L43 Tatsunoko Libro Particolare
24 Dicembre Dic 2017 1155 24 dicembre 2017

Tatsunoko, dove i cartoon salvavano il mondo (e facevano ridere)

Un libro celebra i 55 anni del celebre studio d’animazione giapponese. A gennaio ritornano i suoi più celebri personaggi. Il cinema è in agguato: da supereroi come Kyashan al campione di comicità Yattaman.

  • Mario Rumor
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Date la colpa al dio dei manga Osamu Tezuka. Mecenate involontario di decine di giovani speranzosi di entrare nel mondo dei fumetti sulla scia delle sue opere di successo, il fumettista giapponese è stato il principale responsabile della nascita dell’industria animata giapponese. Tra i più ispirati seguaci, tre fratelli arrivati a Tokyo dalla provincia, in grado di creare dal nulla uno studio non soltanto competitivo con lo stesso Tezuka ma anche autentica fucina di personaggi originali, irriverenti e con manie supereroistiche. Tatsuo Yoshida e i più giovani Ippei Kuri e Kenji fondano Tatsunoko nel 1962 quando il boom dei cartoni animati ancora doveva esplodere. La casa editrice milanese J-Pop ha da poco pubblicato un volume illustrato di 216 pagine, Il fantastico mondo Tatsunoko, in cui è rievocata la storia di quella straordinaria avventura attraverso galleria coloratissima dei suoi principali personaggi, molti dei quali approdati sulle reti televisive italiane nel corso dell’invasione dei nippocartoon negli Anni 80. Un’avventura che neppure la morte del suo fondatore avvenuta nel 1977 ha mai interrotto.

UN GIORNO TATSUO DISSE "VADO A TOKYO". Una volta che l’hai visto disegnare non lo scordi più, Tatsuo Yoshida. Il fondatore di Tatsunoko aveva la mano sciolta: abilissimo nel rappresentare qualsiasi tipo di figura umana, sorprendente e moderno nell’ideazione di decine e decine di personaggi per bambini. Iniziò giovanissimo a disegnare copertine e illustrazioni interne per romanzi nella casa dei genitori, a Kyoto, dove viveva. Però è Tokyo il caput mundi per chi sogna di affermarsi nel campo del disegno, e lui non si tirò indietro. Agli inizi degli Anni 70 fece la valigia e partì per la capitale, non prima di aver rassicurato i fratelli più giovani: "Qualora ce la facessi, mi raggiungerete a Tokyo". Un anno più tardi alle parole seguirono i fatti. Tatsuo si era assicurato parecchio lavoro come disegnatore per poter avere accanto a sé la famiglia. Il più intraprendente dei fratelli era il 20enne Ippei, il primo a seguirlo a Tokyo, dotato nel disegno quanto il fratello maggiore.

UN PICCOLO EROE SPAZIALE. Per avviare l’attività, i tre fratelli Yoshida se lo studiarono a dovere il buon Tezuka. Presero nota di ogni dettaglio, a partire dal successo di quel suo robottino di nome Astro Boy che debuttò in televisione nel gennaio 1963 inaugurando una folle corsa “al cartoon” per bambini e formalizzando la nascita dell’animazione su piccolo schermo. Quando i tre crearono Tatsunoko nel 1962 avevano davanti la radiografia completa dell’artista Tezuka e, imitandone le prodezze, decisero di mettersi al lavoro sia nei fumetti che nel cinema d’animazione. Realizzarono il loro primo serial soltanto nel 1965, lo intitolarono Space Ace e pure lì c’era un piccolo eroe che salva il mondo proprio come Astro Boy. Nel 1967 sfornano un cartoon sulle corse automobilistiche, Mach GoGoGo, che è un gran colpo di genio, un successo tale che gli americani della rete Abc se lo comprarono adattandolo con il titolo Speed Racer. In America divenne un cult e nel 2008 i fratelli Lana e Andy Wachowski ci fecero perfino un film con Matthew Fox. Non era la prima volta che il cinema si interessava ai lavori Tatsunoko: Kazuya Kiriya nel 2004 diresse il maestoso Kyashan – La rinascita, seguito nel 2013 dal Gatchaman di Toya Sato. Risposta nipponica ai film con supereroi di Hollywood.

I personaggi di Gatchaman.

Tatsunoko ha due significati, “il bambino Tatsu” oppure “il bambino drago”, e un solo logo: un grande ippocampo che domina una delle pareti dell’edificio in cui era domiciliato a Tokyo lo studio dei fratelli Yoshida. I loro serial animati diventarono presto una solida realtà nel settore affermando uno stile che non attinge dai fumetti come facevano i rivali. Sfornavano personaggi originali e si cimentavano con tutti i generi a disposizione: commedia, fantasy, storie con animali antropomorfi, eroi crepuscolari. Non sempre il cammino fu facile: per la storia di vendetta intitolata Judo Boy (recentemente pubblicata a fumetti sempre dai tipi di J-Pop), prima pubblicarono il fumetto sul periodico Shonen Sunday nella speranza di attirare l’attenzione dei lettori più giovani, poi trovarono uno sponsor disposto a finanziarli. Mentre il maggiore Tatsuo continuò a creare serie e personaggi, il fratello Ippei Kuri tentava di capire cosa fare della sua vita all’interno della società senza ancora sapere che un giorno ne avrebbe preso le redini. Dopo aver disegnato per qualche tempo soltanto fumetti, ispirato da Tezuka, passò in pianta stabile nell’animazione in veste di animatore e character designer.

LUTTO NEL MONDO DELL’ANIMAZIONE. Proprio sul più bello, nel periodo di massimo splendore di Tatsunoko, quando dallo studio uscivano serie indimenticabili come Temple e Tam-Tam, La battaglia dei pianeti, Kyashan il ragazzo androide, Hurricane Polymar e Tekkaman, nel 1977, Tatsuo Yoshida morì per un cancro ai polmoni. Il fratello Ippei assunse la direzione della società, ma a tutti (gente dell’ambiente e spettatori compresi) fu chiaro che si era conclusa un’epoca gloriosa e irripetibile. Yoshida era un genio del disegno dal respiro “democratico”: in vita era solito riunire i fratelli e i principali sceneggiatori dello studio e con loro, per alzata di mano, decideva ogni nuovo progetto da realizzare. Mentre oggi a dettare le regole sono gli sponsor e le reti televisive. Più che uno studio, la Tatsunoko dei tempi andati è sembrata quasi una comunità: i locali dove lavorare furono finanziati con i soldi di tutti e gli artisti erano liberi di intervenire nel processo creativo di un cartoon. Lì sono cresciuti professionalmente artisti internazionali come l’illustratore Yoshitaka Amano e, soprattutto, un giovane irrequieto di nome Mamoru Oshii, futuro regista di Ghost in the shell. Tra le celebrità, perfino un italiano: Roberto Ferrari, strepitoso disegnatore che sembra avere nel sangue il dna grafico dei personaggi Tatsunoko.

LA RISATA È L’ARMA PIU’ FORTE. Tra i pilastri di Tatsunoko c’è anche lui, Hiroshi Sasagawa. Classe 1936, fumettista in gioventù, animatore alla Toei Doga nei primi Anni 60, diventò amico fidato di Tatsuo con il quale condivise mille passioni. Sasagawa èera un po’ la vis comica dello studio, grazie a una serie di commedie strampalate in salsa avventurosa nota come Time Bokan Series incentrata sui viaggi nel tempo. Dal 1975 al 1983 ne furono prodotte sette, la più famosa delle quali è Yattaman (1977), diventata film dal vivo diretto dal regista Takashi Miike nel 2009, e da novembre disponibile addirittura in doppio cofanetto blu-ray grazie a Koch Media/Yamato Video. Di quel periodo, Sasagawa ricorda l’euforia della creazione in ambiente libero e indipendente. Quasi selvaggio. Oggi Tatsunoko non appartiene più ai fratelli Yoshida, ma alla società di giocattoli Takara-Tomy. La creatività dei loro serial animati in caduta libera negli Anni 90 sembra aver ripreso il volo soltanto di recente. Sempre grazie ai rifacimenti animati di vecchi cult. E sul trono siede ancora lui, Yattaman, tornato nel 2008 in una nuova serie che ha ottenuto in patria ascolti record.

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