Godzilla 1998
6 Gennaio Gen 2018 1500 06 gennaio 2018

Godzilla, i nuovi film e la genesi di un mostro senza tempo

In Giappone la pellicola di Hideaki Anno ha sbancato al botteghino. Hollywood ha già pronto il suo sequel. E Netflix ha addirittura prodotto una animazione in Cgi. Breve storia di un classico.

  • Mario Rumor
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In una maniera o nell’altra, il cinema è di nuovo all’inseguimento di Godzilla. Da emblema del Giappone del Dopoguerra, il lucertolone atomico è tornato a dettare legge dopo la dipartita ufficiale nel 1995 con il film Godzilla vs Destroyer, per poi ripartire dalle origini con Gojira 2000 Millennium. Mentre Hollywood si immischia negli affari del kaiju eiga, cioè i film di mostri giganteschi, rispolverando la frastagliata silhouette di Godzilla o giocando di sponda come visto in Cloverfield (2008) o Monsters (2010), c’è chi ancora tenta di fornire personale interpretazione di quel emblema. Per esempio, Shin Godzilla (2016) di Hideaki Anno vanta uno degli esemplari più alti mai visti sullo schermo, ben 118 metri. Il mostro c’è, è letale, distrugge ma è il contorno umano di politici, burocrati e militari a sgomitare per farsi notare nella trama. Con un sottofondo attuale: il pacifismo del Giappone è ormai obsoleto. Soprattutto con la vicina minaccia nordcoreana e il timore di un conflitto nucleare. Uno specchio dei tempi, come il Godzilla originale del 1954 che polemizzava contro la guerra e la proliferazione degli armamenti atomici.

UN MANIFESTO CONTRO IL NUCLEARE. Sebbene il suo più diretto ispiratore, King Kong, sia arrivato prima al cinema nel 1933, Godzilla con quasi una trentina di pellicole ha presenziato sullo schermo con una tenacia tale da diventare il re del kaiju eiga dando vita inoltre a una progenie di fratelli e sorelle bestiali, da Gamera e Rodan a King Ghidora. Personaggi altrettanto fortunati al botteghino e diventati parte della cultura pop. In Giappone, la messe di gadget e libri illustrati su Godzilla è incalcolabile. Nel 1997 provarono perfino a fargli il funerale, a Tokyo alla presenza di 10 mila fan. Ma lui torna sempre. Difficile decifrarne l’indole: eroe o nemico mortale? Qualche indizio: nel corso del tempo il muso eufemisticamente accigliato della bestia non è mai rimasto uguale, riflettendone la personalità. In King Kong contro Godzilla (1963) ha faccia da rettile, in Mothra contro Godzilla somiglia a un cane. A distanza di anni dall’esordio, una cosa s’è capita: ogni pellicola della serie Godzilla è un manifesto contro il nucleare. I mostri che si danno il cambio sullo schermo testimoniano il pericolo della distruzione dell’ambiente a causa della follia umana.

Il Godzilla del '54.

Il nome del mostro arriva da una combinazione delle parole giapponesi gorira (gorilla) e kujira (balena) e fu proposto da un impiegato dell’ufficio stampa della Toho. L’idea del film si deve invece al produttore Tomoyuki Tanaka, ispirato dagli esperimenti con la bomba H condotti dagli americani sull’atollo di Bikini. Toho fece le cose in grande: Inoshiro Honda alla regia, Eiji Tsuburaya e la sua società agli effetti speciali. Con un budget stellare per l’epoca di 60 milioni di yen, si assicurarono la presenza dell’attore Takeshi Shimura, più noto per i film di Akira Kurosawa, da Rashomon (1950) a I sette samurai che uscì quello stesso anno. Nelle intenzioni di Honda non c’era desiderio di criticare le questioni politiche e sociali dell’epoca. Egli trovava tuttavia intollerabile l’idea di creare e usare indiscriminatamente armi tanto letali. E le fiamme distruttive di Godzilla ricordavano ai meno giovani gli incendi causati dai raid aerei americani durante la guerra.

ARRIVA RAYMOND BURR. Il successo di Godzilla in Giappone non passò inosservato. Due anni dopo l’uscita in sala, Columbia Pictures si assicurò i diritti della pellicola realizzando una versione per l’America dal titolo Godzilla – King of the Monsters. Vennero tagliati 20 minuti di film e rimpiazzati da nuovo materiale diretto da Terry Moore con la star della televisione Raymond Burr (Perry Mason) nei panni di un giornalista americano a Tokyo. Nel frattempo, dall’altra parte dell’oceano, un nuovo film della serie era già pronto. Si tratta di Gojira no Gyakushu (nella versione americana Gigantis – The Fire Monster, 1959) in cui si assiste a scontro epico tra Godzilla e un mostro modellato sull’anchilosauro. A questo punto le cose cambiarono: se il primo Godzilla era destinato agli spettatori adulti, il secondo capitolo conquistò a sorpresa l’attenzione dei bambini.

IL SUCCESSO DEL 1963. Dodici milioni di biglietti furono staccati nel 1963 per il film King Kong contro Godzilla, uno dei più notevoli successi cinematografici della serie, nato grazie al produttore Joe Beck. È la battaglia tanto attesa tra due colossi mostruosi. La pellicola a colori diretta da Honda questa volta non ha nulla di sovversivo o polemico. Toho in realtà aveva iniziato a sfornare pellicole con Godzilla a getto continuo perdendo sempre più spettatori. Gli effetti speciali degli Anni 70, Hollywood e i suoi personali mostri (vedi alla voce Lo squalo) iniziarono a mettere in crisi il lucertolone. Il quale riapparve soltanto nel 1985 in occasione del trentennale e a 10 anni da MekaGojira no Gyakushu. Il Godzilla del 1985 è potente come non mai, torna alle origini smarcandosi dalle pacchianerie. Il film volò negli incassi e a fine stagione rastrellò ben 1,7 miliardi di yen. Dentro il costume del mostro c’è l’attore e maestro di judo Kenpachiro Satsuma. Quella di avere un attore dentro il pesante costume di Godzilla è una tradizione a cui Toho non ha mai rinunciato. Nelle prime versioni il costume sfiorava addirittura i cento chili di peso.

Il Godzilla di Netflix.

Nel 1992 Tristar Pictures acquistò i diritti da Toho per farne una sua versione. Affidò a Jan De Bont il progetto con budget iniziale di 50 milioni di dollari. Il regista lasciò quando lo studio non cedette sul budget per gli effetti speciali; Toho si era in realtà allarmata dalla visione del mostro proposta da De Bont. Lo sostituì allora Roland Emmerich, il quale prese una nuova direzione cercando di mantenere intatto lo spirito originale del film. A ideare il mostro fu l’illustratore Patrick Tatopoulos, entrato in crisi nelle prime fasi di lavorazione non sapendo come raffigurare il nuovo Godzilla. Costato alla fine il doppio, tra stuntman e motion capture, il Godzilla di Emmerich fu bocciato da pubblico e critica. È andata meglio alla versione più recente di Gareth Edwards, il cui seguito arriverà in sala nel 2019.

L'ULTIMO GODZILLA. Infine, il film animato di Polygon Pictures prossimamente distribuito da Netflix. Ambientato in un futuro molto lontano, Godzilla: Monster Planet (2017) è la resa dei conti tra il mostro e l’umanità. Che alla fine è costretta a lasciare la Terra in cerca di un nuovo pianeta dove stabilirsi. In realtà le astronavi con gli umani fanno accidentalmente ritorno sulla Terra del futuro, fra 20 mila anni resa irriconoscibile dall’orda di mostri dominata da Godzilla. Rispetto ai precedenti film, Monster Planet è parecchio promettente. Progettato come trilogia, vira decisamente verso la fantascienza dimenticando il repertorio “politico” del Godzilla originale e, soprattutto, incoraggiando la vendetta. Chi uscirà vittorioso, l’umanità o l’accigliato mostro?

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