COPERTINA
17 Dicembre Dic 2017 1200 17 dicembre 2017

Fumetti, la fortuna del manga in Italia

Da 30 anni il genere è sbarcato nel nostro Paese. Ora Roma ospita la prima mostra al mondo dedicata alla sua storia. Maestri, opere e stili di quest'arte giapponese.

  • Michele Casella
  • ...

Sono passati circa 30 anni da quando il termine manga ha cominciato a circolare nel lessico quotidiano delle famiglie italiane, 30 anni durante i quali questo sostantivo ha mutato persino il suo significato colloquiale e la sua collocazione editoriale. Alla fine deli Anni 80, infatti, non era raro trovare le opere di autori del Sol Levante nella sezione per adulti delle edicole di fiducia, con l’amico giornalaio che rimaneva confuso dalle avvenenti figure femminili che sovente riempivano le copertine di quegli albi a fumetti.

A ROMA LA CASA DEL MANGA. A quel tempo sarebbe sembrato inverosimile che il Palazzo delle Esposizioni di Roma potesse diventare la “casa del manga”, eppure Mangasia: Wonderlands of Asian Comics (dal 7 ottobre al 21 gennaio) viene presentata come la prima prima mostra al mondo sulla storia del fumetto orientale. Curata da Paul Gravett assieme a un team di oltre 20 esperti, questa impressionante raccolta di opere copre un movimento culturale che non afferisce solo al Giappone ma che coinvolge oltre 15 Paesi dell’Est e si nutre di cinema e televisione, musica e video game, moda e arte contemporanea. Un vero evento per appassionati e non, ma soprattutto un momento di determinante legittimazione per quei lettori che sono cresciuti con i disegni di Go Nagai e Osamu Tezuka.

TANIGUCHI, PONTIERE TRA EST E OVEST. Partita dal piccolo schermo – attraverso i cartoni animati pomeridiani che hanno formato un’intera generazione di spettatori – l’invasione asiatica ha poi conquistato le edicole e le librerie della penisola in primis grazie all’opera di case editrici come Granata Press e Star Comics. Nomi come Masamune Shirow, Hirohiko Araki e Masakazu Katsura sono così diventati familiari a un pubblico di lettori dapprima abituato a circoscrivere il mondo del fumetto all’Europa e agli Stati Uniti. Da allora il ventaglio di offerte editoriali si è enormemente ampliato, portando in Italia una molteplicità di generi narrativi che nel 2017 ha pienamente raccolto l’eredità autoriale dei grandi mangaka del ‘900. A fare da ponte fra Est e Ovest per anni ci ha pensato Jiro Taniguchi, il più occidentale fra i maestri giapponesi, di cui Rizzoli Lizard ha recentemente ristampato Venezia, il volume di illustrazioni tutto dedicato alle calli e alla vitalità della città veneta.

Il soffio del vento tra i pini di Zao Dao.

L’autore di capolavori come In una lontana città e Ai tempi di Bocchan è stato il primo a mostrare in Italia una vocazione al racconto minimale, alle attese e alla contemplazione, alla riflessione sull’uomo all’interno dei suoi spazi vitali. In antitesi all’uomo che cammina di Taniguchi c’è l’immagine-simbolo di Mangasia, la giovane combattente Yaya, eroina classica che si rifà alla tradizione della lotta ai demoni e agli spiriti ma che incarna un modello di forza e determinazione decisamente attuale. L’autrice Zao Dao, poco più che ventenne, è una delle più interessanti esponenti del manhua, il fumetto cinese, e fa dell’uso dell'acquerello una tecnica di straordinario impatto compositivo. A portare in Italia un’opera come Il Soffio del Vento tra i Pini è stata la Oblomov in collaborazione con La Nave di Teseo, la casa editrice che fin dalla sua apertura ha deciso di puntare anche sul fumetto asiatico.

LA MATURITÀ MANGA IN ITALIA. Proprio Igort, boss di Oblomov, è il motore non solo editoriale ma anche narrativo verso l’Oriente, tanto da aver pubblicato un eccezionale diario di viaggio nei due volumi dei Quaderni Giapponesi. Più giovane, ma dotato di altrettanta passione per il Paese del Sol Levante, si è dimostrato Vincenzo Filosa, autore del memorabile Viaggio a Tokyo (Canicola Edizioni) dove racconta la sua tragicomica permanenza nella capitale. Pur essendo un gaijin manga, ovvero un fumetto realizzato da un occidentale ma dal tipico stile asiatico, questo libro di Filosa rappresenta il manifesto della maturità manga in Italia, da cui traspare una nuova consapevolezza del valore culturale del manga tradizionale. Proprio Filosa è infatti curatore della collana gekiga (letteralmente: immagini drammatiche) per la Coconino Press, nella quale trovano spazio le opere della rivoluzione gentile che i maestri degli Anni 60 pubblicavano su storiche riviste come Garo. Si tratta di narrazioni più adulte, realistiche, dove il disincanto prende il posto dell’avventura e la sensibilità umana trova un nuovo spazio di narrazione.

LA SCUOLA GEKIGA. Per anni ignorati dagli editori italiani, oggi gli autori gekiga trovano il riconoscimento che Francia e Stati Uniti gli hanno già tributato, accostandoli a leggende delle short story come Raymond Carver e J. D. Salinger. Primo fra tutti c’è Tatsumi Yoshihiro, fondatore del movimento e titolare di opere come Inferno, Crocevia e Una vita tra i margini, dotato di uno stile che, soprattutto dei racconti più brevi, riesce a essere semplice ma inaspettato. Nelle sue storie c’è tutta la modestia e allo stesso tempo la grandezza d’animo umano, in un incrocio che non tralascia tematiche forti come la sessualità, il rimorso, la cupidigia e il desiderio di riscatto sociale. Accanto a Tatsumi si collocano i fratelli Tadao e Yoshiharu Tsuge, autori altrettanto capaci di raccontare la straordinaria abitudinarietà della vita. Libri come L'uomo senza talento e La mia vita in barca riescono a portare alla mente la prosa di John E. Williams raccontando l’esistenza di gente ai margini, giudicata dalla società del proprio tempo come inutile. Ma è proprio in questo modo che la vita di un venditore di pietre può diventare degna di essere raccontata per oltre 200 tavole, o ancora le elucubrazioni autobiografiche di Tadao Tsuge possono irretire la nostra attenzione con un misto di ironia, comicità e malinconia.

Accanto al lavoro di questi e di altri autori del calibro di Masahiko Matsumoto o Kazuo Kamimura, di recente i lettori italiani hanno fatto la conoscenza del talentuosissimo Taiyo Matsumoto, quest’anno premiato con il Gran Guinigi durante la cinquantesima edizione di Lucca Comics & Games. Dotato di un tratto assolutamente inedito per il mercato nipponico, il fumettista di Tokyo ha conquistato i clamori internazionali con il delicato Sunny, una serie di albi pubblicati in Italia da J-Pop Manga che sviluppano la storia di una casa di accoglienza per ragazzi. Al centro del giardino c’è una vecchia Nissan 1200 di colore giallo, un safe place in cui è vietata la presenza degli adulti e nel quale i piccoli protagonisti raccontano sogni e speranze, timori e delusioni lontani dalle famiglie d’origine. Capace di commuovere ed entusiasmare, il lavoro di Matsumoto spezza quel trait d’union che lega il movimento Ukyoe al manga classico, avvicinandosi ad opere non necessariamente giapponesi ma egualmente di alto profilo.

TRA DIMENSIONI SIMBOLICHE E ONIRICHE. Un perfetto esempio è quello di L’arte di Charlie Chan Hock Chye, l’incredibile volume di Sonny Liew pubblicato da Bao. Il libro è una storia tanto meravigliosa quanto fittizia, che racconta la vita di un mitico disegnatore di fumetti mai esistito, ma alla fine si rivela un espediente ben riuscito per raccontare la storia politica e civile di Singapore. Un titolo curatissimo e splendidamente disegnato, capace di rendere appassionante la storia della Malesia quanto un racconto d’amore e amicizia adolescenziale. È proprio questo il caso di Reverie, il libro di Golo Zhao che trasporta in una Parigi color seppia due ragazzi alle prese con la realtà e la dimensione onirica. Il piglio shojo (destinato al pubblico femminile) si incrocia con i riferimenti a Hopper e Debussy, a 2001 Odissea nello Spazio e alle detective story, per un libro che arriva dalla Cina per mano di un artista già vincitore del Premio Scuole al Festival d'Angoulême nel 2012. Più moderno e sfrontato è Sadbøi, il racconto a fumetti di Berliac che racconta di un orfano straniero nel gelo scandinavo e di un ragazzo che cerca il riscatto attraverso il crimine. Forte di un tratto assolutamente dinamico e alternativo, Sadbøi rappresenta il fumetto asiatico interpretato a Buenos Aires, a testimonianza che le opere di Katsuhiro Otomo, Masamune Shirow e Ryoichi Ikegami arrivano oggi al culmine della notorietà.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso