Capodanno Rai Amadeus
Blues
2 Gennaio Gen 2018 1933 02 gennaio 2018

Capodanno Rai, una punizione che non ci siamo meritati

Sempre uguale a se stesso. Mai un guizzo, una sorpresa, qualche motivo di interesse. Bisognerebbe avere più rispetto per noi sconfitti dalla vita che abbiamo visto lo spettacolo di Amadeus, Patty Pravo & co.

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Nel 2016, l'anno della bestemmia in sovraimpressione, RaiUno era uscita di sincrono di un minuto col conto alla rovescia e in molti avevamo esultato perché il gesto, più che situazionista, era fantozziano, tipo Maestro Canello che anticipava alle 10 e mezza; quest'anno hanno clamorosamente sforato di un secolo: «Buon anno 1918!», trilla Patty Pravo nello sconcerto di piazza. Vittorio Veneto, beffa di Buccari e lifting, sul quale, come noto, il tempo scivola, disinvolto.

MARTELLATA IN NUCA. Passato il Silicone, altre diapositive da brivido: Romina col Ballo del qua qua stile Despacido, Albano col Va', Pensiero subito dopo Mattarella, che è da martellata risorgimentale in nuca. E poi il solito quartetto di fantasmini in apertura con l'implacabile L'anno che verrà, straziata malissimo, e Amadeus che si sdilinquisce ogni due per tre per “Maaarateaaa, maaa che spettaaaacolo” (maaaa quaaaanto l'avraaaan pagaaaato, il nasone?).

TEMPO CHE NON PASSA. «Pensate», gongola il conduttore aerodinamico, «la piazza è strapiena già da ieri pomeriggio», e s'inoltrano inquietanti proiezioni koreane, iraniane, ma il ruggito dei disgraziati è grande, ruggito di orgoglio, di piacere e allora tutto passa, ha ragione Amadeus, ha ragione la Rai e questo maledetto tempo che non passa, che non li cambia gli italiani che non ce la fanno a cambiare loro stessi.

Sì, evidentemente ha ragione la Rai. Ma quello che forse davvero non avremmo mai voluto vedere è il medley di Cristiano Malgoglio da Ramacca, uno che un anno fa era ancora esiliato nell'oblio e poi, rilanciato dal programma forse più trash della storia, il Grande Fratello Vip su Mediaset, tracima, è dappertutto, sempre con quella installazione alla Dan Flavin in testa. No, il medley no. Bisognerebbe avere più rispetto per gli sconfitti dalla vita, come noi, che la sera dell'ultimo, senza futuro e senza agenda, indugiamo sulla rete ammiraglia del sempre più sedicente servizio pubblico, già intontiti di spumantino del supermercato.

PURE IL TALENTINO SKY. Il cantore di Sbucciami e Caro Berlusconi non era l'unico importato in Rai; hanno subito arruolato anche il sorprendente vincitore di X Factor, Sky, Lorenzo Licitra, sempre meno tenor di grazia, sempre più vippettino poppettino: ha già imparato quelle mossette da televendite, la manina agitata, l'occhietto strizzato alla telecamera, è sorprendente come si possa traviare un giovanotto in così poco tempo; e ha fatto, naturalmente, il karaoke, le cover che proponeva al talent, da Elton John a Freddie Mercury. Sempre roba freschissima qui al Capodanno Rai. Non mancava qualche vispa fanciulletta della quale, probabilmente, apprenderemo che ha subito molestie, ma non prima del 2043: e ci sarà ancora Patty Pravo a fare gli auguri, «Buon anno 1943». Sotto le bombe.

INTRATTENIMENTO INDEGNO. E questi sono gli ingredienti per finire un anno e cominciarne un altro senza soluzione di continuità, vale a dire in modo inesorabile. Come un anno fa, come 10, 15, 20 anni fa perché, e anche questo l'abbiamo scritto in troppi e troppe volte, la Rai ha definitivamente rinunciato a fare intrattenimento in modo degno, specie nelle feste solenni, e quando una cosa viene ripetuta troppe volte, significa che è inutile ripeterla.

Cristiano Malgioglio durante la Festa per il Capodanno Rai.

Sarebbe da chiedersi cosa sarà che porta la Rai ogni San Silvestro in Basilicata, o Lucania, come vi pare; cosa sarà a guidare il palinsesto ubriaco, a dare la morte per uno show derelitto o un augurio sbagliato. Cosa sarà a riesumare Francesco Paolantoni dilatato, imbiancato, che davvero induce una sensazione centenaria e fa venir voglia di velare tutti gli specchi di casa, specie quando scocca un anno.

SEMPRE I SOLITI SCONOSCIUTI. Cosa sarà 'sta mania dei capodanni in piazza con l'orchestra stupidamente imbacuccata, anche le signore concertiste in scuffiotti da Babbo Natale tra il feticista e il patetico. Cosa sarà, anzi chi sarà, il manager, l'agente capace di infilare i suoi quattro stalentati sconosciuti anche stavolta.

Albano e Romina, ancora, e ancora, e ancora, a cantare Felicità mentre cominci a stappare, è una punizione che non merita la povera gente che ha tirato la carretta un anno intero

Cosa sarà questa ostinazione paternalistica nel luogo comune il più becero, il più rassicurante, questo rifilare ai milioni, tanti o pochi, che guardano sempre la stessa sbobba riciclata, congelata come le prelibatezze nel frigo di Cannavacciuolo, questa totale apatia, questo arrendersi che ormai sembra irreversibile alla piattezza della vita e della morte – perché si muore pure a Capodanno, inghiottiti in spirali di niente, di noia liofilizzata. Oh, non un guizzo, una sorpresa, un momento curioso, un motivo di interesse: uno guarda il Capodanno di RaiUno e sa sempre, esattamente, disperatamente, cosa succederà fra un istante.

AVEVA RAGIONE PATTY PRAVO. Albano e Romina, ancora, e ancora, e ancora, a cantare Felicità mentre cominci a stappare, è una punizione che non merita, e lasciateci un po' essere populisti, non merita la povera gente che ha tirato la carretta un anno intero fra incidenti e accidenti, anticipi di tasse e ritardi delle attese, è un eterno ritorno che fa sentire già condannati, già tutti finiti, già superati da sé stessi, dal tempo che non aspetta nessuno. Per la Rai, L'anno che verrà è uguale a quello che è andato via, in saecula saeculorum. Ite, missa est decrepita. Forse non ha sbagliato, dopotutto, Patty Pravo a fare gli auguri di un secolo fa.

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