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10 Dicembre Dic 2017 1600 10 dicembre 2017

"Suburbicon" al cinema: trailer e recensione del film

Un omicidio e le tensioni razziali contro i primi abitanti afro nell'America Anni 50. Il regista Clooney rappresenta la middle class Usa in modo spietato. Storia vera, star tagliate, il ruolo di eBay: 10 curiosità.

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George Clooney si affida a una sceneggiatura ideata dai fratelli Coen per ritornare alla regia con Suburbicon - Dove tutto è come sembra, film ambientato negli Anni 50, ma con numerosi punti in comune con la società contemporanea.

UN ARRIVO DESTABILIZZANTE. Al centro della storia c'è la famiglia Lodge, composta dal mite Gardner (Matt Damon), da sua moglie Rose (Julianne Moore), rimasta paralizzata dopo un incidente, e dal figlio Nicky (Noah Jupe). Ad aiutarli c'è Margaret, la sorella gemella della donna, una presenza costante e rassicurante. La tranquillità della cittadina di Suburbicon sembra improvvisamente spezzarsi con l'arrivo nella villa accanto a quella dei Lodge della famiglia Meyers. La comunità si scaglia infatti contro i primi abitanti afroamericani, mentre Rose viene uccisa da due delinquenti che si introducono nella villetta.

Clooney nei panni del regista.

Clooney porta in scena un ritratto tagliente della middle class americana, pronta a puntare il dito contro l'arrivo della presenza esterna nella propria comunità ristretta, pur non riuscendo a ricreare l'atmosfera che contraddistingue i progetti firmati da Joel ed Ethan Coen. Suburbicon scardina infatti l'immagine perfetta rappresentata all'esterno dalla famiglia Lodge, ma per farlo sceglie di avvicinarsi, senza originalità, agli eventi dalla prospettiva innocente del piccolo Nicky e impone una morale in modo fin troppo invadente ed evidente.

PERSONAGGI UN PO' PIATTI. Matt Damon, appesantito e sopra le righe, non convince e nemmeno Julianne Moore, abitualmente impeccabile, riesce ad attribuire spessore a un personaggio piatto e di cui non si approfondiscono le motivazioni. Clooney ritaglia poi poco spazio a Leith M. Burke e Karimah Westbrook, interpreti dei coniugi Mayers, mentre i giovanissimi Noah Jupe e Tony Espinosa appaiono come la presenza più naturale e apprezzabile tra i membri delle due famiglie.

Oscar Isaac.

A regalare qualche ottima scena è invece Oscar Isaac che, seppur con un ruolo minore, conquista con una performance ben equilibrata tra umorismo e spirito calcolatore. Da promuovere senza riserve, inoltre, il lavoro compiuto dal direttore della fotografia Robert Elswit, dalla costumista Jenny Eagan e dal production designer James D. Bissell, fautori dell'accurata ricostruzione dell'epoca.

MESSAGGIO POLITICO FORZATO. Clooney, che ha completato lo script insieme con il suo storico partner Grant Heslov, rende però indigesto il film infondendo la sua visione politica ed esasperando le situazioni pur di trasmettere il suo messaggio contro il razzismo esistente negli Stati Uniti, non trovando quei chiaroscuri che avevano contraddistinto le sue opere migliori.

RITRATTO TROPPO MORALISTA. L'approccio dark e sarcastico dei Coen, annacquato nelle buone intenzioni della star hollywoodiana, dà così vita a un progetto le cui ottime premesse naufragano in un ritratto della società politicizzato ed eccessivamente moralista. Andiamo alla scoperta di qualche dettaglio sull'atteso film.

Regia: George Clooney; genere: drammatico (Usa, 2017); attori: Matt Damon, Julianne Moore, Noah Jupe, Oscar Isaac, Alex Hassell, Gary Basaraba, Jack Conley, Karimah Westbrook, Tony Espinosa, Leith Burke.

1. Progetto abbandonato da anni: prima sceneggiatura datata 1999

George Clooney ha raccontato di aver ricevuto per la prima volta la sceneggiatura dei fratelli Coen intitolata Suburbicon nel 1999, progetto di cui erano stati diffusi pochi dettagli e descritto come un crime drama dall'atmosfera noir ambientato negli Anni 50. La star, dopo aver recitato in quattro lungometraggi firmati dai due filmmaker, ha quindi deciso di riprendere la loro idea e trasformarla in collaborazione con Grant Heslov.

2. Storia vera: la rivolta contro i Meyers nella Pennsylvania del 1957

Gli eventi mostrati in Suburbicon si ispirano in parte a fatti realmente accaduti nella città di Levittown, Pennsylvania, nel 1957, quando la coppia afroamericana composta da William e Daisy Meyers si trasferì nel tranquillo sobborgo. Un documentario, intitolato Crisis in Levittown, racconta la reazione degli abitanti che, dopo poche ore dall'arrivo dei nuovi membri della comunità, diedero vita a una rivolta fuori dalla casa dei coniugi che coinvolse circa 500 persone impegnate a gridare insulti razziali, sostenendo la causa dei confederati e dando persino fuoco a una croce. Le parole della petizione fatta dagli abitanti nella finzione sono inoltre quelle realmente pronunciate dai membri della comunità che hanno tormentato i Meyers e nel lungometraggio viene utilizzato del materiale tratto dal documentario.

3. Una star rimossa dal montaggio finale: Josh Brolin

L'attore Josh Brolin aveva recitato sul set con il ruolo di un allenatore di baseball, lo sport praticato dai membri più giovani delle due famiglie al centro degli eventi. George Clooney, pur ammettendo che le sequenze di cui era protagonista erano molto divertenti e diminuivano la tensione, ha dovuto rimuovere le parti in cui era presente la star dopo aver ricevuto dei commenti negativi al termine delle proiezioni organizzate per verificare la reazione degli spettatori.

Josh Brolin.

4. Doppio ruolo per Moore: e non è la prima volta che interpreta due gemelle

Nel film di Clooney è Julianne Moore a interpretare due sorelle gemelle, ma non è la prima volta che l'attrice si mette alla prova con un doppio ruolo. La futura star alla fine degli Anni 80 ha infatti dato vita proprio a due gemelle nella soap opera As the World Turns, parte per cui ha conquistato un Emmy Award. La situazione, nello show, era però molto complicata, considerando che si trattava di due gemelle molto atipiche, essendo in realtà state concepite da due donne diverse e avendo in comune lo stesso padre.

5. Difficile trovare l'interprete di Nicky: centinaia di provini

Clooney ha raccontato che per trovare il giovane attore che avrebbe dovuto interpretare Nicky è stato necessario fare centinaia di provini, senza però riuscire a individuare il bambino giusto per la parte. Noah Jupe è stato poi incontrato in Gran Bretagna e ha convinto immediatamente i produttori grazie a un perfetto accento americano e alla capacità di adattare la propria recitazione alle esigenze del regista con pochissime indicazioni, realizzando le scene desiderate in una o due riprese.

6. Città Anni 50 ricostruita in California: a Fullerton presenti 20 edifici dell'epoca

Lo scenografo Jim Bissell ha dovuto cercare assieme al suo team la location perfetta per girare il film ambientato negli Anni 50, avendo la necessità di trovare delle case in buone condizioni e con qualche albero intorno. Il sobborgo ideale è stato individuato a Fullerton, California, in cui sono ancora presenti circa 20 edifici di quell'epoca che hanno mantenuto l'architettura originale con un numero davvero limitato di modifiche. Una fortuita coincidenza ha poi aiutato la produzione: alcuni degli alberi più vecchi erano stati recentemente rimossi per riparare i marciapiedi, rendendo non necessaria l'eliminazione in digitale degli elementi durante la fase di post-produzione.

7. Restaurato "per finta" un vecchio centro commerciale: e i passanti ci hanno creduto

Per girare le sequenze ambientate nei negozi della città, la produzione ha utilizzato un vecchio centro commerciale ormai vuoto, il Valley Plaza Recreation Center situato a North Hollywood, che era stato costruito negli Anni 40 e ha mantenuto gli esterni nella loro versione originale. Lo scenografo ha quindi potuto trasformarlo nell'area shopping necessaria a girare e ha reso talmente realistico il negozio di alimentari da spingere numerosi passanti, che si sono rivolti alle persone che erano al lavoro sulla costruzione del set, a chiedere quando sarebbe stato possibile fare acquisti.

8. Fondamentale eBay: lì sono stati rintracciati oggetti quasi irreperibili

Individuare e ottenere in prestito gli oggetti d'epoca - come per esempio la prima televisione con il telecomando venduta negli Stati Uniti, la Zenith Flash-Magic TV - è stato molto complicato. La produzione ha però potuto sfruttare la tecnologia per ottenere degli oggetti difficilmente reperibili come per esempio gli incarti originali di Taystee e Wonder Bread, rintracciati online su eBay. Tra gli scaffali dei negozi e della casa, inoltre, sono presenti delle scatolette a cui sono state applicate delle etichette vintage e nel film appare una rara confezione dei cereali Tony the Tiger Frosted Flaskes trovata proprio navigando su internet.

9. Poco rappresentati gli afroamericani: focus sulla rabbia dei suprematisti

George Clooney ha risposto alle critiche che gli sono state rivolte a causa del poco spazio dedicato ai Mayers ammettendo che ci sono molti registi che potrebbero raccontare meglio di lui la storia dei cittadini afroamericani nei sobborghi americani, citando nomi come Ava DuVernay e Steve McQueen. Il regista ha sottolineato: «Mi piacerebbe vedere una versione di questo film raccontata dall'altra prospettiva e che potrebbe essere rappresentata meglio da qualcuno che riesca a parlarne con più cognizione di causa, probabilmente dovrebbe essere fatta. Credo che la mia versione sia maggiormente sulla rabbia dei suprematisti bianchi e sulla paura di perdere la propria posizione a causa delle minoranze».

10. Approvazione della moglie: così Damon ha detto ok al quinto film

Matt Damon ha raccontato che inizialmente non era intenzionato a girare Suburbicon perché aveva già quattro film in cui avrebbe dovuto recitare in quel periodo, ovvero Sopravvissuto - The Martian, The Great Wall, Jason Bourne e Downsizing. L'attore voleva quindi ritagliarsi del tempo da trascorrere in famiglia, decidendo di rifiutare la proposta di Clooney. Mentre si trovava a Londra per le riprese del nuovo capitolo della storia dell'agente segreto, la star ha però ricevuto un messaggio in cui il regista gli chiedeva se la situazione sarebbe cambiata spostando il set a Los Angeles. Damon ha quindi mostrato la domanda alla moglie ed è stata lei ad approvare la situazione, approvando il progetto che non avrebbe comunque allontanato il marito dalla famiglia.

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