TRENTALODE
14 Dicembre Dic 2017 1456 14 dicembre 2017

Indietro tutta 30 e lode, Arbore e l'Italia passatista

Nostalgia e autocelebrazione diventano un successo di share. Teniamoci pure care le memorie, reali, virtuali, in bianco e nero. Teniamoci stretti non quel che saremo ma quel che siamo stati. Ma per pietà non facciamone un trionfo.

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Già il titolo è sintomatico: Indietro Tutta 30 e lode, come a dire, si stava meglio quando si stava peggio. Operazione nostalgia riuscita, titolano i media. Ma è vera gloria questo ritorno al passato, Arbore sempre dipinto ma fisiologicamente appesantito, Frassica coi capelli più corvini di 30 anni fa, e tutto un ridere triste, una mestizia feroce, una celeste nostalgia per quei bagliori di stelle morte, quei frizzi e lazzi in bassa definizione, quei trionfi di spalline e minigonne e camiciole e pettinature cotonate, quei modi di dire nel frattempo appassiti? Hanno naturalmente mandato le celebri sigle, aggiornate per l'occasione, e il programma ha sbaragliato altri sempreverdi: la partita del Milan con la fatal Verona, l'immarcescibile Bonolis che bonolizza ogni programma che fa, la Sciarelli che non si fa mai i fatti suoi e altra roba da palinsesto standard. C'era pure il film strappalacrime Jack Frost con Michael Keaton, roba da 20 Natali fa.

ARBORE VINCE FACILE. E allora la retrologia arboriana ha vinto facile, ha fatto 4 milioni di contatti, quasi il 20% di share con la replica di una replica di una replica, perché le retrospettive su Indietro Tutta, questo regno fatato del cazzeggio e della leggerezza puntuta, nel tempo non si sono contate. Cosa significa tutto questo? Che in televisione da 30 anni non sanno sfornare niente di notevole? O che è la attualità extratelevisiva che fa acqua e ci spinge abbondantemente a rimpiangere l'Italia da bere (pur se sfottuta dalla combriccola di Arbore), il CAF, il pop sintetico, il trionfo della dieta paninara e tutta la mercanzia dell'epoca A.C., Avanti Cellulari?

Renzo Arbore, Nino Frassica e le ragazze Cocodè.

Mercoledì sera Arbore ha celebrato anzitutto se stesso. Indietro Tutta è stato il suo ultimo programma memorabile, anche perché originale e innovativo: dopodiché, un perenne vivere di rendita nel suo sottrarsi, nel tornare per epifanie estemporanee, come a Sanremo, oppure con brevi programmi che erano già modernariato, già riciclo come Meno Siamo Meglio Stiamo, peraltro infilata in terza serata, in orario da Blue Note, cosa che ad Arbore stava benissimo, gli permetteva di mettere le mani avanti. Fu ugualmente un successone, ma sfruttava già l'effetto-rimpianto.

ATTUALE NELL'INATTUALITÀ. Tra un'assenza e un capolino, il conduttore-showman ha messo in piedi una Orchestra Italiana con cui non ha più smesso di girare il mondo, sempre all'insegna della canzone classica, a volte perfino decrepita, concedendosi perfino qualche diretta di Capodanno ad alto tasso patetico. Onore a lui, al suo essere attuale nell'inattualità, a quella capacità di sfruttare l'onda lunga di intuizioni ormai remote; ma se la Rai è ridotta a esaltarsi per una retrospettiva che sale da un altra epoca, non c'è molto da stare allegri.

L'AVVENIRE DIETRO LE SPALLE. Siamo tutti invecchiati, non sempre con lode, dopo 30 anni. Certe figure in boccio di allora sono diventate testimoni mature – succede – e rivederle, confrontarle non è sempre così gratificante. Qualcuno era già grandicello nel 1987, figuriamoci adesso. Le tinture feroci si sprecano, qualche lifting è davvero troppo sfacciato, lo spirito e le movenze rincorrono quella polvere di stelle, ma non possono più raggiungerla. Davvero è così bello struggersi per questa condanna a vita, essere testimoni di noi stessi, sopravvissuti agli antichi fasti? Davvero questo Paese è inesorabilmente condannato a fare i conti col suo avvenire dietro le spalle, con tutto ciò che ha perso e ancora agita, le vestigia di un passato che forse così radioso non era neanche quando passava?

I due protagonisti con Andrea Delogu.

L'Italia è un rottamatore che rottama se stesso e rimpiange i rottami, li tira fuori dalla cantina, li lucida, li mette in mostra e pazienza se l'odore di muffa o di fuffa si spande: fa parte anche quello della coreografia, arricchisce l'effetto, completa la Madeleine. L'Italia è tutta un mercatino dell'antiquariato, argenteria e pitali e vecchie pipe e telefoni a muro in vendita, che meraviglia, ma poi tutti li lasciano lì.

RITORNO AL FUTURO. In politica l'81enne Berlusconi, già sponsor del citato CAF, di Craxi in particolare, ancora dà le carte. Al cinema spopola Supervacanze di Natale, indigesto ultracinepanettone farcito col meglio, si fa per dire, di flatulenze, battute da fureria, scosciate e trivialità degli ultimi 35 anni. In televisione, la minestra riscaldata di Indietro Tutta 30 e lode è servita: e sono, puntualmente, successoni. Tanto per dire, hai visto, in fondo non siamo mai cambiati. Sarà. Sarà anche confortante pensare che gli ultraottantenni Arbore e Berlusconi sono ancora in lizza, che la storia è fatta di eterni ritorni, anzi di ricicli, che il futuro ha un cuore antico (e magari un poco spompato), che l'attualità la fanno i corsi e i ricorsi.

NON TRASFORMIAMO LA MEMORIA IN TRIONFO. D'accordo, noi siamo noi, gli italiani sono fatti così, per citare una dimenticata satira televisiva di costume del 1957 (60 anni fa), con un cast che schierava Paolo Ferrari, Nino Manfredi (“lo psicanalista”), Gianni Bonagura, Mario Riva, Mariolina Bovo, Alba Arnova, Raffaele Pisu e una radiosa Franca Rame, oltre a Indro Montanelli in veste di cronista commentatore. Ma fatti come, poi? Con la testa all'indietro (tutta), e intanto qui il futuro arriva sempre in ritardo. E va bene, teniamoci care le memorie, reali, virtuali, in bianco e nero, a colori, al plasma, teniamoci stretti non quel che saremo ma quel che siamo stati, ma non facciamone un trionfo, per pietà.

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