CARTOON
26 Dicembre Dic 2017 1155 26 dicembre 2017

Razzismo nei cartoni, dai Simpson a Disney

Da Apu, il commerciante indiano della serie di Matt Groening, fino al lupo dei Tre Porcellini e il centauro di Fantasia: quando i cartoon discriminano popolazioni e minoranze.

  • ...

Irriverenza o razzismo? Stereotipo o macchietta? Cartoni animati e fumetti sintetizzano ed estremizzano qualità e difetti degli umani con l'obiettivo di risultare divertenti e riconoscibili a tutti. Si pensi per esempio all'avido Paperon De Paperoni che rappresenta in modo farsesco il classico lupo di Wall Street oppure a Yosemite Sam, il folle pistolero dei Looney Tunes che, da buon cow-boy, prima di parlare spara. Finché i personaggi prendono di mira stereotipi generali va tutto bene, ma quando scherzano sulle caratteristiche di un popolo, l'accusa di razzismo è dietro l'angolo. È quanto sta avvenendo, negli States, ai Simpson. Ma non è la prima volta che un cartoon deve vedersela con simili accuse.

Paperon De Paperoni.

Il problema dei Simpson con Apu

Si chiama The problem with Apu ed è il documentario trasmesso nei giorni scorsi negli Usa che rischia di costare parecchio alla serie televisiva ideata da Matt Groening. Lo ha girato Hari Kondabolu, comico di origini indiane, sempre molto serio quando si tratta di difendere i diritti delle minoranze. Kondabolu è avvocato, ha un passato da attivista e ha fatto parte dello staff di Hillary Clinton. La sua tesi è semplice: il personaggio di Apu Nahasapeemapetilon che, nel cartoon, è costretto a lavorare 24 ore al giorno in un supermercato nonostante il dottorato in informatica, ha rischiato di perdere il permesso di soggiorno, ha dovuto sposare la donna che gli è stata imposta dalla famiglia ed è padre di 8 gemelli, è un insieme di luoghi comuni razzisti.

SI RIDE DI LUI NON CON LUI. Nel mirino i tentativi, vani e ridicoli, del commerciante di integrarsi nella società americana, per esempio chiamando i propri figli: Lincoln, Freedom, Condoleezza, Coke, Pepsi, Manifest Destiny, Superman e Apple Pie. Secondo Kondabolu e le star del cinema interpellate nel documentario (Kal Penn, Aziz Ansari e Sakina Jaffrey), lo spettatore non ride con Apu, ma di Apu. A indispettirli maggiormente il fatto che il doppiatore sia uno statunitense che scimmiotta la parlata inglese degli immigrati indiani.

PERSONAGGIO A RISCHIO. Da parte sua, Hank Azaria, voce di Apu, ma anche del barista Boe Szylak, del commissario Winchester, di Carl Carlsson e dell'Uomo Fumetto, non ha voluto prendere parte al documentario per paura che le sue dichiarazioni «fossero strumentalizzate». In seguito al clamore suscitato dalle accuse di Kondabolu, ha rilasciato una intervista nella quale ha ammesso di essere arrabbiato per «il fatto che Apu sia stato offensivo o abbia ferito qualcuno» e che quanto sta emergendo «è parecchia roba da digerire, su cui la produzione dovrà certamente riflettere». Tant'è che il sito Tmz ha ventilato persino la possibilità che il personaggio possa essere eliminato dalle serie future.

Fat Tony, altro personaggio dei Simpson.

La produzione dovrà ponderare bene le sue prossime mosse, perché una eventuale rimozione di Apu Nahasapeemapetilon rischierebbe di trasformarsi in un precedente pericoloso. La cittadina di Springfield nella quale, da 30 anni, vivono i gialli di Matt Groening pullula di figure simili, come Luigi Risotto, il cuoco titolare del ristorantino italiano Luigi's, sempre molto ossequioso con i clienti, dalla parlata incomprensibile quando si rivolge agli sguatteri in cucina e dalla dubbia integrità morale.

LO STEREOTIPO ITALIANI-MAFIA. Non ci sono invece dubbi sulla condotta di Fat Tony, in italiano Tony Ciccione, il gangster italoamericano modellato sulle fattezze dell'attore Paul Sorvino, che taglieggia e terrorizza l'intera città. Poi c'è il bidello scozzese Willy, ottuso e testardo, a volte persino ferino, vive come un animale ed è attaccabrighe con chiunque. Cancellare Apu da I Simpson significherebbe dovere fare a meno anche di tutte queste figure iconiche che hanno reso il cartone animato un fenomeno in grado di superare tre decadi. Del resto, lo stesso Homer, l'indiscusso protagonista dello show, incarna tutti gli stereotipi attribuibili all'americano medio: è indolente, un po' tonto, ignorante e pieno di vizi.

Il razzismo di zio Walt Disney

Le sequenze dei Tre porcellini e di Fantasia nel mirino.

La casa editrice Walt Disney, emblema del buonismo spinto e del puritanesimo americano, è stata spesso accusata di aver rappresentato in modo oltraggioso alcune comunità che compongono la società statunitense. Nel cartone premio Oscar Fantasia, per esempio, finì sotto accusa la sequenza nella quale un centauro di colore, dai marcati tratti africani, si prostra ai piedi di un'altra creatura mitologica, di pelle chiara e dai lineamenti delicati, per pulirle gli zoccoli. E poco importa se l'opera è del 1940 e all'epoca fosse normale imbattersi in lustrascarpe di origini africane nelle strade delle città americane.

LE POLEMICHE PER ALADDIN. Anche i gatti siamesi nel film Lilli e il Vagabondo vennero accusati di incarnare i peggiori stereotipi della comunità cinese negli Usa. Il poetico Aladdin sollevò invece l'intera comunità araba. Probabilmente se il film fosse uscito dopo l'11 settembre e dopo la nascita del sedicente Stato islamico gli sceneggiatori sarebbero stati più cauti ma, nel 1992, alla Disney sembrò normale dare il proprio ok a una canzone con queste strofe: «Where they cut off your ear/ if they don’t like your face, it’s barbaric, but hey, it’s home» (dove ti tagliano l'orecchio / se a loro non piace la tua faccia, è barbaro, ma hey, è casa). L'American-Arab Anti-Discrimination Committee non la prese benissimo e innescò una polemica che creò parecchio imbarazzo alla casa di Mickey Mouse.

IL LUPO EBREO-ORTODOSSO DEI TRE PORCELLINI. Nel 2001 suscitò indignazione la decisione di ripristinare, nella versione restaurata, una scena tagliata da I tre porcellini (1933) dove il lupo si traveste da ebreo ortodosso con occhialoni, folta barba e naso adunco. Alla propensione, molto americana, di ritenere che nei film si annidino particolari razzisti, l'attore e regista di origini ebraiche Woody Allen dedicò persino una battuta all'interno di Scoop (2006): «Si sa come sono quelle persone: basta un minimo accenno di antisemitismo e scrivono lettere». Anche quella, ovviamente, fu accusata di razzismo.

I cattivissimi di South Park

Kenny di South Park.

Persino il topolino più veloce del mondo, quello Speedy Gonzales che urla sempre «Arriba, arriba!» e «Andale, andale!» prima di sparire in una nuvola di fumo, qualche anno fa dovette soccombere di fronte a tesi analoghe, che lo costrinsero persino al prepensionamento. A sollevare il biasimo della comunità ispanica non il protagonista, ma alcuni comprimari: roditori dal volto coperto da un ingombrante sombrero puntualmente ritratti nel pieno della siesta. Nel 1999 Cartoon Network decise di eliminare il cartone dai palinsesti. Successivamente, però, fu proprio l'associazione messicana più importante, la League of United Latin American Citizens, a richiederne il ripristino sostenendo che il roditore era portatore di sani principi.

REGNO DEL POLITICAMENTE SCORRETTO. Il cartone più politicamente scorretto di tutti è senz'altro South Park. Dato che tratta abitualmente temi forti come la pedofilia nella scuola e la morte di bambini (non c'è puntata in cui il povero Kenny non tiri le cuoia), i produttori nel 2010 decisero di provare a scherzare su un tema incandescente: l'Islam. Nella 200esima puntata apparve il profeta Maometto travestito da orso. Alle proteste si aggiunse una intimidazione pubblicata su RevolutionMuslim.com: «Quel che stanno facendo è stupido e probabilmente finiranno come Theo Van Gogh» in riferimento al regista olandese ucciso nel 2004 da un militante islamico per il film in cui sosteneva che l'Islam tollerasse la violenza sulle donne. Rapida la retromarcia: nella puntata successiva dal costume uscì Babbo Natale. South Park ha deriso spesso le religioni, ritraendo Gesù intento a guardare film pornografici e dipingendo Budda come un cocainomane ma, quella volta, preferì autocensurarsi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso