Perché Fare Auguri Di Natale
LA MODA CHE CAMBIA
10 Dicembre Dic 2017 0900 10 dicembre 2017

Quelle favole pagane che migliorano il Natale

La stella che vuoi di Mellone, una fiaba che fa nascere folletti tra Taranto e Matera, ci restituisce la magia antica delle feste. Che cos'è del resto Babbo Natale se non un druido dalla barba bianca? Il Natale raccontato, da Joyce a Pirandello, rende migliore quello vissuto.

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Premessa autoassolutoria. Confesso di adorare e rivendico la natura pagana del Natale.
Non starò ad ammorbarvi con la storia dei saturnalia e dei miti celtici sul solstizio d'inverno perché li avrete già visti agitati mille volte, se non l'avete fatto voi stessi, per giustificare lo scambio di doni o dei riti che magari inscenate attorno al “tannenbaum”, il ceppo di Natale, contro chi vorrebbe che celebraste il Natale come sola festa cristiana, ripudiando i doni, il vin brulé e, come ovvio, i folletti del Natale. Però, migliaia di anni di tradizioni precedenti alla Natività di Cristo non si cancellano calandovi sopra un presepe che, se vogliamo, non raggiunge nemmeno il millennio dalla prima comparsa, per la Storia con la S maiuscola è un dato relativo, per cui applausi a chi, come Angelo Mellone, eclettico capostruttura di Raiuno, ha aggiunto un capitolo natalizio alla sua saga fantasy iniziata qualche anno fa con Incantesimo d’amore.

DRUIDI E STREGHE TRA TARANTO E MATERA. La stella che vuoi è una deliziosa favola di Natale in cui tanti riconosceranno, fra le pietre e le gravine di una terra che conosce molto bene, quella distesa di pietre, monti e gole che va da Taranto a Matera, gli accenti surreali de Le stagioni in città di Italo Calvino. Può nascere l’amore fra la luna e “Giac”; si possono vedere maghi e folletti anche fra le ciminiere siderurgiche, trovare la favola e l’amicizia più pura e profonda sapendo accogliere le proprie differenze, come Luce e Lallo, che si incontrano mentre lui, a otto anni, ha quasi perso la vista e riesce a vedere solo ombre.
Ed ecco allora come in questa penombra, in questa luce che è innanzitutto nome e desiderio, compaiono maghi, maciari e maciare, streghe bianche e nere, druidi dalla barba bianca di prammatica (che cos'è, Babbo Natale, se non un druido bonario?), colorando la vita di tutti i giorni.

Racconta Mellone come questa favola gli sia nata sotto le dita, quasi contro la sua volontà, mentre ne stava scrivendo un'altra: sia vero o meno, nulla toglie a queste pagine oggettivamente perfette da leggere nella migliore delle predisposizioni possibili che, a scorrere i social in questi giorni, sembrano essere una tazza di tè caldo davanti all'albero appena decorato con tutti i parphernalia del caso, cioè tutte le palline raccolte dalle ultime generazioni e conservate amorosamente nelle scatole deputate e dove giacciono per trecentotrenta giorni all’anno, i mazzetti di vischio e, nel mio caso, una nuova palla di vetro rosso, con la scenetta del ballo di Ebenezer Scrooge giovane, tratta dalla prima edizione del Canto di Natale di Charles Dickens, per procurarmi la quale (possiedo tutte le edizioni possibili del racconto, e tutte le sue versioni cinematografiche, Walt Disney compreso si intende, e le rivedo tutti i 24 dicembre, cascasse il mondo) ho fatto un’ora di fila alla Morgan Library di new York.

DA JOYCE A PIRANDELLO, UN TOPOS LETTERARIO. Educata secondo entrambe le confessioni religiose di famiglia, festeggio Hannukah, la festa delle luci appunto, e Natale, conscia dei tanti innesti fra tradizioni e suggestioni, dell’accavallarsi fra fiabe, racconti, suoni in questo nostro scellerato, eternamente fascinoso e irreplicabile bacino mediterraneo. Sebbene esista il Natale che consideriamo quello più vicino al nostro sentire, nato con il Vittorianesimo e con il suo interprete letterario più famoso, l'ebreissimo Ebenezer Scrooge “redento” dallo spirito natalizio forse cristiano e forse no, qualcosa di oggettivamente difficile da digerire oggi eppure seducente proprio per questa sua collocazione storica, non c’è scrittore che non si sia esercitato sul tema, in forma poetica (Leopardi o D’Annunzio, a proprio gusto e sentire) o narrativa (da Pirandello e gli Scapigliati al meraviglioso I morti di James Joyce).

LEGGERE IL NATALE PER VIVERLO. Il Natale letto e raccontato mentre lo si vive di persona, festa vissuta e immaginata, come in uno specchio, è forse il mondo più scintillante per trasformarlo in un Natale memorabile. Questo per giustificare anche l’acquisto della Night before Christmas di Tim Burton in versione fumetto, appena uscito e irresistibile.

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