny Depp, Willem Dafoe, Josh Gad, Penelope Cruz.

1. Viaggio realistico: girate le immagini che si vedono scorrere fuori dai finestrini

Negli spazi dei Longcross Studios è stato costruito un vero treno in grado di muoversi da utilizzare nella realizzazione del film. Per alcune scene, inoltre, sono stati girate le immagini che si vedono scorrere fuori dai finestrini in vari ambienti naturali, come per esempio le Alpi.

COME DEI VERI PASSEGGERI. Branagh, parlando di questo dettaglio della lavorazione, ha raccontato che in un momento di pausa si è seduto in fondo al treno come se fosse realmente a bordo di un convoglio ed è rimasto a osservare il paesaggio che cambiava proprio come avrebbe fatto se fosse stato un passeggero. Il realismo della situazione era talmente grande che persino Judi Dench ha confermato di aver provato la stessa sensazione del regista e di aver pensato in alcuni momenti di essere davvero in viaggio.

2. Grande attenzione per i dettagli: uno spazio lussuoso e claustrofobico

Josh Gad ha avuto l'occasione di viaggiare realmente a bordo dell'Orient Express e ha svelato di essere rimasto colpito dal modo in cui sono stati ricostruiti per il film tutti gli spazi e ogni elemento che si trova all'interno del mezzo di trasporto.

COLPITO DALLO SCRIPT. L'attore ha inoltre spiegato di essere conquistato, fin dalla prima lettura dello script, dal modo in cui essere costretti a muoversi in uno spazio ristretto potesse causare un forte senso di disagio quasi claustrofobico nonostante un contesto lussuoso e confortevole.

3. Romanzo d'aiuto: gli attori l'hanno letto per studiare i personaggi

Il regista e protagonista Kenneth Branagh ha svelato di non aver guardato il film di Sidney Lumet, distribuito nelle sale nel 1974, in modo consapevole perché voleva offrire un nuovo approccio alla storia, rendendo quindi giustificabile riproporla agli spettatori nonostante sia così conosciuta e ormai diventata uno dei classici più amati di Agatha Christie.

SENZA LASCIARSI INFLUENZARE. Penélope Cruz, invece, ha voluto rivederlo anche se ha cercato di non lasciarsi influenzare in nessun modo. Tutti gli attori, con l'eccezione di Sergei Polunin che ha un ruolo creato appositamente per Assassinio sull'Orient Express, hanno comunque ammesso di aver riletto il romanzo prima delle riprese, per capire se tra le pagine ci fossero dei dettagli che nello script non erano stati inseriti e che potevano aiutarli a delineare il proprio personaggio.

4. Libertà narrative concordate: ok dalla Agatha Christie Company

Kenneth Branagh, coinvolto anche in fase di stesura della sceneggiatura, ha chiesto e ottenuto, da parte di James Prichard, il pronipote della scrittrice, e dalla Agatha Christie Company, la possibilità di concedersi delle libertà narrative, introducendo così dei cambiamenti e inserendo nella storia degli elementi originali che rendessero la storia più vicina alla realtà contemporanea.

5. Daisy Ridley “tormentata” dal cast: cercavano anticipazioni su Star Wars

Durante le riprese del film, sui social network i fan di Josh Gad e della saga di Star Wars si sono divertiti ad assistere agli “interrogatori” a cui veniva sottoposta Daisy Ridley da parte del collega. L'interprete di Rey nel franchise stellare aveva infatti completato il lavoro previsto per Gli ultimi Jedi e Gad ha cercato in ogni modo di ottenere qualche interessante anticipazione, coinvolgendo nei suoi tentativi persino altri membri del cast, tra cui Judi Dench.

6. Complicato lavoro sui costumi: sfondo spesso bianco

La scelta di girare il lungometraggio in 65 mm ha reso un po' difficile il lavoro della costumista Alexandra Byrne che ha spiegato come la telecamera immortali sulla pellicola ogni dettaglio, anche il più piccolo.

AMPIO STUDIO SUI CONTRASTI. La situazione era inoltre resa complessa dal fatto che i personaggi fossero bloccati da una valanga, essendo così in molte sequenze circondati da uno sfondo bianco che ha reso necessario studiare i contrasti cromatici per delineare con efficacia le personalità dei passeggeri utilizzando anche gli abiti.

7. Rappresentazione sociale attenta: ricerca su saggi storici

Per proporre un ritratto della società del passato che risultasse credibile e realistica sono state effettuate numerose ricerche su saggi e materiali storici in cui si ritraggono e descrivono abitudini e comportamenti.

SONO EMBLEMATICI GLI ABITI. Gli abiti, per esempio, sottolineano la provenienza sociale e rendono intuitiva la comprensione della diversa situazione esistente tra la principessa Dragomiroff, che cambia vestiti più volte al giorno e ha sempre bisogno di essere aiutata da una domestica, e la governante interpretata da Daisy Ridley che non indossa corsetti ed è totalmente indipendente nelle sue azioni.

8. Difficile costruzione del personaggio di Poirot: fisico, baffi e dialect coach

Branagh ha letto tutte le descrizioni di Hercule Poirot fatte da Agatha Christie tra le pagine dei suoi romanzi. A livello fisico ha per esempio scoperto che il personaggio cambiava un po', a livello di statura o per quanto riguarda l'aspetto fisico. L'attore e regista ha così iniziato a capire come rappresentarlo, decidendo di creare dei baffi veramente memorabili, vicini all'effetto suscitato tra le pagine. Kenneth ha sottolineato con un evidenziatore in ogni volume tutti i dettagli che caratterizzavano il detective e ha poi scelto quali elementi dovessero essere rispettati e su quali caratteristiche, invece, potevano concedersi più libertà.

PARLATA DI 27 UOMINI BELGI. Gli sceneggiatori hanno quindi collaborato con gli eredi della scrittrice e in nove mesi si è creata la nuova versione del personaggio, che comprende anche quelli che l'autrice definiva «i baffi più spettacolari di tutta l'Inghilterra». L'interpretazione di Branagh, inoltre, è stata influenzata dalle opere di celebri artisti belgi che comprendono Magritte e Bergé, dalle registrazioni audio della parlata di 27 uomini, tutti con un accento belga diverso, della stessa età di Poirot, e da tre incontri a settimana con un dialect coach, a volte via Skype tra una pausa e l'altra dello spettacolo in scena al Garrick Theatre di cui era protagonista.

9. L'eredità della scrittrice: nipoti e pronipoti hanno voluto essere coinvolti

Gli eredi della Christie, Mathew Prichard (nipote dell'autrice), e James Prichard (il pronipote di Agatha), hanno voluto essere coinvolti in modo attivo nella produzione in tutte le fasi. Kenneth Branagh li ha conosciuti immediatamente dopo aver accettato l'offerta di lavorare al film ed entrambi hanno fatto capire alla star che il loro obiettivo è far riscoprire come i romanzi siano stati in grado di affrontare delle aree dell'esperienza umana che sono importanti anche nel nostro presente, spingendo i lettori a pensare in modo diverso da quello abituale e intrattenendoli con grande intelligenza.

10. Cambiamenti effettuati sul film: sequenze rese più chiare

Il primo montaggio di Assassinio sull'Orient Express aveva una durata di circa 2 ore e 15 minuti e, dopo le prime proiezioni organizzate per verificare le reazioni e l'accoglienza da parte del pubblico, si è deciso di realizzare delle sequenze aggiuntive per rendere più chiari dei passaggi della storia, eliminando inoltre alcune scene.

I VENTI MINUTI DI TAGLI NON RECUPERABILI. I 20 minuti circa che sono stati tagliati dalla prima versione non dovrebbero comunque essere destinati a riapparire in futuro, per esempio tra gli extra dei Dvd e Blu-Ray, perché Kenneth Branagh è convinto che si debba tenere in considerazione solo il risultato finale di un'opera, non i passaggi intermedi.

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