Pippo Franco
16 Dicembre Dic 2017 1200 16 dicembre 2017

Pippo Franco, visionario col sorriso che ora parla di Spirito santo

Il Bagaglino, la satira politica («una volta era più facile»), poi la presunta "svolta spirituale" e l’incontro con mistici, sacerdoti esorcisti e veggenti. Il comico a Roma InConTra: «Quella volta con la Fenech...».

  • Marco Dipaola
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Ironico e visionario, con i suoi 77 anni portati alla grande, come il suo naso «che da sempre lo precede», un po’ Pulcinella, un po’ Cyrano de Bergerac, e quel volto sereno, attento e sempre disponibile a un sorriso. Francesco Pippo, in arte e per tutti Pippo Franco, si prende la scena nell’ultima puntata del 2017 di Roma InConTra, e lo fa con una parlantina a tratti inarrestabile.

«DIPENDO DAL SESTO SENSO». È un uomo da palcoscenico, Pippo Franco, e si intuisce sin dall’inizio, quando si gode gli applausi scroscianti del Santa Chiara. Lui, che di applausi ne ha ricevuti tanti in una carriera da protagonista della comicità, a cinema e a teatro, nei cabaret romani come in quello del Bagaglino, che teneva incollati alla tivù 14 milioni di spettatori. «Sono una persona profondamente dipendente dal sesto senso, che vive alla continua ricerca del senso dell’ironia», confida a un divertito Enrico Cisnetto, «e poi non sopporto la stupidità degli altri, preferisco la mia!».

TRA BATTUTE E RIFLESSIONI. Ridere e poi riflettere, ecco il marchio di fabbrica dell’artista romano, ben consapevole di possedere il dono dell’ironia che non si esaurisce al momento (inevitabile) della risata, ma che prosegue nei secondi successivi, in cui si pensa al valore della battuta (è proprio vero), che si tramuta quasi in arguta riflessione.

Pippo Franco intervistato da Enrico Cisnetto.

Pochi sanno, però, che si tratta di un dono di famiglia, che lo spinge a autodefinirsi «figlio d’arte senza saperlo, che è ben diverso da esserlo a propria insaputa», e a raccontare la storia inedita del padre, morto quando il piccolo Francesco aveva soli 6 anni, e che durante la guerra, nel campo di concentramento in Egitto, sollevava il morale dei prigionieri facendo ridere, anche attraverso scherzi (pericolosi) alle guardie inglesi.

ALCUNE CANZONI STORICHE. A questa dote innata, Pippo ha aggiunto una capacità di mischiare generi e palcoscenici: da quelli musicali con “I pinguini”, il complesso (come si chiamavano le band negli Anni 60) con cui esordì nel film Appuntamento a Ischia con Mina e Modugno, fino ai primi passi al cabaret, quando si accorse di far ridere anche nelle parti recitate che anticipavano le sue canzoni umoristiche, molte delle quali hanno fatto storia: da Cesso… di amarti questa sera, fino a Mi scappa la pipì, papà, diventata il rimedio più usato dai genitori per evitare che i bambini se la facciano addosso.

FILM CON GRANDI REGISTI. E poi il cinema, assieme a molti grandi registi (Billy Wilder, Luigi Magni, Jack Lemmon, Luciano Salce) e indimenticabili partner, a partire da “Quel gran pezzo dell’Ubalda” di Edwige Fenech, sulle cui grazie ammirate da intere generazioni l’esausto Pippo Franco si addormentò durante un lungo viaggio in treno.

Ci hanno considerato spesso degradanti e culturalmente non evoluti, mentre noi semplicemente interpretavamo il nostro tempo

Pippo Franco

Infine il teatro, dagli esordi con Garinei e Giovannini fino alla straordinaria avventura con il Bagaglino di Castellacci e Pingitore. «Rifarei esattamente tutto quello che ho fatto», replica Pippo Franco a una provocazione di Cisnetto, «ho vissuto molto nella vita e forse ho vissuto molte vite: da pittore, fumettista, cantautore, cabarettista, e poi attore. Un tragitto impervio ma stupendo che rifarei in qualunque momento, e di cui ho molta nostalgia».

COMICO MA NON TRASH. La stessa nostalgia che ci accompagna nel ricordare il Bagaglino, la sua satira semplice ma trasversale, i balli e le soubrette, le imitazioni caricaturali dei leader politici e non solo, e un modo di raccontare la realtà scanzonato ma garbato, divertente ma educato, comico ma nient’affatto trash.

CONTRO LA RAI DEI "PROF". Pippo Franco, di quello straordinario cast di attori prestati alla satira - Oreste Lionello e Leo Gullotta su tutti - era il mattatore, colui che dirigeva il traffico tra canti, balli e imitazioni. «Ci hanno considerato spesso degradanti e culturalmente non evoluti», commenta ricordando la nefasta stagione della Rai dei “professori”, che cancellò il programma nonostante i 14 milioni di spettatori, «mentre noi semplicemente interpretavamo il nostro tempo, come quando Oreste Lionello vestì i panni di Totò Riina il giorno del suo arresto. Ricordo ancora la domanda che gli feci, “ma perché finora non l’avevano ancora catturata?”, ma soprattutto la sua risposta con cadenza sicula “perché non mi cercavano!”».

Oggi i tempi sono cambiati, anche per la satira, che come bersaglio principale ha potenti e politici, gli stessi che Pippo Franco intervistava sul palco del Salone Margherita. «Durante la Prima Repubblica si poteva far satira anche su Socrate», ricorda l’attore, «oggi penserebbero si tratti di un giocatore del Real Madrid. Eppure adesso è più facile fare satira, perché i politici smentiscono quello che hanno detto prima ancora di dirlo!».

«SONO NATO SVOLTATO». Insomma, Pippo Franco tira fuori una sferzata di ironia dopo l’altra, persino quando si affronta il tema della sua ipotetica svolta spirituale: «Non c’è stata nessuna svolta, anche perché io sono nato svoltato», risponde divertito alla domanda di Cisnetto, «mi sono semplicemente allontanato dal palcoscenico, iniziando a frequentare sacerdoti esorcisti, veggenti come Natuzza Evolo, la grande mistica calabrese che, da analfabeta, mi ha insegnato tante cose. Esperienze che ho raccontato in un libro (La morte non esiste. La mia vita oltre i confini della vita) incentrato sulla presenza dello Spirito santo nella mia vita e in quella dell’uomo. Molti mi avranno considerato un visionario, e so di esserlo». Un visionario con la capacità di fare ridere e sorridere.

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