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23 Dicembre Dic 2017 1700 23 dicembre 2017

Judd Apatow, il ritorno del re della commedia Usa

Il mattatore riappare sul palco dopo 25 anni con un nuovo show di stand up. Ritratto dell'autore che ha raccontato il sapore agrodolce dell'amore e delle relazioni. E che ha sempre diviso sempre il pubblico.

  • Luigi Cruciani
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«Se mi fermano per strada e mi chiedono: “Tu sei Judd Apatow?”, e rispondo di no, mi fanno: “Ah, ok”». Understatement all'inizio, understament alla fine (con la fuga angosciata dal premio alla carriera per Mel Brooks), understatement tra l'inizio e la fine. Dopo 25 anni lontano da un palco, Judd Apatow è tornato on stage a luglio, all'interno del festival Just for Laughs di Montreal, con uno show appena uscito su Netflix. The return è anche l'autoritratto di questo ultimo quarto di secolo, un quadro in cui Apatow si disegna come i simpatici sfigati che ha sempre raccontato al cinema e in tivù: fisicamente («Ho talmente tanti peli sulla schiena che li vedo nell'ombra») e sessualmente modesto, miracolato per il fatto che una come Leslie Mann sia sposata con lui ma convinto che «ogni uomo è un po' brutto e ogni donna è un po' carina» (cosa che quasi ogni sua sceneggiatura ha ripetuto), l'ebreo schlemihl quasi tonto che prova a invitare a pranzo un Paul McCartney nella posa del «col cazzo che ci vengo». Eppure Apatow parla con McCartney, incontra Obama, guida una Porsche e risponde a uno spettatore che solidarizza con lui: «Non essere triste, sono ricco. Sono molto ricco».

IL RE DELLA COMMEDIA. Judd Apatow non è solo ricco. È il re della commedia americana degli anni 2000. Forse è per questo che l'autobiografia romanzata sciorinata in The return ha fatto storcere il naso a qualcuno. E divisivo il regista e sceneggiatore lo è stato sempre, tanto che nel 2013 su Rivista Studio si crearono le opposte fazioni “Per Apatow” e “Contro Apatow”. Nato nel 1967 a New York da una famiglia ebrea, Judd è stato ossessionato dalla comicità e i suoi sacerdoti fin da piccolo, quando insisteva per assistere continuamente agli show di stand up nel comedy club in cui lavorava sua madre. Durante il liceo iniziò a collaborare con la radio della Syosset High School, invitando gente come Jerry Seinfeld e Jay Leno.

Judd Apatow e la moglie Leslie Mann.

Per qualche anno, tra la fine degli 80 e l'inizio dei 90, tentò la carriera di comedian, ma si rese presto conto che il palco non faceva per lui. Il suo vero talento, scoprirà, è la scrittura, ma i primi anni come sceneggiatore non sono dei migliori: nel 1992 crea The Ben Stiller Show, che però viene cancellato dopo una sola stagione; stessa sorte per la leggendaria serie tivù Freaks and Geeks, palestra di talenti sbocciati qualche tempo dopo (James Franco, Seth Rogen, Jason Segel) che vive solo dal 1999 al 2000. Poi, con il cinema scritto e diretto, l'esplosione. 40 anni vergine (2005) è un successo clamoroso, replicato due anni dopo con Molto incinta. Poi, dal 2009 al 2015, seguono Funny People, Questi sono i 40 e Un disastro di ragazza. Intanto, scrive o produce, a volte contemporaneamente, le commedie di maggior successo di questi anni: Dick & Jane per l'amico Jim Carrey, Anchorman, Strafumati, Zohan, Suxbad, Le amiche della sposa. In tutto questo, ha incrociato in qualche modo intere generazioni di comici, anzi le ha guidate.

UN TALENTO PER LA TIVÙ. Nel frattempo, Apatow non trascura la televisione, dove forse si è espresso al meglio delle sue capacità. Opinione condivisa da lui stesso: «Quando giri un film devi metterci attorno un bel nastro dopo solo un’ora e mezza di solito, ma cosa accade a questi personaggi quando una pellicola termina? Cosa fanno? Si lasciano? Restano assieme? La tivù offre un’opportunità eccezionale di seguire delle persone per un periodo più lungo». Sarà per questo che anche le sue commedie al cinema durano sempre più della media, fino ad arrivare ai 146 minuti di Funny People? A Freaks and Geeks seguono le matricole di Undeclared, Girls (terreno dove si è rivelato il talento di Lena Dunham, così come Un disastro di ragazza è stato quello in cui ha imperversato Amy Schumer) e Love. La serie tivù Netflix, che vedrà una terza e conclusiva stagione, segue l'agrodolce storia d'amore tra Gus (Paul Rust) e Mickey (Gillian Jacobs). La relazione losangelina tra un insegnante privato goffo e bruttino e un'autrice radiofonica bella e collezionatrice di dipendenze ricalca i rapporti improbabili e perennemente adolescenziali rappresentati da Apatow.

Judd Apatow.

Love è un racconto a tratti lentissimo e non molto originale. Effettivamente tutto si gioca su una scrittura intelligente, che riempie di carne i personaggi e costruisce una realtà disillusa e complessa. Che poi, al netto di alcune ingenuità e pesantezze, è la grande forza di Apatow. Una complessità che convive con la demenzialità a tratti volgare del suo cinema, sempre presente ma che mai annulla il preciso obiettivo dell'autore newyorchese, il suo amorevole, ossessivo scavare (per superare?) il fallimento umano. Il 40enne a cui gli amici vogliono finalmente far perdere la verginità, i rapporti occasionali che generano pancioni, comedian soli ed egocentrici, coppie in crisi con lo scorrere degli anni (e dove magari la donna è la moglie di Apatow, Leslie Mann...), la giornalista poligama che si approccia alla normalizzazione delle relazioni. Di tutte queste storie si possono dire cose anche molto sprezzanti, tuttavia è difficile contestare la coerenza insistita della poetica di Apatow. Che, appunto, si ama o si odia, ma non lascia indifferenti.

VOLGARITÀ COMPLESSA. Ecco perché Judd Apatow è considerato il nuovo re della commedia americana, capace di resuscitare un genere nel momento in cui aveva dimostrato di arrancare senza speranza di salvezza. Riuscendo, con la sua capacità di scrittura, a infondere nella volgare comedy a stelle e strisce sotterranee vene di complessità, malinconia, verità, analisi disincantata e incantata della coppia e dell'amore. E cosa si potrebbe rispondere quindi a Vulture, che lo ha inserito tra i 100 migliori sceneggiatori di tutti i tempi? Apatow suggerirebbe: «Ah, ok».

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